A sei punti dalla meta
La lezione col Cagliari è bastata. Dopo aver perso 2 punti al 94’ (e non è la prima volta) pure coi sardi, il Napoli ha imparato a chiudere le partite. Lo ha fatto con lo Spezia e si è ripetuto con l’Udinese. Ben 9 gol in due partite. È pur vero che non mancano mai le distrazioni difensive, ma quelle ormai fanno parte del prodotto. Questo difetto di fabbrica, prima o poi, verrà limitato.
Prima Firenze, poi il finale al Maradona col Verona. Il prossimo impegno al Franchi, però, fa tremare i polsi ai tifosi azzurri. Quella è una trasferta che storicamente ha prodotto insidie e delusioni. Perfino nell’anno del primo scudetto, il Napoli incorse in una sconfitta 1-3 in casa di Antognoni e compagni. Non vi furono grosse conseguenze in quanto il Napoli vinse ugualmente il titolo nel 1987. Più cruento, invece, fu il segno che lasciò la sconfitta a Firenze di tre anni fa. Era l’ultimo anno di Sarri a Napoli, quello dei 91 punti. Uno 0-3 (firmato da Giovanni Simeone) che significò la fine del sogno tricolore degli azzurri. Una sconfitta tanto netta che non ammise giustificazioni. Napoli mai in partita, espulso Koulibaly dopo nemmeno 10 minuti. Una di quelle partite che, se potessi rigiocarla, non la rifaresti mai in quel modo lì.
Memore di queto precedente così negativo, il Napoli deve saperlo che va ad affrontare una squadra che quest’anno si sta salvando a fatica ma che ha qualità indiscutibili nel suo organico. Stranamente, chi veste quella maglia, si gasa a prescindere contro gli azzurri. Sembra quasi un passaggio di testimone storico. Eppure non ci sono elementi storici che possano aver determinato una simile motivazione nel diventare bestia nera di un’altra squadra. Ognuno ha la sua bestia nera, questo è ovvio. Per fortuna stavolta allo stadio non ci saranno tifosi viola a inveire contro i napoletani. Potrebbe anche essere un vantaggio. Ormai la classifica, verso il basso, ha già quasi del tutto prodotto i suoi verdetti. La “Viola” non dovrebbe avere grossi problemi al punto da indurla ad una partita stile finale Champions.
Dovrà essere bravissimo il Napoli a non commettere l’errore di pensare di avercela fatta a raggiungere il suo obiettivo stagionale, in quanto non lo ha ancora raggiunto. Avesse fatto il suo dovere col Cagliari, in terra di Toscana sarebbe bastato anche un pari per poi festeggiare battendo l’ostico Verona al Maradona. Già, il Verona. Altro avversario che non ha bisogno di motivazioni per far bene contro il Napoli. Ma qui il calcio non c’entra nulla.
Inoltre il Napoli non dovrà commettere l’errore di affidarsi agli altri. Inutile sperare in quello che accade sugli altri campi. Il Napoli non ha mai beneficiato di aiuti, seppur involontari, altrui. Se poi succede, succede. Ma non di certo bisogna partire col preconcetto che il proprio destino sia legato ad altre partite. Se il Napoli vince, è giusto che vada in Champions con le proprie forze. È anche più bello.
180 minuti e 6 punti in palio con la mente sgombra dalle news riguardanti il futuro di Gattuso e dal calciomercato. Chi ci prova a seminare queste notizie sa che purtroppo a Napoli si è molto sensibili a questo genere di cose. Ma si matura anche in questo. Il futuro del Napoli deve partire da questo presente, sulla scorta degli errori fatti in questa stagione.
EZIO PERRELLA


