SONO RIMASTI A MARASSI

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Qualcosa è cambiato. O forse non è cambiato nulla. E, più semplicemente, quella squadra che tre sere prima aveva incantato a Genova è rimasta proprio lì, a Marassi. In quello spogliatoio in cui alla fine del primo tempo Mazzarri non voleva rientrare, tanto gli sembrava perfetto il Napoli visto in campo. Se invece il Napoli avesse giocato come contro il Chievo, nello spogliatoio ci sarebbe tornato di corsa, con buona pace del custode che avrebbe dovuto raccogliere i cocci di armadietti e panche. O forse no?Il dubbio resta, almeno a sentire l’allenatore del Napoli dopo un rovinoso 1-3 subito dal piccolo grande “Ceo”. La sua squadra – ha detto – ha perso a causa di errori dei calciatori, ma soprattutto per colpa dell’arbitro. Il refrain, insomma, è il triste refrain post-sconfitta. E’ il pianto per un braccio galeotto o per un rigore non visto, forse perché è più facile lamentarsi delle colpe altrui che delle proprie. Sono le solite recriminazioni che si sentono dalla voce dell’allenatore quando il Napoli perde. Già, perché quando si perde parla solo il tecnico. Ma anche Mazzarri, in verità, ci deve delle spiegazioni.

La malizia genera l’illazione, la statistica la domanda. La prima: perché questa squadra ha subito sette gol in quattro gare, di cui ben cinque in casa? Troppi, decisamente troppi per un Napoli  che punta a “crescere e a migliorarsi”.La seconda: perché contro la Sampdoria si gioca in quinta e con il Chievo in prima? Da una domanda tecnica ad una retorica: chi è responsabile dei cali di tensione di una squadra che dovrebbe avere una “mentalità europea”?La terza: se il Chievo per gestire il risultato è ben contento di gettare nella mischia Fernandes, Thereau e Sardo, il Napoli può accontentarsi di inserire Sosa e Dumitru per cercare di pareggiare o vincere la partita “grazie alla sua anima”?

Sarebbe bello se Mazzarri rispondesse a queste domande ed evitasse di ricorrere ai “se” e ai “ma”: anche questo aiuterebbe la squadra a crescere. Al resto penserà lui: si è guadagnato sul campo e proprio attraverso i risultati credito e fiducia, ma talvolta è preferibile un allenatore che ride con la giacca piuttosto che un tecnico che piange in maniche di camicia. A lui abbiamo chiesto anche troppo, perché sappiamo che comunque vada ci mette sempre la faccia. Alla società vorremmo chiedere altre cose, ma dobbiamo aspettare la prossima vittoria: quando si perde, c’è sempre fretta di tornare a casa.

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