ADRIANO GRAVA: “C’E’ TANTO LAVORO E SOPRATTUTTO WALTER MAZZARRI DIETRO ALL’EXPLOIT DI GIANLUCA”
Mastino infaticabile della retroguardia, sbarcato alle pendici del Vesuvio nel 2005, quando la neonata creatura di De Laurentiis calcava i campi di quella serie C che così poco si addiceva ai colori azzurri, ha cavalcato la riscossa del Napoli dal nuovo inizio fino ad oggi. Era il 30 gennaio 2005 quando Gianluca Grava esordì in maglia azzurra in un Napoli – Lanciano 3-1, e tra poco volerà in un tempio del calcio quale Anfield Road, battendosi per difendere gli stessi colori di allora, con quella maglia ormai sentita e cucita addosso come una seconda pelle. Cinque anni quasi come l'eternità, dall'inferno all'anticamera del paradiso, dai bassifondi al vertice del calcio europeo. E lui è sempre lì, a giocarsi le sue chance in una difesa che è cresciuta di anno in anno ma che ha sempre riservato un posto al temerario guerriero di San Prisco. Non è stato sempre titolare Gianluca, e forse così sarà anche domani, ma si è battuto ogni volta come un leone, riuscendo spesso a ritagliarsi un posto in squadra con il sudore della fronte, tanto sacrificio e soprattutto un mare di umiltà. Ed il suo contributo negli anni è stato di quelli importanti, senza mai montarsi la testa e con un unico obbiettivo: dare il massimo delle proprie possibilità conquistandosi la fiducia sul campo, step by step, senza chiacchiere superflue. Se Gianluca è questo, parte del merito va senza dubbio attribuito a papà Adriano, che prima del figlio ha fatto entrare il pallone in casa Grava, da calciatore prima, da allenatore poi. E ancora oggi basta recarsi al campo sportivo "Clemente" di San Nicola la Strada per ammirarlo intento ad insegnare calcio ai giovani ragazzi classe 1998, con la passione e la vitalità che dal primo giorno non ha mai perso. Con il sorriso stampato sul volto, tipico di chi ha fatto della semplicità la sua scelta di vita, e nell'attesa che sul terreno di gioco termini la partita che precede quella dei suoi ragazzi, mister Adriano Grava ha concesso un intervista esclusiva ai microfoni di Pianetanapoli.
Buongiorno mister Grava. Partiamo da lei: di cosa si occupa nella vita?
“Nella vita sono procacciatore d’affari nell’ambito farmaceutico. Sono 25 anni che ricopro la zona di Avellino e Benevento alternandomi con mio cognato tre giorni alla settimana, e il tempo libero lo dedico completamente al calcio”.
Appunto, il calcio. Che ruolo occupa nella sua quotidianità?
“E’ importantissimo. Sono stato prima calciatore, e ho militato in squadre tra le quali Casertana e Marcianise. In seguito sono diventato allenatore, e mi dedico soprattutto al settore giovanile, perché non mi è mai interessato andare oltre. A dire il vero ho provato ad allenare categorie diverse, tra cui la stessa Casertana, ma mi sono reso conto che è un mondo che non fa per me, soprattutto perché sono il tipo di persona che non accetta compromessi. Così mi sono dedicato con soddisfazione ai ragazzi. Sono stato il primo a metter su una scuola calcio a Caserta nel 1985, c’erano i vari Marco e Matteo Materazzi, il figlio di Giuseppe Papadopulo e molti altri”.
Veniamo a suo figlio. Era il gennaio 2005 quando Gianluca Grava sbarca a Napoli in serie C. Tra poche settimane, novembre 2010, Gianluca volerà ad Anfield Road con il suo Napoli. Sembra trascorsa un eternità…
“E’ tutto merito suo. Io ho sempre detto che è importante che un giocatore rimanga nel cuore della società e dei tifosi per diversi anni. Ha fatto sei anni splendidi a Terni, ma il suo apice l’ha toccato a Napoli. Sono stato orgoglioso di vedergli indossare la fascia da capitano a Bucarest. Io ho sempre creduto in lui, perché già dai 17-18 anni si vedeva che Gianluca aveva qualcosa in più, e non perché sono suo padre. E’ un ragazzo che si è fatto da solo ed ora sta raccogliendo i frutti del suo duro lavoro”.
Unico giocatore di movimento reduce dalla serie C (gli altri due sono i portieri Gennaro Iezzo e Matteo Gianello), Gianluca Grava è l’emblema del fatto che con il duro lavoro e la motivazione, nulla è impossibile…
“E’ proprio questo che insegno in campo ai miei ragazzi: la cultura del lavoro e della professionalità. La tattica si può trovare sui libri, ma è la motivazione che fa la differenza. In questo mio figlio è stato bravissimo”.
Con papà Grava prima calciatore e poi allenatore, Gianluca lo possiamo definire un figlio d’arte. Calcisticamente parlando, cosa ha insegnato a suo figlio?
“Ho avuto con me Gianluca fin dalla categoria dei pulcini, e successivamente negli esordienti e nella juniores. Gli ho insegnato a ricoprire tutti i ruoli del reparto arretrato, nonché di eseguire almeno il passaggio breve anche con il piede sbagliato. Lui è un destro, e con il mancino è in grado di passare il pallone con buona precisione, tant’è vero che può essere utilizzato in qualsiasi dei sei ruoli di difesa”.
Nella vita di tutti i giorni, chi è Gianluca Grava?
