Harakiri Ancelotti: la sconfitta è sua!
Doveva essere una sosta serena. Una sosta in testa. Sarebbe stato lo scenario perfetto, il modo migliore per gettare le redini d’una nuova e ricca stagione e dare un calcio allo scetticismo. Che il campo e le vittorie (l’unica cosa che conta: e non è un motto juventino, è semplicemente lo spirito della competizione sportiva che lo impone) potevano contribuire a trasformare in fiducia. Ecco, fiducia. Perchè noi preferiamo volare basso. L’entusiasmo, o peggio ancora l’euforia e l’ottimismo li lasciamo agli altri. E c’avevamo ragione. C’avevamo visto bene. Perchè quando i limiti (oggettivi) ci sono, rimangono. Vincere aiuta a vincere ed a cancellarli. Non eliminarli. Ne è la cartina di tornasole la serataccia di Genova. Una figuraccia. Un enorme passo indietro, anzi forse più di uno. Il Napoli perde e lo fa male, malissimo. Secco 3-0: trionfo Samp, un successo ottenuto con grande merito dalla formazione di Giampaolo. Napoli inesistente, che torna a casa con tanti dubbi nella testa e diverse gatte da pelare. Un gol in contropiede (Defrel), il secondo (doppietta Defrel, con deviazione) a difesa schierata, il terzo è un capolavoro dell’ex Quagliarella. Primo ko dell’era Ancelotti: una sconfitta inaspettata, che ridimensiona pesantemente le ambizioni del Napoli. Se la Juve era inavvicinabile prima, adesso è di fatto irraggiungibile. Marchiane le differenze di valori in campo. Responsabili società ed in primis allenatore per aver sopravvalutato le potenzialità d’un gruppo che necessitava di maggiori e più efficienti puntelli. Così non è stato. Ancelotti fallisce la sua scommessa: il turnover non ha funzionato. Male le scelte iniziali: fatali i cambi Diawara per Hamsik e Verdi per Callejon. Pessima la gestione nella ripresa: Rog, un cagnaccio dai piedi rivedibili, inserito sul doppio svantaggio dovrebbero spiegarcelo. Squadra senz’anima, senza idee, che continua a prendere troppi gol e a passare in svantaggio, e senza gioco. È la sconfitta di Carlo Ancelotti!


