Lo Zibaldone azzurro: Napoli-Liverpool dalla A alla Z

Riviviamo la partita di ieri sera con il classico gioco dell’alfabeto
Ancelotti- Un tecnico meraviglioso, il protagonista di questa impresa indimenticabile. Sorprende ancora una volta tutti con le scelte di formazione, ma le vince sempre lui le sfide. Re di coppe, non di record superflui…
Bastano pochi frangenti di gara per comprendere la cattiveria europea degli azzurri: questione di mentalità, che solo un grande direttore d’orchestra può inculcare. Musica vera!
Camaleontico il Napoli ancelottiano che non adotta mai un modulo ben definito. Re Carlo tocca le corde ideali, mandando in tilt qualunque avversario.
Dura legge di Lorenzo: colpí i vice-campioni del Borussia Dortmund nel 2013 e a distanza di cinque anni trafigge anche i vice-campioni del Liverpool. Cambia l’avversario, ma non la vittima: cosa avrà fatto di male Jurgen Klopp per meritarsi questo?
Esplode letteralmente il San Paolo: scene che mancavano da tempo. Atmosfera magica che solo questa tifoseria riesce a regalare.
Fase di non possesso caratterizzata da una difesa a 4, che poi diventa a 3 nel momento in cui si attacca. Non c’è un riferimento per nessuno, è una giostra che gira continuamente e all’impazzata…ma diverte eccome.
Garanzia: facciamo fatica a descrivere il lavoro di Marques Allan senza analizzare un accurato controllo antidoping. Non è umano, macina ettari di terreno senza avere mai il fiatone. Cattiveria agonistica inaudita: trascinatore.
Hamsik- Per settanta minuti disputa un’ottima gara, soprattutto quando si tratta di impostare. Macchia la sua prestazione con due errori grossolani nel finale che potevano decretare la beffa atroce.
Inizio di stagione con il funzionamento delle coronarie già compromesso: di questo passo non si andrà molto lontano: “furor” partenopeo!
Location perfetta per una notte di pura follia: torna il San Paolo delle grandi occasioni, e chissà che questa possa essere proprio la scintilla giusta per riaccendere la fiamma della passione dopo l’estate delle delusioni e delle illusioni.
Mai era accaduto che il Liverpool non riuscisse a tirare verso la porta di un avversario: testimonianza di una partita ai limiti della perfezione, preparata nei minimi dettagli com’è giusto che sia nei grandi eventi.
Novanta minuti con il fiato sospeso, con l’urlo strozzato in gola ed un’amarezza smisurata per non aver raccolto quanto seminato. Ci ha pensato il contadino Lorenzinho a premiare il notevole lavoro dei compagni.
Osa, rischia…vince. Non eravamo abituati ad un tecnico che potesse cambiare strategia di gioco in un match di tale importanza. Look and learn!
Pagina memorabile della storia azzurra. Ancora complicata la qualificazione, ci mancherebbe altro, ma queste sono le partite che resteranno sempre nel cuore e nelle menti di un popolo innamorato ed ambizioso.
Quattro partite da giocare con il sangue agli occhi per tentare di realizzare un miracolo vero e proprio. Nettamente inferiori sulla carta, ma mai dire mai!
Rispolverato dopo due anni di inutile apprendistato. Il giocattolo che sembrava non funzionare più in realtà è tra i più efficaci del settore. Nikola Maksimovic è proficuo, non sbaglia un colpo annullando un certo Sadio Mané. Magistrale!
Sortite offensive avversarie annullate costantemente dall’organizzazione tattica dei padroni di casa. Clamoroso vedere quei tre fenomeni lí davanti senza rendersi mai pericolosi.
Traversa colpita da Mertens pochi minuti prima del tripudio. In questo sport il confine tra gioia e dolore è eccessivamente labile: si deve soffrire sempre, come previsto nel DNA calcistico.
Uscita perfetta di David Ospina, che nelle ultime battute del match compie uno scatto fulmineo dalla propria porta anticipando Salah, lanciato tutto solo a rete. Provvidenziale.
Vince Napoli, vince Ancelotti, vince Koulibaly con la sua prorompenza da paura, vince anche Mario Rui che nonostante qualche evidente limite tecnico dà l’anima. È il successo di tutti, ma ora non fermatevi!
Zero reti incassate nelle prime due uscite europee, concedendo poco e nulla. Un dato importante: tutto parte da una difesa impeccabile, in Italia lo sappiamo benissimo.