“E’ un ragazzo chiuso, vive delle piccole cose e si gode le sue tre bambine, di cui due gemelle. Ha un ristorante, il LuanJazz di Recale, a cui tiene molto e dove è spesso presente”.
Dove segue le partite di suo figlio?
“Rigorosamente da casa. In tutti questi anni ho preferito non andare mai al San Paolo, se non per una gara amichevole dello scorso anno. Sono andato invece più spesso a Castelvolturno a seguire qualche allenamento”.
In famiglia parlate di calcio?
“Sinceramente non ne parliamo mai, perché quando siamo riuniti pensiamo esclusivamente alla famiglia. Sembrerà difficile da credere, ma le assicuro che è così…”
La partita più bella dello scorso anno di Gianluca Grava, secondo papà Adriano…
“Ne ha fatte tante, e il segreto è stata la grande concentrazione che ha messo sempre in campo. Credo che la partita su Ronaldinho sia stata tra lemigliori”.
Quest’anno invece forse è piovuta qualche critica di troppo su Gianluca dopo le partite contro Bari e Chievo. Ma a Marassi su Antonio Cassano, Grava è stato encomiabile…
“In effetti hanno un po’ tartassato Gianluca per il gol subito contro il Bari, ma non bisogna dimenticare che De Sanctis non vuole gli uomini sui pali. E quando è così, l’area piccola deve essere territorio del portiere, fermo restando che la marcatura di Gianluca sia stata comunque sbagliata. Si è trattato quindi di un errore collettivo a mio modo di vedere. La critica che non ho proprio mandato giù è provenuta da un noto quotidiano dopo la partita di Bucarest, secondo il quale in occasione del terzo gol dello Steaua, Gianluca avrebbe concesso un facile cross, quando invece secondo me la distrazione si è verificata all’interno dell’area di rigore. Su Cassano, Gianluca ha fatto una grande partita ma anche in questo caso si evince che i meriti sono collettivi così come i demeriti: a Marassi una grossa mano a mio figlio l’ha data Cristian Maggio.”
Proprio la concentrazione sembra venuta un po’ meno all’intero reparto arretrato del Napoli in quest’inizio di stagione, almeno così si evince dalle statistiche relative ai gol subiti nelle prime partite (11 in 8 incontri tra campionato e girone di Europa League). Questione solo di testa o c’è dell’altro?
“Io sono convinto che non si tratti di concentrazione, o per lo meno non esclusivamente. E’ vero che il Napoli ha statisticamente una difesa tra le peggiori in quest’avvio di stagione, ma ha anche l’attacco migliore, e quando ti dedichi molto alla fase offensiva e fai tanti gol devi giocoforza concedere qualcosa agli avversari. Soprattutto perché quando giochi a tre dietro, gli esterni di centrocampo devono darti una mano venendo a raddoppiare. Quando Maggio e Dossena hanno avuto modo di farlo, ne ha beneficiato tutto il reparto, altrimenti è andato un po’ in difficoltà. Se a questo aggiungiamo anche qualche episodio sfortunato, vedi Bucarest, allora la frittata è fatta…”
Quanto c’è di Walter Mazzarri in questo exploit di Gianluca Grava?
“Almeno il 90 per cento. Mazzarri ha una gran considerazione di lui, e Gianluca cerca di ripagarlo con il lavoro. Gli ha dato fiducia, permettendo a mio figlio di esprimersi ai livelli migliori. Ma anche Donadoni lo considerava, solo che in quel periodo alcuni malanni fisici impedirono a Gianluca di essere al meglio. Reja invece lo aveva emarginato perché l’attuale mister della Lazio considerava la fisicità come un elemento fondamentale. Ricordo una volta che mi recai a Castelvolturno perché avevo un appuntamento con Pierpaolo Marino per il rinnovo del contratto. Il prolungamento fu voluto dal dg, perché fosse stato per Reja non so se la riconferma sarebbe avvenuta. Quella volta il mister mi incontrò tra i corridoi di Castelvolturno e mi disse che se Gianluca avesse avuto il fisico del padre, allora sarebbe stato un altro discorso. Io gli risposi che se avesse avuto il mio fisico, molto probabilmente non avrebbe corso in quel modo in mezzo al campo. Mio figlio ci è rimasto male nel momento in cui Reja lo aveva a lungo utilizzato, anche fuori ruolo, in serie C e in B. Poi una volta raggiunta le Serie A, lo mise ai margini della squadra. Questo fa parte del calcio, ma alla fine il tempo è stato galantuomo e Mazzarri ha dato la possibilità di ammirare il vero Grava”.
Gianluca Grava prolungherà ancora il contratto?
“Già ci fu un rinnovo ai tempi di Pierpaolo Marino, e un altro quest’estate. Gianluca procede di anno in anno, quindi solo più avanti si conoscerà il suo futuro. Ovviamente c’è tanto amore per il Napoli”.
Il Napoli di quest’anno può fare meglio di quello dell’anno scorso?
“Si, per me si. Il Napoli di quest’anno ha tutte le carte in regola per migliorare quanto fatto vedere lo scorso anno, e ciò significa che può lottare per la zona Champions”.
Dal campo si percepisce distintamente il triplice fischio del direttore di gara. Ora è il momento dei suoi ragazzi, che iniziano a reclamare insistentemente il mister. Adriano Grava ci deve lasciare, e ci congediamo con un doppio in bocca al lupo: per l’imminente partita della sua squadra, e per la stagione di Gianluca.
