Tatticamente – Fabian-Zielinski, la coppia intercambiabile che esalta la duttilità di Ancelotti

A leggere i numeri dopo Napoli-Inter, per chi non avesse guardato la partita, sembra che l’Inter abbia dominato il Napoli, che meritasse la vittoria e che abbia subito quattro gol per caso: 56% di possesso palla, 22 conclusioni (8 in più degli azzurri), 12 calci d’angolo a 3; teoricamente sono statistiche che nella maggior parte dei casi non mentono, cioè una squadra che costruisce così tanti presupposti per vincere una partita alla fine la partita la vince. Invece l’ha vinta (strameritando) il Napoli, ed è la dimostrazione che in fondo il calcio non è una scienza esatta, che di modi diversi per avere la meglio ce ne sono di svariati. Ha avuto ragione Ancelotti. Che ai tempi del Bayern diceva una cosa molto importante: “non sono un appassionato di numeri, gli unici che mi interessano sono quelli del risultato”. In effetti il Napoli che ha battuto l’Inter e salutato i propri tifosi donando loro un filo d’ottimismo in più in vista della prossima stagione ha disputato la classica partita perfetta. La partita perfetta non dev’essere necessariamente spettacolare esteticamente parlando; è piuttosto quella in cui la bellezza incontra la praticità, è tirare quattro volte in porta e segnare altrettanti gol, è una squadra che pressa a tutto campo, aggredisce sino al limite dell’area di rigore pur avendo meno motivazioni dell’avversaria, è una squadra che finalmente s’è resa conto di valere anche esprimendo un calcio diverso. Basti pensare a Mertens che nelle ultime dieci partite ha realizzato quasi il 50% dello score totale: ha completamente imparato a giocare da seconda punta ed all’occorrenza anche da prima; ad un certo punto ha criticato il calcio di Ancelotti – “buttiamo tanti cross ma io non sono Peter Crouch”, disse -, mentre adesso ne sta beneficiando – sta segnando pure di testa, proprio grazie a quei cross. Lo stesso Zielinski non sembrava in grado di poter sedere in cabina di regia e che nel ruolo di mediano fosse meno efficace che da mezzala o esterno: Ancelotti ha spiegato che quando c’è meno pressione in quella posizione lo preferisce a Fabian. Che infatti ha riproposto alto a sinistra, come nella prima parte di stagione, come nelle migliori partite disputate in Champions, a Liverpool in casa e col Psg a Parigi. Sta di fatto che saranno due giocatori apicali per Ancelotti: ci ha lavorato tanto il tecnico di Reggiolo, sino a comprendere precisamente quali fossero le peculiarità di entrambi e come sfruttarli al meglio anche in funzione delle caratteristiche degli avversari. Con un occhio al fattore fisicità: Fabian è stato preso anche per quello, per dare al centrocampo quei centimetri che mancavano e la capacità di rallentare i ritmi con la protezione del pallone col corpo e la conduzione dello stesso con una frequenza di passo apparentemente lenta ma ragionata. Sganciato dalla linea mediana e riportato nel vecchio ruolo, Fabian ha la possibilità di giocare più vicino alle punte ed arrivare spesso a chiudere le azioni con il giusto tempo d’inserimento (un pò alla Hamsik prima maniera), come nel primo gol in cui segue l’intero scatto di Mertens e va a prendere il suo posto al centro dell’attacco e dell’area, oppure con una iniziativa personale palla al piede (la doppietta), dove a favorirlo è stato anche l’atteggiamento disunito e inerme dell’Inter che non gli ha opposto la minima resistenza.





