Tifosi delusi:”Sarri vuole fare lo scienziato, va a finire che rimpiangeremo il chiattone…

Viaggio al centro di Napoli tra i tifosi delusi dopo Reggio Emilia

La notte è fatta per amare, questo era il ritornello di una stupenda canzone degli anni 60/70, ma l’autore della stessa, quando l’ha composta, non pensò minimamente che la stessa ascoltata da un tifoso del Napoli dopo una sconfitta bruciante, come quella di Reggio Emilia con il Sassuolo, avesse tutto un altro sapore.

Insonne, agitata, questa è la nottata dei napoletani, incazzati fino all’inverosimile, noi siamo andati in giro per la città, senza chiedere, ma ad ascoltare, il risultato è racchiuso tutto in una frase che tanto campata in aria non è: “Chiste o è nu scenziato o nun capisce niente e pallone”.

Piazzetta Augusteo, all’uscita della funicolare un gruppetto di persone discutono animatamente non curandosi di regolare il tono della voce, la rabbia monta ed il cuor non ne vuol sapere: “Don Gennà, ma se stanno insieme da quaranta giorni ed abbiamo visto solo un quarto d’ora di gioco, per vedere novanta minuti dobbiamo aspettare dopo la befana”?

Ragionamento logico, se poi aggiungiamo noi che il nostro Sarri ha aggiunto: “Mi meraviglierei se a fine campionato il Sassuolo non fosse al settimo, ottavo posto in classifica. Giocano insieme da tre anni, hanno lo stesso allenatore, schemi a memoria, noi siamo all’inizio.”

“Rafè, meno male che a porta ci sta Pepe Reina, o si no sapete quando ne pigliavamo… Mo va trovando quello che il Milan non ha riscattato dall’ Empoli, quel Saponara, ha detto che deve fare il trequartista. Ma sto punto il presidente perché non gli piglia tutto l’Empoli che fa piu’ presto?”

Credetemi, discorsi del genere fanno impazzire, la semplicità della gente nel commentare e sfogare la propria rabbia è unica, ma non finisce qui, scendendo Via Toledo e raggiungendo Piazza Trieste e Trento, altro capannello, altri discorsi, ma stesso contenuto, ma quello della conferenza stampa è stato il fiore all’occhiello: “Pasquale ma tu hai visto come si è presentato a parlare in conferenza stampa? Con i pantaloncini corti e l’asciugamano, ma che stava venendo dal lido mappatell’, poi parlano di diritti d’immagine, non ho visto se teneva gli zoccoli, gli mancava poi solo la merenda sotto braccio”

Questa fantasia, i loro discorsi coloriti, cancellano ogni delusione, anche se dicono tantissime verità, tante volte sento dire: “Sono chiacchiere da bar, noi facciamo calcio, i commenti lasciamoli ai tifosi, noi abbiamo il diritto di agire”, ma quante verità nascondono queste chiacchiere, arrivano all’obiettivo senza girarci intorno, hanno un cuore, vanno diritti alla meta senza guardare in faccia a nessuno.

Attraversiamo piazza del Plebiscito, raggiungiamo il palazzo della Regione Campania, altro capannello, altri discorsi, ma il leit-motive è sempre lo stesso:” Caspita abbiamo fatto la prima, ci lamentavamo che quello sbagliava l’approccio, poi gli dava due strilli nello spogliatoio e cominciavano a giocare in un altro modo, questo manco questo ha fatto, Vitto’ qua va a finire che ci piangiamo il chiattone”

Chiara l’allusione a Benitez, vuoi vedere che già si inizia a rimpiangere il recentissimo passato? Il tifoso è così, il tifoso vuole vincere, al tifoso non interessa il diritto d’immagine, il tifoso vuole giocatori di spessore, vuole i top-player come li chiamiamo noi, vuole gente che s’impegni alla morte per conquistare il trofeo, piccolo o grande che sia, ha voglia di gioire, di urlare:”Aggiù vinciute pur’io”, questo vuole la gente, di discorsi amministrativi non sa che farsene, dei programmi, dei contratti non ne vuol sentir parlare, vuole il calciatore, vuole il campione in grado di farlo gioire e vivere sette giorni su sette la sua favola più bella, una favola chiamata Napoli, se Voi siete impegnati a compilare trecento fogli di contratti con postille, non fatelo sapere a Don Gennaro, a Raffaele, a Pasquale e Vittorio, questi s’incazzano e sputano sentenze, ma senz’appello, perché sono tifosi del Napoli, tifosi veri.

                                                                                                                    Claudio Mellone

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