LA STAGIONE DELL’ INVOLUZIONE
Il giorno dopo di Napoli-Juventus è ancora più difficile commentare quella che a tutti gli effetti, per come si era messo il match, è stata una vera e propria disfatta per gli uomini di Mazzarri ed una pillola difficile da mandare già per tutti i tifosi azzurri che tanto tengono per quella che ancora oggi rappresenta la madre di tutte le sfide.Ed il rammarico è doppio anche perché quello che doveva essere il riscatto in campionato è diventata l’ennesima tappa di una via crucis da cui non si intravede la via della resurrezione, per usare un paragone blasfemo ma efficace.Ormai il Napoli è un mese esatto che non raccoglie i tre punti in campionato ed è in discesa libera in classifica, in quella che doveva essere la stagione delle conferme ed invece sta diventando la stagione degli interrogativi sul conto di una squadra che probabilmente è stata sopravvalutata nei suoi valori tecnici e che probabilmente nella passata stagione ha raccolto, vuoi per fortuna vuoi per l’entusiasmo tipicamente giovanile dei propri componenti, più di quanto effettivamente meritasse.Continuando con questa media il Napoli non riuscirebbe molto probabilmente a qualificarsi nemmeno per l’Europa League nella prossima stagione visto che viaggia ad una media di meno di 1, 5 punti a partita che la proietterebbero a chiudere il campionato appena al di sopra del cinquanta punti, media non sufficiente ad entrare nell’Europa che conta.E’ un Napoli che nel bene e nel male lancia dei segnali.Nella giornata nella ritrovata vena realizzativa di Pandev e dello spumeggiante gioco espresso dall’attacco, sono la difesa ed il centrocampo a versare nel caos più totale, con amnesie non degne di una squadra che si appresta a centrare l’obiettivo storico dell’accesso agli ottavi di Champions League.La stessa Europa che, in spregio agli obiettivi societari, il prossimo anno potrebbe essere una chimera con tutti i conseguenti risvolti sotto il profilo del potere contrattuale della società che potrebbe subire, senza poter nulla eccepire, la fuga dei giocatori più rappresentativi dal proprio organico, attratti dalle sirene di squadre più blasonate e vincenti, alla faccia della crescita costante e graduale.E già, perché a dispetto degli intenti innovativi del patron De Laurentiis, quello che conta nel calcio business è ancora la vittoria, il gusto di primeggiare e non di partecipare tanto per esserci.Doveva essere l’anno della ribalta ma la stagione in corso si sta trasformando nel campionato dell’involuzione. Dalla qualificazione Champions ad un campionato anonimo e privo di interesse perché così ha deciso (stoltamente?!?)la società.E allora tiriamo a campare, opponendo scuse come il turn-over, la stanchezza, gli impegni troppo ravvicinati, problemi che tutte le grandi squadre hanno e che invece per il Napoli, che grande vuole diventare, stanno diventando un grave handicap.Forse che nella prossima stagione si decida di rinunciare alle coppe europee per puntare allo scudetto? Se fosse così i tifosi ci metterebbero la firma.Staremo a vedere anche perché non ci è chiaro quando per il Napoli arriverà il momento di vincere qualcosa.A questo punto anche la partita con il Lecce diventa un’ultima spiaggia, perché si gioca a ridosso della delicatissima sfida del dentro o fuori del Madrigal sia perché ormai il Napoli è vittima della c.d. “sindrome dell’ansia da prestazione”, quella che mette paura e debolezza nelle gambe.Il pallone adesso scotta, e solo Mazzarri può infondere nei giocatori la giusta tranquillità che però, dopo le dichiarazioni del post-partita con la Juve, sembra venire meno anche nel mister che del carattere aveva fatto la propria arma vincente. E’ questo, più di altri, è un dato preoccupante insieme alla circostanza non trascurabile che a fronte di tutto ciò la società, inspiegabilmente, tace, senza dare risposte incoraggianti né ai tifosi nel al mister, che sembra lanciare ultimamente palesi indicazioni circa l’inadeguatezza della rosa a sua disposizione, che di contro, puntualmente, la società non recepisce.La strada è ancora lunga, ma un po’ di chiarezza in più da parte del club la renderebbe forse meno tortuosa di quanto, all’improvviso ed inspiegabilmente, sembra essere diventata.
