MILAN TROPPO FORTE PER UN NAPOLI INCOMPIUTO
Come ampiamente anticipato alla vigilia, il Milan è una squadra imprevedibile. Può avere la luna storta e subire un’inopinata sconfitta interna da una squadra che lotta per la salvezza, oppure può incappare in una giornata sì e giocare sul velluto per 90’ sommergendo di reti il malcapitato avversario e surclassando chi ha di fronte anche sul piano del gioco. I campioni rossoneri, altro che vecchietti, hanno tenuto il campo praticamente per l’intera partita mostrando una superiorità schiacciante, salvo alcune fiammate azzurre nel primo tempo. D’altra parte è successo al Manchester United, è successo al Boca Juniors, poteva accadere anche al Napoli.
Ma non nascondiamoci dietro un dito. Salvo le attenuanti generiche da concedere alla banda Reja, il match offre sconcertanti spunti di riflessione. Soprattutto in fase difensiva si è consumata un’autentica tragedia sportiva, “figuraccia” è probabilmente il vocabolo che è balenato nella maggior parte di teste fra tifosi e addetti ai lavori. E non è solo il dato numerico che rende l’idea della pochezza del reparto, giudicandolo solo sulla base della gara di stasera. Domizzi soffre tutti i giocatori più tecnici e veloci, come ci sarebbe da aspettarsi analizzando le sue doti fisiche. Cannavaro dovrebbe guidare l’intera terza linea invece tende a sparire dal vivo dell’azione quando la battaglia si fa dura. I fluidificanti sembrano spaesati ogni qual volta gli avversari hanno spunti superiori alla media. Il povero Cupi poi si trova in barca e cola a picco anche lui, e certo che a marcare Pato e Ronaldo si fa una bella faticaccia anche se sei Cannavaro senior. Se analizziamo poi le singole azioni dei gol ci troviamo di fronte ad un autentico festival degli errori gratuiti, cosa che non dovrebbe essere mai consentita in serie A. Soprattutto non dovrebbe essere consentita contro il Milan. Ma la chiave di lettura principale, il problema più annoso di questo Napoli, è il modo in cui soffre il centrocampo quando ci sono giocatori che giocano fra le linee, senza dare punti di riferimento univoci. Kakà e Seedorf hanno fatto il bello e il cattivo tempo lì in mezzo, nessuno è riuscito ad arginarli e proprio da questi due campioni sono nate le basi per il patatrac difensivo partenopeo. Questo a parziale giustificazione del reparto arretrato, quando una squadra subisce in questo modo la colpa non può essere solo di qualcuno. Di buono ci sono gli sprazzi di gloria del primo tempo, anche se solo per pochi minuti si è intravisto il Napoli brillante, quello del vero Hamsik e del vero Lavezzi, straripanti per una parte della prima frazione. Purtroppo però contro squadre di questo calibro è poco, troppo poco.
Per finire, non c’è bisogno di sottolineare per l’ennesima volta quanto l’handicap principale del Napoli sia l’assenza di alternative valide ad alcuni titolari imprescindibili. Il nome di Blasi aleggia come un fantasma ogni volta che il mediano ex Juve è costretto a marcare visita o è squalificato. Se giocano insieme calciatori dalle caratteristiche di Bogliacino e Hamsik è ovvio che il filtro in mediana sia pari a zero e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Per non parlare di Gargano, che sarà assente domenica prossima e davvero non si sa chi possa sostituirlo. Il mercato di gennaio offrirà anche scarti di magazzino, come ama sottolineare spesso Marino, ma può servire per rimediare ad alcune leggerezze commesse in estate. Dei rincalzi a centrocampo servono come il pane e sicuramente anche in altre zone del campo si può intervenire in maniera decisa. Le falle ci sono e sono evidenti, a questo punto meglio turarle con un tappo di scarto che lasciarle scoperte e rischiare che la barca affondi completamente, come è accaduto stasera.
