TUTTI A TAVOLA: NOCHEBUENA E NAVIDAD IN SPAGNA
¡Hola! Guai se a noi napoletani, popolo mai pigro e sempre attivo, venissero tolte le buone e sani abitudini. Soprattutto a Natale. Soprattutto a livello culinario, campo in cui durante le Feste siamo legati fortemente alla tradizione, senza farci mancare mai nulla a tavola. E lo stesso dicasi per gli spagnoli, i quali rispettano fedelmente il menu tanto nel Cenone della Nochebuena (la Vigilia) quanto nel pranzo del giorno di Navidad (Natale). Sempre fedeli alle usanze come fossero dei must, ma non tutti alla stessa maniera a seconda delle zone e delle Comunidades.
IN CATALOGNA VIGILIA A DIGIUNO – Esempio tipico di quest’aspetto è ciò che accade a Barcellona e dintorni, e più in generale nel Levante, la parte orientale della Península. Qui, infatti, la sera della nascita di Nostro Signore praticamente non si mangia nulla. Tutti a messa, la ‘Misa del Gallo’ come viene chiamata in Spagna, poiché leggenda vuole che sia stato appunto un gallo ad annunziare la Natività. Il 25 tutti ai posti di combattimento per gustare la escudella, una zuppa a base di carne di manzo, gallina, maiale, salsicce, lardo, patate e cavolo, nella quale viene colata della pasta a forma di conchiglia, chiamata galet. Poi sotto con un bel tacchino ripieno. E con il resto della carne a Santo Stefano, si preparano i canelons (tradurre è inutile …) con besciamella. Il tacchino finisce anche sulle tavole delle Isole Baleari, mentre nelle Comunidades valenciana e murciana si conserva sì la carne avanzata, ma per preparare delle gustose polpette con pinoli, le albondigas. Lo stesso tacchino, invece, troneggia la sera del 24 su quasi su tutti gli altri deschi di Spagna. In particolare in Extremadura, ai confini col Portogallo, dove viene imbottito con cardi e frutta candita. Del resto non potrebbe essere altrimenti giacché proprio gli estremegni, primi a partire tra i Conquistadores per l’America, introdussero nel Vecchio Continente il pennuto. E a Natale a Ovest si mangiano risotto e caldereta de cordero, ossia agnello stufato e cotto con vino bianco, aglio ed erbe provenzali. Nello stesso giorno l’agnello si consuma, per la verità, un po’ ovunque. Ad esempio in Aragona, ove, cotto al forno con patate e cipolle dolci, viene chiamato ternasco. Altrove lo si fa alla brace, preceduto da abbondanti quantità di cavoli e cavolfiori. Ma più in generale la carne domina ovunque in Spagna, tra 24 e 25 dicembre. Non solo caprina, ma anche bovina e suina, per non parlare della cacciagione. Ciò riguarda sia le regioni dell’interno che quelle tradizionalmente più ‘marinare’ come Andalusia e Galizia. Qui, ad esempio, ci si gusta il celebre cappone di Vilalba. Tuttavia c’è spazio anche per il pesce, in zuppa o cotto al forno. Nel País Vasco, e non solo, ecco il famoso besugo, baccalà spruzzato con limone. E non mancano altri pezzi forti quali molluschi e frutti di mare.
OCCHIO AL DIABETE! – Un altro elemento che nondimeno caratterizza la Navidad, a prescindere dalle regioni, è l’elevato consumo di dolci. E ce ne sono davvero di tutti i tipi. Il più conosciuto è il turrón, sì proprio quello che dalle nostre parti si mangia al Ponte dei Morti. Eredità, tra le tante, del dominio arabo sulla Spagna, questa bomba calorica di mandorle, noci e miele è legata alle due città in cui viene prodotta di più: Alicante, ove è più morbida, e Jijona (provincia di Valencia), nella variante tostata chiamata El Duro. Esiste anche una variante di colore giallastro a base di uova, e un’altra con marzapane e canditi tipica di Cadice. Ecco, il mazapán, altro tipico dolce natalizio spagnolo, altra felice introduzione della gastronomia musulmana. La sua culla è Toledo, città in cui, durante la guerra contro gli Arabi combattuta dal Re Alfonso VIII di Castiglia, le monache del monastero di San Clemente lo sfornavano come pane per foraggiare i Cristiani. Notissimi sono pure il polvorón e il mantecado, non dissimili tra loro con la differenza che il secondo, oltre a farina, lardo e zucchero, prevede l’aggiunta delle uova, il che conferisce una maggior consistenza. Per gli andalusi in particolare è una delizia, uno degli elementi migliori della loro cucina. Il primo invece si scioglie in bocca, quasi in polvere (di qui il nome). Dunque, dolcezza in quantità, anche se troppi zuccheri possono avere conseguenze imprevedibili! Certamente il sapore frizzante e secco di un ottimo Cava catalano ammorbidirà il sapore mieloso dei dessert. E forse chi non è spagnolo, ma è pur sempre attratto dalle delizie di questa terra, magari non verrà attratto banalmente dai soliti posti esotici e si convincerà a trascorrere un Natale diverso, nella passionale terra dei toreri. Che tale resta anche d’inverno.
¡Hasta la próxima!


