Crollo mentale, per gli ottavi il Napoli non è più padrone del suo destino

Altra amarissima notte di Champions per il Napoli. Se è vero che Fortuna audax iuvant, per la proprietà commutativa, la passività e l’inerzia aiutano l’avvenimento di eventi sfortunati.

Il Napoli, come il Manchester City all’andata, dura 30 minuti, nella prima mezz’ora la scuola filosofica “Sarriana” sovrasta quella di Guardiola. Il discrimine è rinvenibile nell’uscita per infortunio di Faouzi Ghoulam, e nella conseguente assenza di un sostituto all’altezza. Maggio a destra, ed Hysaj a sinistra, sgretolano il credo tattico di Maurizio Sarri, che vede insorgere l’onda anomala dei Citizens, i quali passano, su due palle alte con Otamendi e Stones.

Il Napoli, non ci sta, prova una reazione, Jorginho su rigore pareggia i conti, ma poi la regola non-scritta più importante di questo sport, si conferma ancora una volta, gol mancato gol subito, la rete di Aguero in contropiede, segue al miracolo di Ederson a tu per tu con Josè Maria Callejon che avrebbe portato di nuovo avanti gli azzurri. La rete di Sterling chiude il match sul 2-4 che condanna gli azzurri.

Con la vittoria a Charkiv dello Shakhtar sul Feyenoord, porta rispettivamente le squadre a 9 e 0 punti, con il City a punteggio pieno ed il Napoli fermo a 3. Battere lo Shakhtar è l’imperativo per sperare negli ottavi, ma non basterà. Non basterà neanche la vittoria a Rotterdam nell’ultima partita del girone, nel caso in cui lo Shalhtar dovesse far risultato in Ucraina contro gli Inglesi.

Non resta che sperare nell’en-plein azzurro, sia per quello partenopeo che per quello degli uomini di Guardiola, che vincendo in Ucraina, consentirebbero la qualificazione del Napoli agli Ottavi.

Emanuele Ranzo

Appassionato di calcio, iscritto alla facoltà di giurisprudenza, ex arbitro, ama la lettura, la politica ed il cinema. Alla sua prima esperienza giornalistica

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