Se Benitez diventa il primo avvocato di Sarri

“Fare calcio a Napoli è difficile”, negli ultimi mesi ha quasi superato “non ci sono più le mezze stagioni”. Un refrain, purtroppo, sacrosanto: il Napoli è in Europa da sei anni consecutivi, dal 2012 ad oggi ha messo in bacheca tre titoli e vanta in rosa dei nomi alla ribalta del calcio mondiale, eppure il clima che accompagna la squadra è quello di una nobile decaduta che lotta per la sopravvivenza. Quello, insomma, che chi è nato negli anni ’80 ha dovuto vivere fino all’avvento di De Laurentiis. Certo, di aspetti da migliorare ce ne sono (e tanti!): dalla questione stadio alle strutture del club, passando per un calciomercato che, puntualmente, lascia l’amara sensazione di non riuscire a completare un organico sempre di buon livello. Ma, probabilmente, la voglia di contestazione o peggio l’indifferenza verso la maglia azzurra sono eccessive.

Ad avvelenare ulteriormente l’aria calcistica partenopea, come da tradizione, ci ha pensato anche la vecchia diatriba tra gli innamorati dell’allenatore volato via (le famigerate “vedove”) ed i sostenitori a prescindere del nuovo arrivato. Intendiamoci, situazioni del genere non si vedono solo a Napoli (a Madrid, per esempio, esistono ancora i Mouriñistas) e, in fondo, il fatto che la tifoseria sia spesso spaccata in due è quasi fisiologico. Napoli è una delle pochissime metropoli europee con una sola squadra di calcio, le sue diverse e molteplici anime difficilmente possono andare sempre d’amore e d’accordo. In questo caso, però, c’è una piccola incongruenza.

Chi ammira Rafa Benitez, in teoria, lo fa non solo per il suo calcio e le sue vittorie, ma anche per la sua cultura sportiva ed il suo stile, dentro e fuori dal campo. Quando un anno fa, dopo appena tre giornate di campionato (con una vittoria e due sconfitte) lo spagnolo venne incalzato per l’inizio balbettante – “il peggiore degli ultimi cinque anni” – rispose sorridendo: “Siamo solo all’inizio, ragionando così dopo la vittoria alla prima giornata dovevamo festeggiare il miglior avvio di tutti i tempi”.

Un ragionamento che non fa una piega e che va applicato al Napoli di Sarri. L’ex Empoli aveva avvisato tutti, vaticinando un avvio zoppicante sin da luglio; è lecito essere in disaccordo con alcune sue decisioni, o avere gusti calcistici diversi rispetto ai suoi dettami (che, peraltro, sono apprezzati anche dall’attuale tecnico del Real Madrid). Ma bocciare un progetto o addirittura chiederne l’esonero dopo soli tre turni di campionato no, non lo è.

Oltre a due titoli, qualche bel record e un po’ di delusione per il triste finale, Rafa Benitez ha lasciato in eredità a questa città anche tanti messaggi, condivisibili o meno a seconda dei gusti. Chi lo ha apprezzato davvero, ricorderà quante volte anche lui ha provato a far comprendere alla piazza che “la idea” del suo calcio aveva bisogno di tempo (ricordate la famosa percentuale?), che non è giusto demolire un progetto per qualche risultato negativo, che Napoli, se vuole vincere, ha bisogno di restare unita, “spalla a spalla”. Cambiare opinione è difficile, a volte ci si impone di non farlo quasi per orgoglio e così nascono i partiti degli irriducibili, pronti a scontrarsi di settimana in settimana con la fazione rivale. Eppure, spesso, rivedere la propria posizione anche leggermente, regala grandi soddisfazioni. Ce lo ha ricordato lo stesso Sarri, col suo bel 4-3-3 visto col Brugge. Ma di questo, forse, sarebbe meglio riparlarne domenica sera.

Mirko Calemme

(Giornalista, è redattore di tuttonapoli e corrispondente per l’Italia del giornale spagnolo Diario As)

 

 

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