LO SPUMANTE? CONSERVIAMOLO PER DOMANI

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Niente trionfalismi, please. C’è sicuramente di che essere ottimisti, a guardare alcune delle operazioni di mercato messe a segno da Riccardo Bigon. Alcuni acquisti possono rivelarsi piuttosto utili soprattutto in prospettiva e comunque il progetto di Mazzarri è una garanzia a prescindere da tutto. Tirato al massimo del potenziale questo Napoli farà divertire e non poco. Ma ciò non autorizza i dirigenti partenopei a sgallettare come un qualsiasi Berlusconi che in mezz’ora ti piazza l’uno-due Ibrahimovic-Robinho.

Il bicchiere è a metà, questa è l’unica cosa certa; poi sta all’occhio dell’osservatore stabilire se è mezzo vuoto o mezzo pieno. A voler fare i “soloni” si potrebbe obiettare che Cavani è stata un’operazione di mercato eccellente (garantito, questo ragazzo è un campione) ma non certo un’astuta mossa preventiva per sopperire alla successiva partenza di Quagliarella. Semmai colma una lacuna storica del Napoli, quella prima punta che mancava anche lo scorso anno in presenza del “traditore” stabiese. Sosa è un vice-Hamsik come poteva essere Bogliacino o Datolo, Lucarelli una riserva come era Denis. Dumitru è un acquisto futuribile di livello assoluto, da stringere la mano a presidente e direttore, ma non ci si venga a raccontare che è stato preso per farlo giocare subito. Non giocava ad Empoli, in B, figuriamoci come potrebbe proporsi da subito in Europa League. Manca un tassello, poco ma sicuro, una pecca importante che (speriamo sempre di aver torto) potrebbe presentare il conto verso dicembre in caso di qualche infortunio in più. Il consiglio? Tenersi buono Bucchi senza svincolarlo, non si sa mai…

Le altre operazioni, siamo sinceri, sono tutte da sufficienza stiracchiata. Qualche soldino in cassa c’era ancora dalle cessioni, Inler era un rinforzo atteso quanto necessario e sarebbe stato il tassello perfetto del puzzle. Poi magari Yebda si rivelerà la sorpresa della stagione come Pazienza lo scorso anno, e l’affare è stato fatto perché per un calciatore di questo calibro il prezzo era irrisorio. Ma serviva un centrocampista di carisma ed esperienza, uno che sapesse fare meglio di Gargano entrambe le fasi. E l’algerino è più un Pazienza che un Gargano, così come Blasi. Vogliamo parlare della difesa? Cribari è un’altra scommessa, uno che se Mazzarri lo prende e lo “miracola” come fatto con Grava può tornare utilissimo sia al centro che sul centrosinistra. Ma viene da due stagioni da incubo, non è proprio la sicurezza che ci si aspettava per sostituire il pericolante Rinaudo. La nota veramente positiva, tanto di cappello, sono i rattoppi fatti ai tanti disastri della gestione Marino. Meglio di così non si poteva cedere, le perdite sono state ingenti ma molti “regalini” dell’ex plenipotenziario avellinese sono stati finalmente riciclati. Purché sia una base proficua per costruire un futuro più roseo (e meno tirchio…) del presente.Insomma, a conti fatti si può evitare di gridare al fallimento, ma di certo non si può neanche stappare lo spumante. Il Napoli continuerà a divertire e a dare soddisfazioni, ma non farà quel salto di qualità che si poteva avere con un minimo di coraggio e qualche euro in più. Se possiamo permetterci di tirare le orecchie al pur valido Riccardo Bigon, qualcosa da eccepire ci può essere sulla cessione di Cigarini: va bene che Mazzarri non lo vedeva e quindi era il caso di cederlo, ma si poteva tranquillamente optare per un prestito secco a qualche squadra più piccola, le pretendenti non mancavano. Era proprio necessario dare al Siviglia la possibilità di comprare una delle più grandi promesse del calcio italiano alla metà del proprio valore?

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