MECCANISMI E UOMINI DA RIVEDERE, MA IL NAPOLI-DUE PUO’ DIRE LA SUA IN EUROPA
Sono tanti gli interrogativi e le incognite che avevano accompagnato la vigilia del debutto del Napoli nell’Europa League. Ci si chiedeva se vi fossero stati intesa e affiatamento tra elementi così poco abituati a giocare insieme. Se Donadel fosse finalmente guarito. Se El Kaddouri, Gamberini e Mesto stessero bene e fossero già calati nella giusta mentalità che occorre per giocare in una piazza come quella partenopea. Se Rosati, al debutto europeo, non facesse papere. Soprattutto, se Vargas riuscisse finalmente a sbloccarsi. Insomma, se il cosiddetto Napoli-bis versione continentale, modificato da Mazzarri da cima a fondo, riuscisse a tenere botta a un AIK Solna già in rodaggio da diversi mesi e trascinato dall’entusiasmo per il momento positivo che sta vivendo nel suo campionato (è secondo a due punti dalla capolista Elfsborg).
Tutto sommato, alla fine è andata bene, anzi decisamente meglio di quanto ci si attendeva. Tuttavia, le quattro polpettine rifilate ai generosi scandinavi non devono distrarci e impedirci di rispondere alle domande appena formulate. Rispondere, appunto, a esse significa al tempo stesso fornire un giudizio complessivo sulla prima uscita del Napoli-bis. Un giudizio che, all’occorrenza, può permetterci in prospettiva di capire quale evoluzione avrà il cammino degli azzurri in Europa League. Un giudizio che può essere espresso specie alla luce di quanto accaduto nella prima frazione di gioco. C’è stato affiatamento tra i giocatori? Forse non del tutto, ma la voglia di fare bene e di non prendere sottogamba l’impegno della ‘Coppetta’ (Don Aurelio cit.) era evidente. A tratti i partenopei si sono cercati, aiutati in qualche modo l’un l’altro, in particolar modo quando in alcuni casi i ragazzi di Andreas Alm hanno creato qualche azione pericolosa. A tratti, però. Perché – e qui rispondiamo alle altre domande – Donadel, dopo un inizio del tipo “eccomi, ci sono, sono uscito dal tunnel”, si è lentamente eclissato dalla costruzione del gioco, vagando nel deserto e rivelandosi lentissimo anche in fase difensiva. Lentissimo, come pure l’attesissimo El Kaddouri, non pervenuto col passare dei minuti. Logico, dunque, che, con il solo Behrami a fare gli straordinari, la nostra linea mediana si trovava col baricentro basso, indolente nel rientrare in fase di non-possesso, e presa d’infilata da Mutumba o dalle incursioni di Johansson e Borges. Meno male, però, che Rosati era in buona forma. Meno male che Gamberini e Fernandez chiudevano bene, soprattutto l’argentino, con Mesto che sulla fascia destra qualche sortita la produceva. E meno male, ringraziando il Signore, che finalmente Vargas ha segnato. E non una, ma tre volte! Freddo, cinico, da perfetto cecchino d’area di rigore nelle occasioni in cui si è ritrovato solo dinanzi a Turina. E ora tornerà l’interrogativo tormentato: ma il cileno la prima punta la può fare o no? Dire sì e rinnegare le teorie sostenute fino a poco tempo fa circa il suo utilizzo è operazione precipitosa. Stasera Edu doveva vedersela con una difesa che, andando avanti la partita, ha palesato i suoi limiti evidenti, cedendo alla distanza e concedendo gloria persino a Dzemaili, che al posto dello spento Donadel ha fatto legno è dato dinamismo a centrocampo insieme al suo connazionale Behrami. Un altro cambio azzeccato da Mazzarri, dunque. Come azzeccato lo era stato quello di Hamsik, ancora una volta assistman, stavolta per Vargas. Però, cavolo Marek! Quell’espulsione, per un’inutile fallo di reazione su Johansson, potevi anche risparmiartela. Perché ti sei comportato così? Non ce n’era bisogno. La tua assenza, quasi sicura, sia in Olanda che in Ucraina, rischia di diventare un fardello non da poco per i tuoi compagni, soprattutto se a sostituirti ci sarà l’indecifrabile (per ora) El Kaddouri. E Insigne e Dossena? Beh, il ragazzino ha brillato meno rispetto alle uscite precedenti. Qualche errore di troppo nei passaggi, eppure le idee nel dettare il gioco alla squadra non mancano. Quanto all’ex Liverpool, è stato abbastanza intraprendente, tuttavia quei traversoni sbagliati la dicono lunga sul fatto che deve ritrovare la condizione migliore.
Che prospettive, quindi, in questa fase a gironi per gli azzurri? Siamo agli inizi, ma in classifica fin dalla prima partita c’è stata una prima scrematura, visto che il supertitolato PSV Eindhoven è caduto a Dnipropetrosvk, a dimostrazione del fatto che nel calcio d’oggi il blasone non sempre paga. Attenzione agli ucraini: giocare nel loro clima, insopportabile per gli avversari ma abituale per loro, non sarà affatto facile. In più, oltre a essere ben messi come parco giocatori, hanno in panchina quel Juande Ramos che qualche anno fa ha fatto grande il Siviglia. Gli olandesi, pur guidati da un signor tecnico come Advocaat e composti da un bel collettivo, forse non sembrano così temibili, ma nella bolgia del Philips Stadion, il prossimo 4 Ottobre, non sarà una passeggiata per il Napoli. Quanto al Solna, stasera si è mostrato molto volenteroso, ma dopo il secondo goal ha mollato la presa, mostrando un tasso tecnico che potrebbe farne di esso, forse, la Cenerentola del raggruppamento, anche se affrontarlo in casa propria comporterà maggior attenzione. Detto ciò, il Napoli-bis può tranquillamente puntare alla qualificazione. Ma gli ingranaggi di questo Napoli-bis hanno bisogno di essere oliati, l’intesa tra i reparti e gli uomini riveduta. Così come riveduta dev’essere anche la condizione fisica di elementi che a Fuorigrotta hanno steccato. C’è tempo per apportare correzioni in corsa. E c’è tempo anche per Mazzarri di tornare indietro con la mente e capire che l’esperienza con il Chievo sarà pur servita a qualcosa
