TRIO ARGENTINO ALL’ ESAME DI ROBERTO
E’ passato quasi un mese da quando Roberto Donadoni è subentrato a Edy Reja alla guida del Napoli. Questo lasso di tempo è servito all’ex CT della Nazionale italiana per farsi un’idea dell’organico a propria disposizione e cominciare a valutare chi è degno o meno di far parte del suo progetto tattico. Una cosa è certa: l’allenatore azzurro vuole un Napoli vincente e competitivo per la prossima stagione. Basta fronzoli. Dal campionato 2009/2010 si fa sul serio. Tutti sotto esame dunque. Chi vuole continuare a far parte del progetto Napoli deve meritarselo sul campo, senza dar peso all’ingaggio o alla durata del contratto. Sembrerà paradossale ma, in una situazione del genere, a finire sotto l’occhio del ciclone più che la squadra è il direttore generale. E’ lui, infatti, ad aver modellato a propria immagine e somiglianza la rosa e se ci sono delle carenze, la colpa è imputabile per la maggior parte a lui. Fino a quando c’era il povero Reja ad assolvere al ruolo di padre putativo dell’organico, Pier Paolo Marino ha potuto investire e gestire come meglio riteneva opportuno il budget del presidente. Con Donadoni, però, la musica è cambiata. Ed anche parecchio. L’allenatore di Cisano Bergamasco non è per niente il tipo da accettare passivamente ciò che gli propina (o impone) la dirigenza. Ogni questione, prima di essere risolta, dovrà essere avallata anche dal suo placet. E venendo al problema relativo meramente all’organico, ce ne sono di grane da risolvere. Su tutte quella attinente i tre caballeros argentini: Navarro, Datolo e Denis. Nessuno di loro, infatti, ha dato ancora piene garanzie per il futuro. Navarro, nonostante una buona tecnica di base, è ancora troppo acerbo per fare il titolare a Napoli. Meglio, forse, mandarlo a farsi le ossa in una medio-piccola, ripercorrendo un po’ quella che è stata la carriera di Julio Cesar. Stesso discorso per Datolo e Denis. Tecnicamente non si discutono ma giocare in Italia è tutta un’altra cosa rispetto all’Argentina. Donadoni, infatti, durante gli allenamenti si sofferma a parlare spesso con loro cercando di inquadrarli tatticamente. Ma se il Tanque non ha ancora giocato nemmeno un minuto con il nuovo allenatore un motivo dovrà esserci.
Eppure su di loro il direttore aveva puntato forte, presentandoli come la colonna portante del nuovo Napoli, quello vincente. Idee e pensieri che evidentemente si scontrano in maniera alquanto fragorosa con quelli di Donadoni. Come lui stesso ama spesso ripetere, la nostra speranza è che il tempo sia galantuomo con Marino. Certo è che farsi sconfessare di fatto l’ultima campagna acquisti, non sarebbe chiaramente un buon biglietto da visita per un dirigente – tra l’altro fresco di rinnovo – che punta a portare la propria squadra nell’olimpo del calcio italiano. E con un De Laurentiis che vuole vederci sempre più chiaro sulle scelte societarie, tutto questo potrebbe pesare sulle referenze del direttore.
