Sarri Story, 2° puntata

Dalla Seconda Categoria alla Serie A: se questa fosse la storia di un club, gli scribi parlerebbero di “miracolo calcistico”. E’ invece il percorso di Maurizio Sarri, che a 56 anni arriva sulla panchina della sua città natale dopo un quarto di secolo passato alla guida di 16 diverse squadre. Partenopeo di nascita ma toscano d’adozione, il destino ha voluto che quella azzurra fosse la sua società numero 17. Ci correggerà: è stato anche ad Avellino, ma si dimise dopo una gara di Coppa Italia che non gli negò un’altra destinazione. E allora facciamo 18, così rispettiamo la scaramanzia che tanto è cara a questo ex calciatore dilettante ed ex bancario di professione: la sua storia merita un viaggio tra i tanti aneddoti e le sei promozioni nelle categorie minori capaci di portarlo all’ombra del Vesuvio in una sera di inizio giugno, per quella che sembra l’occasione di una vita ma anche un premio alla gavetta…

 

SECONDA PUNTATA: ALLENATORE PROF, TRA GIOIE E DOLORI

 

Per Maurizio Sarri si aprono le porte di Coverciano, l’Università del calcio. Avendo vinto la Coppa Italia di serie D con la Sansovino, è suo diritto presentare la domanda per partecipare al Corso per allenatori professionisti. Il 20 maggio 2004 l’ammissione, il 16 luglio 2004 l’iscrizione all’albo, la miglior notizia dopo un’altra annata trionfale (iniziata con la decisione di abbandonare il lavoro in banca, perché il calcio professionistico è un’altra cosa): al debutto tra i prof, Sarri vince i play-off di serie C2 alla guida della Sangiovannese, e nella stagione 2004-2005 porta la Sangio all’8° posto nel primo anno di serie C1. Due anni nel segno del 4-2-3-1, che insieme alla cura dei dettagli e alle palle inattive rappresentano il suo credo calcistico. Due anni al termine dei quali c’è la prima chiamata al di fuori dei confini toscani dopo 15 anni: lo vuole il Pescara, Sarri accetta. E’ la stagione 2005-2006, gli abruzzesi sono reduci da due retrocessioni di fila in C1, ma un altro ripescaggio regala a Sarri la serie B nonostante il ricorso del Napoli, che dopo la finale play-off persa ad Avellino, cerca un posto in serie cadetta attraverso una battaglia legale. La cadetteria arriva il 16 agosto, dieci giorni prima uno scherzo dell’urna regala a Sarri un altro piccolo sogno: l’avversario di Coppa Italia è il Napoli, così Maurizio fa il suo esordio al San Paolo con tanti calciatori della Primavera in campo, ciononostante riuscendo a limitare i danni (2-0 per i partenopei). In B il Pescara è tra le sorprese dell’anno: 11° posto il piazzamento finale, con Sarri che a fine stagione toglie il disturbo fiutando nuovi guai (il Pescara, in effetti, tornerà a retrocedere già l’anno successivo). “Una persona schietta come poche, ossessionato dagli schemi su palla inattiva e con un solo difetto: fumava troppo!” il ricordo, 10 anni dopo, di chi in quel Pescara c’era. Il mondo del calcio comincia a conoscere un uomo sempre vestito di nero (anche sotto il solleone) per scaramanzia, all’apparenza burbero ma sempre con la battuta pronta e capace di farsi amare da una città che lo consacra il 20 dicembre 2005, quando nella bolgia dell’ “Adriatico” i biancoazzurri infliggono la prima sconfitta in campionato al Mantova (era l’ultima giornata del girone di andata). Con una rosa modesta, “mister 33 schemi” (e in Abruzzo giurano di averne visti altrettanti …) fa giocare a calcio una squadra sempre schierata con il 4-2-3-1 in cui Sarri scopre il giovane Daniele Croce, centrocampista che ritroverà l’anno successivo e che si porterà ovunque nella sua carriera. Dopo sei anni pieni, nell’estate del 2006 Sarri si ritrova senza panchina. La chiamata non tarderà ad arrivare: dopo nove giornate di campionato si torna in Toscana ma si resta in serie B perché a volere Sarri è l’Arezzo, ultimo in classifica con -2 punti (a fronte di una penalizzazione iniziale di -6) e che ha esonerato un certo Antonio Conte, all’esordio da allenatore. Con Sarri in panchina l’Arezzo risale la china e si toglie lo sfizio di fermare sul pari Juventus e Napoli in trasferta (2-2) e Genoa in casa (0-0), ovvero le tre squadre che a fine stagione taglieranno il traguardo della promozione in A. Non solo: l’Arezzo di Sarri elimina agli ottavi di finale di Coppa Italia una squadra di massima serie, il Livorno, e ai quarti fa tremare il Milan (che di lì a qualche mese avrebbe vinto la Champions League): dopo la sconfitta per 2-0 a San Siro, in Toscana finisce 1-0 per gli aretini, con una traversa nei minuti finali che spegne il sogno dei supplementari. Da quel momento iniziano però le frizioni con la società, perché Sarri rifiuta il rinnovo: al primo risultato negativo ecco l’esonero ed il ritorno di Conte che non evita la retrocessione. Per il mister, fresco di Supercorso di Coverciano con tesi su “La preparazione settimanale della partita”, arriva subito un’altra chiamata dalla serie B: in estate si lega all’Avellino, fresco di promozione, ma stavolta Sarri anticipa i tempi e, non convinto dall’organizzazione e dal progetto irpino, si dimette dopo la prima partita di Coppa Italia. A fine campionato l’Avellino tornerà dritto in serie C1, ma la stagione 2007-2008 sarà negativa anche per Sarri, che subentra a campionato in corsa sulla panchina di un Verona in difficoltà salvo essere esonerato dopo cinque gare senza vittorie nel girone A di C1. Il periodo negativo prosegue nella stagione successiva, quando Sarri subentra per poi essere sostituito dopo 18 gare (5 vittorie, 8 pari e 5 sconfitte) sulla panchina del Perugia, sempre in Prima Divisione. Il riscatto arriva nella sua Toscana, stagione 2009-2010: la chiamata arriva da Grosseto, serie B, con Sarri che subentra e conclude il campionato al 7° posto. Nell’estate del 2010 il presidente che lo lanciò alla Sansovino acquista l’Alessandria ed il mister non può rifiutare, anche se è costretto a tornare nuovamente in Prima Divisione. Il campionato di conclude con un 3° posto e con la rabbia per una semifinale play-off persa contro la Salernitana ma viziata da un discutibile arbitraggio nella gara di ritorno. La stagione 2011-2012 vede Sarri approdare a Sorrento, ma l’avventura termina a una giornata dal termine del girone di andata, con la squadra in lotta per i play-off: la Msc di Aponte, già sponsor del Napoli, vuole Gennaro Ruotolo in panchina. Per Sarri è una delusione, al punto che il tecnico si convince di aver perso gli ultimi treni della sua carriera; per il Sorrento i play-off sono l’anticamera di ben tre retrocessioni consecutive. Anche in Costiera ricordano Sarri per l’intensità degli allenamenti, il 4-2-3-1 e la fissa delle palle inattive e la particolare cura della fase difensiva durante il ritiro estivo, ma anche per una “denuncia” particolare: “A settembre non si può giocare alle 15, è un attentato alla salute dei calciatori”. Qualche anno dopo avrebbe ripetuto la stessa denuncia, ma a Empoli, stavolta in serie A…

 

(2, continua)

 

Marco Santopaolo

 

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