UN ESONERO SACROSANTO

UN ESONERO SACROSANTO src=

È sempre difficile sconfessare un progetto in cui avevi investito tanto, mandando tutto a monte per ricominciare tutto daccapo. Alla fine però Igor Campedelli, giovane presidente del Cesena, si è fatto anima e coraggio ed ha sancito l’esonero più meritato degli ultimi tempi. La “vittima” è Marco Giampaolo, ex enfant prodige della panchina, uno che, come si dice in questi casi con una forzatura lessicale, ha un brillante futuro alle spalle. Poi però si è un po’ (molto) perso per strada, come dimostra anche l’ultimo inequivocabile fallimento nel cuore della Romagna. 

Un pensiero stupendo quest’estate, a bocce ferme, quello di trasformare il Cesena in un piccolo Barcellona, con la cantera a lavorare in funzione della prima squadra. E che prima squadra, con un parterre di ottimi calciatori, richiesti espressamente dall’allenatore. Da Mutu a Ghezzal, da Comotto a Candreva, passando per Eder e Martinez, sembrava essere l’anno buono per i bianconeri, sorpresa annunciata della stagione. Invece qualcosa è andato storto e dopo dieci giornate i romagnoli sono ancora a zero vittorie, con un gioco che latita (due tiri in porta nelle ultime tre partite) e una crisi di nervi che ha superato l’orlo già da un pezzo: sintomatico a riguardo quanto visto nel corso del match contro il Cagliari, con il mister che entra in campo spostando Ghezzal dal dischetto per far tirare Candreva. E proprio nel novello Guardiola – così ribattezzato ironicamente dai suoi ormai ex tifosi – vanno cercate tutte le colpe. La squadra c’è, gli uomini li hai chiesti tu esplicitamente, se non gira è perché non sai farla girare. Inevitabile che poi lo spogliatoio prenda a remarti contro se fai anche il gallo nel pollaio spostando gli uomini dal dischetto. Ecco, forse è questo il limite principale di Giampaolo: crogiolarsi nei successi di qualche anno fa e mettersi a fare il generalone di ferro, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. D’altronde le nozioni tecnico-tattiche puoi impararle a Coverciano, il carisma invece se non ce l’hai non lo trovi da nessuna parte.

Raccomandato? No, probabilmente solo molto sopravvalutato. E non a torto, visto che a meno di 40 anni Giampaolo era già in A e prometteva davvero alla grande. Un po’ come quando un calciatore esordisce (con gol) in massima serie a 17 anni. Poi però devi farti valere, perché va bene essere precoci ma in seguito devi mostrare di meritarti gli elogi. Invece, dopo l’esordio boom con l’Ascoli, Giampaolo di promessa non ne ha mantenuta neanche una. Si può vivere di rendita finché ne restano anche gli spiccioli, ma quando poi finisce la pacchia bisogna sapersi reinventare. In bocca al lupo.

P.S. Un consiglio a Campedelli per la successione di Giampaolo: un nome per ovvi motivi poco gettonato ma ideale sarebbe Delio Rossi, tutt’altra pasta di tecnico. Guadagna parecchio, ma la rosa sembra fatta su misura per lui, che tra l’altro tornerebbe praticamente a casa (è nato a Rimini). Un investimento da ambo le parti, ma dal rendimento assicurato: scommettiamo che con Rossi su quella panchina il Cesena va in Europa League?

Translate »