Spalla contro spalla, quando una squadra passa in secondo piano …

Gli ultimi risultati negativi in campionato hanno riacceso l’assurda battaglia tra sostenitori e detrattori di Benitez. Dimenticando che …

Il triplice fischio di Banti a sancire la fine di Verona-Napoli ha avuto come effetto boomerang quello di scatenare, nuovamente, la guerra mediatica tra chi si proclama sostenitore di Rafa Benitez, i “rafeliti”, e chi invece non perde occasione (e ultimamente di occasioni ne ha avute tante) per screditare il lavoro del tecnico di Madrid. Lungi dal prendere in considerazione ogni questione di tipo tecnico-tattica o legata ai risultati, vogliamo concentrarci su quelli che sono gli errori a cui si è fatto poc’anzi riferimento, che poi ne è solo uno, invisibile solo per chi questa situazione decide di guardarla con gli occhi del tifoso da Bar dello Sport.

Dove sta l’errore? Nel fatto che la guerra sia “mediatica” e che si concentri su una singola figura, Benitez appunto. Il primo elemento è quello più grave, pesante, addirittura deprimente: una battaglia tra chi dovrebbe semplicemente limitarsi a svolgere il proprio lavoro, informare, chiarire, fornire delucidazioni e spunti di riflessione; certo è che ogni penna è diversa, con una propria personalità, un proprio punto di vista, quel fattore soggettivo che naturalmente non può mai mancare pur nel rispetto della massima professionalità ed obiettività possibile. Tutto molto scontato, si potrebbe dire, eppure non sembra esser proprio così osservando le reazioni catapultate su social, testate e salottini tv, quando non si aspetta altro che la fine dell’evento per poter urlare con fierezza : “Visto? Ho ragione io, tu hai torto”. Il che, riflettendo sul fatto che l’ambito in questione sia quello degli organi d’informazione, appare alquanto triste e surreale.

Callejon BenitezSe si volesse far passare una situazione del genere come normale o apparentemente normale, ci sarebbe l’altro elemento errato preso qui in considerazione, l’identificazione totale di una squadra e più in generale di una società in uno solo dei suoi componenti, Rafa Benitez. Da quando l’allenatore spagnolo ha iniziato a guidare gli azzurri si sono formati i più svariati schieramenti, tra chi sostiene apertamente le mosse del tecnico e chi invece non vede nella sua figura l’elemento di rinnovamento e di progresso rispetto ad un passato che, e qui si parla di fatti concreti, resta già oggi, dopo solo un anno  e mezzo, povero di risultati. In campo scendono undici calciatori, e sono loro a spostare gli equilibri, non si spiegherebbe altrimenti perché la Juventus con Allegri stia facendo forse anche meglio rispetto a quando la allenava Conte, o perché il Milan cambiando due allenatori in poco più di sei mesi  non abbia per niente migliorato la sua condizione. E invece no, il Napoli vince a Doha? Il merito è di Benitez; il Napoli perde a Palermo? La colpa è di Benitez; spalla contro spalla, in pratica.  Radicalizzazioni che lasciano il tempo che trovano, si potrebbe sempre dire; il problema è che di tempo ne trovano, tanto, troppo, insieme ad uno spazio che invece potrebbe e dovrebbe essere dedicato ad un’analisi complessiva a cui oggi raramente si assiste.

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