Tatticamente – Lunghi anziché corti: quando i reparti non lavorano d’assieme

Al “San Paolo” il Napoli lascia qualcosa. La sensazione d’un pizzico di sufficienza in certe circostanze, non quell’attenzione massimale che s’avverte in trasferta, dove davvero l’avversario a malapena ci arriva in area di rigore. Al di là dei gol subiti, il cui punteggio è in perfetta parità – 7 a Fuorigrotta, altrettanti quelli fuori dalle mura amiche -, e del numero di rimonte completate – 6 totali, pareggio anche in questo caso -, in un paio d’apparizioni casalinghe il Napoli s’è mostrato meno fedele ai suoi dogmi, a quei principi di gioco che oramai lo caratterizzano e distinguono. Col Bologna, nel primo tempo soprattutto, ha di fatto pagato un’eccessiva scollatura tra reparti ed un pressing poco convinto da parte della prima linea – l’attacco. Da qui una squadra lunga e sfilacciata; da qui le tante occasioni da rete per il Bologna. Centrocampisti nella terra di nessuno e difensori abbandonati al proprio destino. Palacio su tutti ha fatto ammattire Chiriches, ma anche gli altri due brevilinei di Donadoni – gli esterni Di Francesco e Krejci – puntavano spesso e volentieri, indisturbati e a campo aperto, la porta del Napoli. Difensori esposti ad una serie di ‘uno contro uno’, che hanno messo in crisi persino Koulibaly – un pò smarrito senza il compagno di merenda Albiol. Troppo spazio tra loro e tutti gli altri; spazi ben attaccati dall’ex Dzemaili, abile incursore, che accompagnava con ampie falcate le offensive rossoblù. Meccanismi che s’inceppano; e quando la macchina si chiama Napoli e vive di quei meccanismi, allora diventa un problema. Merito anche d’un ottimo Bologna, ovvio, della scelta del suo allenatore di puntare su un attacco leggero – sulla falsa riga proprio del Napoli -, e delle sue buone individualità – Palacio, 35 primavere, eppure sembra un virgulto: bissata la prestazione dell’andata, è riuscito a cavarsela ugualmente bene; anzi, allora fece pure meglio stoppando Sarri per più di un ora. Ma forse il Napoli non è stato il solito. Non il solito sia nel collettivo che singolarmente: lo stesso Allan, uno dei migliori dell’ultimo mese se non dell’intera stagione, ha scontato un calo. Ed un Allan sottotono significa tante cose in meno per la squadra: meno palloni recuperati, meno transizioni, meno fisicità, meno filtro.

Neanche il tempo di battere il calcio d’inizio che bisogna già ricominciare: il Napoli subisce gol dopo 23 secondi, se non è record poco ci manca. Come al solito, il Napoli porta tanti uomini nella metà campo avversaria, sin da subito, sin dal primo pallone giocabile. Il primo pallone, però, vien perso ed il Bologna riparte: lo recupera Dzemaili che con una semplice percussione fa secco tutti i mediani azzurri. Allan lasciato sul posto, Jorginho prova ad inseguire ma arranca, Hysaj verso di Di Francesco che accelera sulla fascia. Si apre un varco. Insieme a Palacio, che andrà a concludere, i felsinei innescano un pericolosissimo tre contro tre. (Napoli preso d’infilata).
Giro palla del Bologna, col Napoli che non va a prenderli in alto: facile anche per due come Helander e De Maio costruire. Insigne e Mertens non pressano, quasi si risparmiano le fatiche di copertura; in realtà sembrano non averne per annullare le distanze dai portatori. Questo agevola evidentemente il lavoro di Helander: lo svedese ha tutto il tempo e lo spazio per prendere una decisione. Napoli insolito, Napoli in difficoltà: risultato ancora di 1-1, avrebbe bisogno di trovare almeno un altro gol, ed invece bada prima a non prenderle più. (Pigri – stanchi? – Insigne e Mertens).
Falle, buchi, pertugi: una spaccatura profonda nel centrocampo del Napoli. Sarà così per tutta la prima frazione. Jorginho, Allan ed Hamsik sempre costretti a rincorrere sia uomo che palla. Ed il Bologna si diverte in contropiede: ha gamba, gli strappi per ribaltare rapidamente il fronte e sorprendere il Napoli. Mentre i difensori scappano – giustamente, a palla scoperta -, nel mezzo c’è il vuoto. Chi a protezione della difesa? Nessuno. Nessuno recupera in tempo, sono tutti in ritardo. Scenario opposto a quello del precedente frame: lì schiacciati, attendisti – baricentro basso -, qui vanno in tanti – troppi – in avanti a caccia del vantaggio. (Mancanza d’equilibri).

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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