LUCA TONI: GRANDE AFFARE O MEGA BIDONE?

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Pazzini e Gilardino? Troppo. Matri e Maxi Lopez? Troppo poco. Questa valutazione apparentemente superficiale può invece essere la base per analizzare l’ultima voce (a quanto pare più che autorevole) lanciata a squarciagola da radiomercato. Luca Toni al Napoli, più di un’ipotesi perché suffragata dal gradimento di tutte le parti in causa. Un affare per tutti, dal punto di vista economico. Questo è poco ma sicuro. Un po’ meno ovvia appare la riuscita sportiva del progetto che dovrebbe portare il lungo centravanti emiliano al servizio di Mazzarri. Un acquisto del genere è di quelli che ti spaccano la platea in due parti uguali. C’è chi dice no, c’è chi dice sì. A volte hanno ragione i catastrofisti, altre gli inguaribili ottimisti. Ma questo si potrà sapere solo alla fine, quando si tireranno le somme. Di certo nessuno può avere la presunzione di prevedere il domani, pena una possibile smentita clamorosa dalla futura evidenza dei fatti. Ecco perché è sempre più saggio procedere con la bilancia, soppesando attentamente pro e contro. Non è paura di prendere una posizione, semplicemente voglia di guardare la questione a tutto tondo. E allora, anche per  ammazzare un po’ la noia di una vita senza campionato, facciamo questo gioco: tre motivi per ingaggiare Toni e tre per lasciarlo dov’è. 

TONI SI – Indiscutibile l’aspetto economico della cosa. Il presidente è stato chiaro: il budget non sarà quello del Real Madrid e quindi bisogna farsi bastare quello che passa il convento. Dieci-quindici milioni cessioni escluse, non un euro in più. E allora potrebbe essere un’idea investire quella cifra negli altri reparti, che sicuramente hanno più bisogno di forze fresche, e giocare al risparmio per un ruolo già coperto bene da Lavezzi e Quagliarella. Inoltre il problema ingaggio neanche si pone, perché il modenese si spalmerebbe i sei milioni in due-tre anni, pur di accettare una nuova e stimolante sfida. A chi eccepisce che Toni è vecchio, si può rispondere che in fondo ha 33 anni e non 40, un’età in cui qualche gettone di gloria si può ancora spendere. Per informazioni chiedere al coetaneo Di Natale. Vecchio? Esperto è la parola più giusta, e queste stagioni altalenanti hanno dimostrato quanto il Napoli abbia bisogno di esperienza, a maggior ragione lì davanti. Last but not least, il rendimento. È vero che il Luca nazionale non gioca con continuità da più di un anno, ma è vero anche che ogni qual volta sia stato chiamato in causa il suo lavoro l’ha fatto anche egregiamente. Epurato da Van Gaal, nella Roma in pochi mesi al netto degli infortuni e di una condizione non eccelsa ha timbrato comunque cinque volte in quindici gare, non esattamente un flop. I gol li ha sempre fatti e li farà ancora, potete starne certi. Quanti e quando spetterà a Mazzarri deciderlo.

TONI NO – Mazzarri, appunto. In questa vicenda il mister gioca un ruolo chiave. Perché non è per nulla da sottovalutare l’aspetto motivazionale della questione . È indubbio che Toni dovrà sudarsi il posto, in un attacco che conta gente come Lavezzi, Quagliarella e Hamsik. Molto probabile che agli occhi del tecnico rappresenti più un’alternativa di lusso che un titolare inamovibile. Siamo sicuri che un calciatore di questa caratura accetti la panchina senza storcere il naso? Patti chiari, amicizia lunga. Sarà il motto da adottare in fase di trattativa. Altrimenti un affare annunciato può diventare un potenziale boomerang. Poi c’è l’altra faccia di una medaglia già vista in positivo. Il problema età, se da un lato non si parla di un nonno, può comunque lasciare aperta qualche perplessità. Trentatrè anni non sono quaranta ma non sono neppure venti, e casi come Cruz e Crespo hanno dimostrato che i centravanti potenti come il nostro “imputato” possono cedere di schianto, diventando più una zavorra che un valore aggiunto. Magari non sarà il suo caso, ma un rischio simile è comunque da mettere in conto. Infine, e non è cosa da poco, prendere il bomber di Pavullo significherebbe accantonare definitivamente i sogni di mercato. Solo in attacco si può fare un colpo in grado di infiammare la platea, non è certo con i mediani che si fanno gli abbonamenti. L’acquisto col botto, peraltro annunciato in pompa magna a fine campionato, è d’obbligo nella stagione della svolta; e a questo punto non prendere più “uno come Pazzini o anche più forte” darebbe una spallata violenta alla credibilità del Presidente. Non proprio il massimo della vita, per un uomo che da fa dell’immagine il suo cavallo di battaglia.

IL GIOCO DEI PRO E DEI CONTRO – Tant’è. Ce ne sarebbero mille altri, di motivi per portare o non portare Luca Toni in maglia azzurra. Ma come ogni discussione da bar, se si inizia a parlare a ruota libera si rischia di tirare mattina. Questi erano i principali, quanto basta per farsi un’idea, per chi non ne avesse ancora una. O magari per cambiarla, per chi fosse fermo sulla propria posizione. Un gioco, ripeto, nient’altro che questo. Un bel passatempo, come tutto il calciomercato finché non ci sono le firme sui contratti. Il gioco dei pro e dei contro, il più antico e sottovalutato del mondo. E ora, via al televoto.

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