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Qui si mangia pane e veleno, anzi solo veleno

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A Napoli negli anni siamo stati abituati a non vincere ma almeno per tutti gli azzurri sono sempre stati una spina nel fianco.

Partiamo da questo assunto per dire a gran voce che oggi la spina si sta trasformando in piuma, e che certe domeniche più di altre, il Napoli alla Serie A riesce a fare giusto il solletico. Potremmo essere duri, durissimi, e bollare come “ridicola” la prestazione offerta dagli azzurri contro il Verona ma scegliamo un altro aggettivo: incredibile.
Sì, perché allo spettacolo andato in scena al Bentegodi farebbe fatica a credere anche il più fantasioso degli sceneggiatori.
Il Napoli, in vantaggio dopo appena nove secondi, esce da Verona con un passivo di 3-1 e con il morale sotto i tacchi. Non tanto per i tre goal quanto per la prestazione incredibilmente scadente dei suoi, tra i quali nessuno raggiunge una sufficienza piena, men che mai Rino Gattuso.

Il tanto millantato veleno più che in campo viene servito goccia a goccia al pubblico partenopeo, costretto a stare sulle montagne russe: sei goal alla Fiorentina, la triste serata di super coppa e in fine il Verona.
Potremmo scegliere di essere morbidi, giustificare il Napoli per le disattenzioni dei singoli ma non lo faremo. La colpa è tutta dei calciatori e di chi li manda in campo.

Anonimo Bakayoko e delittuoso sul secondo goal del Verona. Ad oggi il suo acquisto pare privo di senso logico, o a essere cattivi, figlio di una lenta operazione di smantellamento del centrocampo cominciata con Jorginho.
Spaesato Di Lorenzo, ben lontano da quello che era arrivato in azzurro. Che le sue prestazioni siano farina avariata del suo sacco o frutto delle scelte tecniche di Gattuso si fa fatica a capirlo. Sta di fatto che il mister calabrese sulle fasce non riesce a “cucinare con quello che ha”: dimentica chi c’è e aspetta di dimostrare – Ghoulam e Malcuit – e insiste troppo spesso con Hysaj.
In bambola Meret, sia nelle uscite che per personalità. Siamo lontani dai fasti targati Reina, uno che telecomandava i compagni come se in porta avesse PlayStation e joystick.
I problemi piccoli e grandi della difesa dipendono dall’enfant prodige o dal fatto che Gattuso ha messo in scena un valzer tra lui e Ospina che non da solidità al reparto?
La risposta ormai, dopo quattordici mesi, sembra abbastanza chiara.
Dulcis in fundo l’attacco: vivo grazie alle prove dei singoli, tra i quali però non c’è un Cavani o un Higuain. Due che oltre a segnare avevano sempre gli occhi iniettati di sangue o veleno, parola che sappiamo a Gattuso piace di più.

“Il veleno” è il leitmotiv della gestione Gattuso,  sulla quale cala lo spettro del recente passato in un’ideale linea di continuità tra maestro e allievo. Allora a chi conviene non staccare la spina e dire “basta scendete che su queste montagne russe non si diverte più nessuno”?
La grande verità, e come giornalisti lo andiamo ripetendo da mesi, è che questa squadra andrebbe rifondata partendo dall’area tecnica: dov’era Gattuso quando sono stati spesi venticinque milioni di euro per Lobotka e Demme? E per gli ottanta milioni portati in dote in Francia per Oshimen? Il suo parere è valso a qualcosa?
Perché Ancelotti è stato tacciato di aziendalismo, un concetto tanto caro alla dirigenza, e non possiamo far a meno di chiederci dove sia la società oggi che “il patrimonio” Meret viene svalutato di partita in partita con l’assurdo fuori-dentro di Gattuso?

Sono tante le questioni sulle quali discettare, e la maggioranza riguardano le scelte dell’area tecnica, ma in questo momento preme spingere l’acceleratore su un solo punto: l’allenatore non sta funzionando.
E non perché non vi sia una squadra mediamente competitiva, ma per incapacità manifesta di leggere le partite portate avanti più con la voglia di non perdere che di vincere.
E senza coraggio nel mondo, non solo nel calcio, non si va da nessuna parte.

Resta da capire quanto tempo voglia dare De Laurentis a Gennaro Ivan Gattuso, sembra che una “voce di dentro” stia spingendo il patron verso l’esonero, si parla di contatti con Benitez. Sono tante le questioni sul piatto e le voci che si fanno sempre più insistenti di un addio anticipato tra Ringhio e il Napoli.
Quelle voci vengono dai tifosi, dai siti e dai giornalisti  – che più o meno civilmente esprimono delusione e amarezza – ma soprattuto dal campo.

A Gennaro Gattuso il campo non sta dando ragione e anche se romanticamente si spera in una svolta positiva, un moto d’orgoglio, sarebbe meglio dirsi “addio” oggi. Dando la possibilità a un altro di dimostrare che le voci sbagliavano o di confermare che i problemi di questo Napoli sono molto più profondi e siedono su poltrone di pelle e scelgono le sorti e  quanto veleno debba bere ancora il popolo partenopeo.

 

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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