Tatticamente – Bestia… ‘Azzurra’: Sarri “attinge” da Gasp, vittoria ‘da Atalanta’
Una splendida normalità: è questa l’attuale realtà, dimensione del Napoli. Una squadra che rende facili anche le partite difficili, quelle in cui – ironia della sorte – per i bookmakers quasi parte sfavorita contro una medio-alta del torneo, non certamente una corazzata di pari caratura. Il Napoli non necessita più di maramaldeggiare, di dover assicurarsi un (ampio) bottino di gol, tale da mettere il punteggio al riparo da insidie. Stante una maggiore ed acclarata solidità, le ‘cavolate incorporate’ (edulcorando una celebre espressione di Sarri) oramai appartengono alla notte dei tempi. Il Napoli di oggi, di Bergamo, dei quattro 1-0 (tutti fuori casa, in campionato), non è la cicala sfavillante dello scorso girone di ritorno. Sembra piuttosto una cavalletta: piccola e saltellante, che di sera diventa un’assassina, quando cioè cala il silenzio e la preda s’addormenta. Fin quando l’Atalanta ne ha, il Napoli soccombe nei duelli fisici; quindi cerca di limitarne i danni, tenendola comunque ad una sufficiente distanza di sicurezza. Partita e avversario sotto controllo: nel primo tempo nessuno prevale. È lì che l’Atalanta spende tutto; pressa e corre come non ci fosse un domani: l’obiettivo è inibire il Napoli, non riuscendo neanche minimamente ad impensierirlo. E le statistiche parlano chiaro: zero tiri (sia fuori che verso la porta), zero occasioni da gol. Evidente che non fosse l’Atalanta di Coppa: cinica e intensa per 90′. Stavolta va sovraritmo e dunque fuori giri. Stavolta gli episodi non girano e Gasperini si ritrova con un pugno di mosche in mano. Mentre Sarri con un bel pò di uomini in grado di decidere: all’andata bastò metterla all’incrocio per far saltare ogni tattica ostruzionistica. La storia insegna e a volte si ripete. Diciannove giornate dopo: come allora, il Napoli vien fuori alla distanza, nella ripresa. Quando l’Atalanta perde smalto e gli azzurri ne approfittano. Giocando semplice. Dritti al sodo. Diretti.

Lo spirito di sacrificio giusto; la voglia di portare a casa il risultato pieno. E pazienza se qualche pallone finisce in tribuna. Ciò che conta è che il Napoli si cala perfettamente anche nella parte che abitualmente gli s’addice meno: si traveste da Dea – e ci sta col Carnevale alle porte -, decidendo di passare dall’altra parte della barricata. Per una volta il Napoli diventa Atalanta, si fa Atalanta: la fame e la cattiveria; la determinazione nell’andare oltre i propri limiti strutturali; arrivare prima sul pallone, battagliando su ognuno.


E poi c’è Allan, parafrasando un noto Late Night Show di Sky (“E poi c’è Cattelan”, ndr). Come dimenticarsi di lui se ci sono cose così:

Non la dà vinta a nessuno; fa la guerra a tutti:




