Ecco perché il Napoli di Sarri rasenta la perfezione
L’apoteosi ancora nel cuore, il rimbombo del San Paolo nelle orecchie, la meraviglia del gioco azzurro negli occhi. E’ stato un Napoli che si è presentato con il suo vestito migliore quello che ha distrutto il Benfica nella seconda giornata di Champions League, impressionando l’Europa intera per la (quasi) perfezione disarmante mostrata a livello tecnico-tattico. E le cose belle vanno viste ma soprattutto guardate, osservate, analizzate e alla fine contemplate. Perché il Napoli di Maurizio Sarri è tutto ciò che si chiede ad una squadra di calcio. Anzi, al calcio. Perché c’è più gusto a guardarlo quando gioca il Napoli.
FASE DIFENSIVA
Premettiamo che c’è ancora tanto da lavorare, che gli azzurri hanno preso qualche gol di troppo, ma anche che le due reti subite ieri sono arrivate sul 4-0 dopo 70′ di dominio. Il lavoro in fase passiva del Napoli va analizzato attentamente per carpirne tutte le sfaccettature.
Il lavoro inizia nella trequarti campo offensiva. Un pressing altissimo, organizzato, sistematico. L’intenzione è quella di non concedere un’impostazione comoda, che sia da dietro o nella zona mediana.
Gli azzurri, in pressione con ben 7 uomini, accerchiano i calciatori del Benfica, messi alle corde fin dall’inizio della propria manovra.
La logica conseguenza di un raggio d’azione così alto è che la linea difensiva si posizioni quasi su quella di metacampo.
I lusitani, bravi ad uscire dal primo pressing del Napoli, si ritrovano tutti schiacciati nella zona centrale del campo, ad oltre 40 metri dalla porta di Reina. La linea altissima degli azzurri porta gli ospiti a dover ricominciare e soprattutto ripensare all’azione d’attacco.
Nel momento in cui la squadra avversaria riesce a prendere campo, il Napoli si compatta in un ordinatissimo 4-5-1, che nel 99% dei casi consente agli azzurri di trovarsi in superiorità numerica e gestire al meglio la fase di attesa.
Le due ali tornano e si posizionano sulla linea dei centrocampisti, formando una diga in mezzo al campo difficilissima da superare. La differenza rispetto al 4-2-3-1 di Beniteziana memoria sta tutta qui; allora il Napoli difendeva con un 4-4-2 in cui prima punta e trequartista restavano spesso avulsi dalla fase passiva, lasciando il resto della squadra in una complicata situazione di parità numerica da affrontare.
FASE DI IMPOSTAZIONE
In molti hanno affermato che il modo migliore per giocare al calcio è farlo nella maniera più semplice possibile. Semplicità vuol dire efficacia, che, se fatto tutto bene, si trasforma in efficienza. Il 4-3-3 di Maurizio Sarri, che ha nel metodista l’ago della bilancia, consente alla squadra di schierarsi in campo in un modo che porta gli azzurri ad avere sempre e almeno due linee di passaggio nel momento in cui si riceve palla.
Il Napoli di Sarri è un ingranaggio perfetto in fase di impostazione. Jorginho è il fulcro, tutti gli altri sapranno sempre cosa fare quando riceveranno palla. L’immagine non lascia spazio all’immaginazione.
FASE OFFENSIVA
“Higuain era un catalizzatore di gioco, senza di lui abbiamo cambiato qualcosa negli ultimi 25 metri”. Parole di Sarri alla vigilia di Napoli-Benfica. Non fa una piega, perché sul campo la differenza è evidente. Benché tecnicamente dotato, Milik non ha la proprietà di palleggio dell’argentino. Cambia il modo per mettere in apprensione le difese avversarie, se Higuain accentrava su di sé il gioco incutendo timore per le sue capacità con il pallone tra i piedi, il polacco detta spesso la profondità costringendo i difensori a non sbagliare il tempo d’uscita per il fuorigioco.
Situazioni simili, movimenti diversi. In Napoli-Genoa della passata stagione Higuain viene incontro ad Hysaj invece di tentare l’inserimento tra i due difensori, cosa che Milik predilige come fatto vedere anche ieri.
Chi sta diventando un fattore nella manovra offensiva del Napoli è Faouzi Ghoulam. Il terzino algerino, in questo inizio di stagione, ha aumentato considerevolmente il proprio raggio d’azione. In pratica, Ghoulam è diventato un’ala aggiunta, arrivando sovente sul fondo per tentare il cross, che ha già fatto tante volte male fino a questo momento. Il motivo, d’altronde, è facilmente intuibile.
Con l’arrivo di Milik, un vero e proprio ariete dell’area di rigore (a differenza di Higuain), Sarri ha “aperto” il campo a favore dell’algerino, dotato di ottima corsa e di un sinistro affinato, con il continuo accentramento di Hamsik e Mertens (o Insigne) che vanno, con Milik e Callejon, a raccogliere i traversoni del terzino azzurro. Una situazione di gioco che raramente si è presentata l’anno scorso, allorquando si preferiva tornare verso il centro per poter scaricare palla su Higuain, pronto a girarsi per puntare la porta con la sua tecnica micidiale.
LA BELLEZZA DEL NAPOLI
E’ una delle azioni proposte ieri dalla squadra di Maurizio Sarri. Ve la lascio così, con la cronaca prima e le immagini poi.
“Maksimovic per Koulibaly, un tocco e via per Hamsik, lo slovacco va di prima per Jorginho che chiude la triangolazione, Marek la da subito per Mertens, il belga aspetta la sovrapposizione puntuale di Ghoulam, palla con i tempi giusti per l’arrivo sul fondo dell’algerino che viene chiuso in extremis”.


Il Napoli, in 10 secondi e con 10 tocchi, coinvolge 6 calciatori in un’azione che parte dai suoi due centrali difensivi e termina con l’arrivo in area di rigore del terzino. E’ armonia pura, è uno spettacolo fantastico. Non ci resta che alzarci in piedi, ed applaudire Maurizio Sarri; la sua creatura è libidine per chiunque abbia un minimo di piacere nel seguire il gioco del calcio.
















