La “doppia fase” di Ancelotti: tutti i volti del “nuovo” 4-4-2

Anche se legittimamente ha cercato spesse volte di negarlo per proteggersi dagli attacchi mediatici che da tempo lo stavano colpendo, quello trascorso è stato un anno di transizione per Carlo Ancelotti. E’ corretto chiamarlo così: un allenatore come lui che accetta quasi volutamente di non vincere alla prima stagione, ci fa capire (e lo stiamo capendo soprattutto adesso, con l’attuale mercato) che l’obiettivo della vittoria era stato posticipato di 12 mesi. Prima c’era da portare a termine un’altra missione: valutare la profondità della rosa. Una espressa richiesta del presidente De Laurentiis, convinto che il Napoli possedesse già in organico, ma che Sarri non utilizzava, i giocatori necessari da alternare ai titolari senza che la squadra tutta perdesse di competitività. Si è trattato ovviamente di una scelta consapevole e condivisa da tutti, d’un percorso che per forza di cose è stato a tratti faticoso e complicato: ha richiesto del tempo, delle partite non vinte, alcune perse malamente. Ancelotti ha ruotato numerosi calciatori, cambiato moduli e filosofia.

Questa fase è terminata. Ha permesso ad Ancelotti – che c’ha rimesso tantissimo, dunque ora è chiamato a riprendersi il terreno della credibilità tecnica – di capire i limiti di alcuni interpreti e di applicare la sua idea a molte di quelle pedine che evidentemente si sono ritrovate fuori ruolo. Ne sta cominciando un’altra di fase. I nomi che circolano, e che potrebbero realmente arrivare, sono la certificazione che Carletto stavolta c’è, sta partecipando direttamente alle operazioni che dovranno portare all’allestimento d’una squadra più forte e all’altezza delle rivali che si rinforzeranno. Sono profili che individualmente fanno la differenza e possono aiutare anche lo zoccolo duro a meglio interpretare il calcio di Ancelotti.

Da quale impianto si ripartirà? Presto lo scopriremo. Dal 6 luglio, a Dimaro: allenamenti, partitine, sgambate e amichevoli più o meno significative ci aiuteranno a scoprire lo schieramento che Ancelotti intenderà adottare per il suo nuovo Napoli. In attesa di Manolas, James Rodriguez e probabilmente qualcun altro, le idee chiare il Napoli e il suo allenatore hanno dimostrato di averle avute già a cominciare dal primo e al momento unico acquisto ufficiale, Giovanni Di Lorenzo. Un “quinto” di centrocampo di corsa e qualità, che prenderà il posto di Hysaj: non contento delle prestazioni dell’albanese, uno di quelli che ha sofferto più di tutti l’avvicendamento da un calcio “di sistema” e ripetitivo, basato sulla memorizzazione continua di automatismi collaudati, ad un calcio di posizione all’interno del quale spiccano (o meno) le caratteristiche dei singoli, Ancelotti potrà contare su un giocatore che spinge parecchio, ha gol e assist nei piedi e una discreta gamba per arare la fascia.

Il Napoli avrà a disposizione un pacchetto – ancora da completare – di esterni esplosivi e di grande dinamicità: insomma c’era bisogno di un prototipo “alla Ghoulam” anche a destra, capace di dare ampiezza ad una corsia storicamente appannaggio di due giocatori di contenimento, Hysaj e Callejon, coppia sin troppo lineare e pertanto poco creativa in costruzione, che se da un lato garantisce un certo equilibrio tattico, dall’altro costringe lo sviluppo dell’azione a passare quasi mai da loro. A centrocampo le maggiori certezze: accantonato il 4-3-3 dopo la famosa debacle di Genova con la Sampdoria, tra le priorità di Ancelotti non c’è la ricerca di un regista – l’ha detto chiaramente; plausibile allora che si continui a virare su un poker di mediani abili nella interpretazione della doppia fase, nonostante sia Zielinski che Allan, e pure Fabian (per come opera nella Nazionale spagnola maggiore), sarebbero praticamente tutti e tre delle mezzali.

Da monitorare la situazione Allan, tecnicamente l’unico incontrista del reparto, al netto di Diawara – in uscita – e del rientro di Rog dal prestito al Siviglia ma sicuro partente: in caso di permanenza consentirebbe ad Ancelotti di dare seguito ad uno degli ultimi esperimenti visti nel finale dello scorso campionato. A Ferrara, contro la Spal – in cui peraltro fu decisivo segnando il primo dei due gol-vittoria – sin dagli scampoli iniziali balzò all’occhio il fatto che occupasse una posizione diversa dal solito: invece d’affiancare l’altro centrocampista centrale, nella circostanza Fabian mentre Zielinski era più avanzato, quando il Napoli impostava la manovra dal basso il brasiliano agiva da “terzo” di difesa, sulla medesima linea di Koulibaly – perno della retroguardia – e Luperto a chiudere la cerniera. Una soluzione originale che a volerla chiamare coi numeri potremmo sostenere si trattasse di un inedito 3-1-4-1-1: squadra interamente proiettata in avanti, con la mentalità europea – moderna – di sovrapporre contemporaneamente entrambi i terzini e creare tanta densità nel mezzo grazie agli esterni d’attacco che s’accentrano.

Di fatto il Napoli ha a disposizione più d’una rivisitazione del 4-4-2, che oramai tale rimarrà solo quando il pallone ce l’avranno gli avversari. In tutti gli altri casi, anche a seconda dello schieramento contrapposto – a dimostrazione della grande versatilità del calcio di Ancelotti -, l’interpretazione dei momenti e le iniziative estemporanee di ogni uomo faranno la differenza. Per intenderci, e tanto per tornare ai due nomi caldi di cui sopra – ci riferiamo a Manolas e James -, non sarebbe un azzardo pensare al greco – al fianco di Koulibaly – e al colombiano – nelle vesti del “dieci”, del classico rifinitore alle spalle della punta – completare una sorta di 2-4-3-1: due difensori vecchio stampo, come appunto Manolas e Koulibaly, straordinari in marcatura e talmente veloci da non doversi preoccupare di tenere la linea molto alta e lasciare tanto campo dietro, e poi la fantasia e l’estro del genio sudamericano.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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