A lezione da Preziosi
Un uomo come Enrico Preziosi può tranquillamente impartire lezioni, sia di sua spontanea volontà sia su richiesta d’altri. Può impartire lezioni sul piano morale: è stato imputato in così tante vicende giudiziarie che a confronto Al Capone è San Giovanni Bosco. Può impartire lezioni riguardo alla corretta gestione di una squadra di calcio, vista l’inaudita sete di arrivismo che l’ha spinto ad abbandonare dalla sera alla mattina due club, Saronno e Como. Dei quali uno è passato dallo sfiorare la B a mangiare polvere in Eccellenza, l’altro ha dovuto infilare la via degli Inferi prima di risalire. Ma questa è un’altra storia.
Nel giro di quattro giorni abbiamo potuto constatare come il re dei balocchi possa perfettamente atteggiarsi a professore persino riguardo alle questioni arbitrali. Un attimo però, è necessaria una premessa. Nel tormentato microcosmo della pedata italiana l’argomento partorisce polemiche all’ordine del giorno, si sa. Dinanzi ai misfatti e ai fattacci si alza la voce, con parolone (e parolacce) in automatico, minacce agli interessati e grida al complotto. Oppure si professa pietà nei confronti delle giacchette nere. Sono umani anche loro, in fondo, e commettono errori in quanto esseri imperfetti, non in malafede. Un presidente può adottare tanto l’uno quanto l’altro comportamento. Può cambiarlo di volta in volta, magari a distanza di tempo, anche a costo di rischiare l’incoerenza. Vedi De Laurentiis ad esempio: incazzato nero dopo Dnipro, deamicisiano dopo Genova.
Ebbene, dicevamo prima, Preziosi ha dimostrato di saper impartire lezioni anche in tal senso. Di più, ha dimostrato di rappresentare un mirabile, eccezionale caso di coerenza. Mercoledì scorso a Marassi Damato ha negato al Napoli due rigori solari. Scampato il pericolo, il patron rossoblu ha vestito i panni del pacificatore dicendo che i napoletani come lui (nato ad Avellino…) soffrono della sindrome del torto arbitrale e accampano sempre scuse. Pacificatore, per non chiamarlo gnorri. 90 ore dopo, stesso posto, Genoa contro Pescara. Irrati nega un rigore al Grifone per fallo di mano di Zampano, chiude gli occhi su altri episodi sospetti e lascia i padroni di casa in nove cacciando Edenilson e Pandev. Apriti cielo! Irrati è matto e va spedito a casa: ipse dixit. Ottimo eloquio da docente emerito, roba da far tremare Quintiliano nella tomba. Peccato che il suo discente (pardon, dipendente) Juric abbia deciso di non commentare. Peccato che il suo collega pescarese Sebastiani lo abbia gentilmente invitato a pensare ai guai dei suoi giocatori. Peccato che il numero uno degli arbitri Nicchi abbia sottolineato come a volte si perdano occasioni per tacere (beh, magari pure quest’ultimo dovrebbe fare scena muta ogni tanto. Ma anche questa è un’altra storia). Peccato che la sua lectio magistralis sia costata al Genoa un’ammenda di 5000 euro. Morale della favola, il professor Preziosi non ha nessun allievo ad ascoltarlo. Forse è meglio così. Forse è meglio che parli nel vuoto anziché venire applaudito. Forse è meglio che la sua coerenza continui a venire scambiata per incoerenza. Massì, tanto alla fine sbagliano sempre gli altri. Lui, plurinquisito, ammiccante, seduttore, irpino travestito da partenopeo, non sbaglia mai. Neanche nel dichiararsi ammiratore di Berlusconi. Il che la dice lunga.


