NON GIOCO PIU’

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Fare e disfare. Avevo già in canna il colpo per l’episodio della settimana, il non-caso di Marchisio che dice di odiare Napoli sollevando un polverone che neanche la Dakar. Argomentazioni inattaccabili a difesa (sì, avete letto bene, a difesa) dello juventino, che non è padrone di avere sulle scatole chi gli pare solo perché da queste parti, ammettiamolo, siamo un po’ permalosetti. E incoerenti, pure. Immaginate se la stessa cosa l’avesse detta Paolo Cannavaro su Torino. Santo subito, con buona pace del razzismo e del rispetto per gli avversari. Insomma, era già in cantiere un’arringa in piena regola per schierarsi col nemico, con lui e con la libertà di opinione e di antipatia. E invece.

E invece poi l’ottimo Presa Diretta su Rai Tre ha nuovamente alzato il coperchio di un vaso di Pandora che stavamo provando a chiudere; l’effetto è lo stesso di quando rivedi una donna che ti ha tradito a più riprese: inevitabile il torcimento di budella già piuttosto provate dall’incorreggibile disonestà di un popolo che da sempre è più bravo ad accusare il prossimo (specie se ricco e potente) che a guardarsi allo specchio. Il Calcioscommesse è un po’ la cartina di tornasole di questa tendenza alla rabbia feroce contro qualcosa di cui siamo corresponsabili, prima che vittime. È dura rivedere le brutte facce di quei delinquentelli da spogliatoio che ora fanno i nababbi e perfino i martiri. Fa rabbia, fa tanta rabbia. Una rabbia furibonda che ti sale dalla bocca dello stomaco e ti spinge ad urlare, ad augurargli le peggio cose, perché in fondo è sulla nostra passione che certi vermi hanno lucrato e banchettato. Da brividi la storia del broker bulgaro ucciso, a dir poco inquietante quella di Aronica, Sculli e la ‘ndrangheta. Ma sono i tumori di un sistema che noi stessi foraggiamo. In realtà si regge tutto sulle spalle dei poveri ingenui che continuano a scommettere, e perdere, perché non possono sbirciare dietro le quinte. È grazie agli sprovveduti che anche i bookmakers chiudono più di un occhio su un “bug” che tutti conoscono da sempre ma che nessuno contrasta. Sprovveduti come il sottoscritto. Personalmente non ho mai disdegnato la scommessina di cinque euro sui risultati della serie A, aggiunge un pizzico di sale in più alla giornata di campionato. Ma non vinco mai, sono scarso, superficiale e anche un po’ sfigato. Soprattutto fesso.

Ebbene, ho deciso che dalla prossima settimana non gioco più, a costo di morire di noia ma io non ci poso più un euro. Pensate se tutti i delusi, tutti i disgustati evitassero di giocare ancora: in quanto tempo l’impalcatura di quote e soldi virtuali imploderebbe?  Un campionato senza più scommesse, un sogno purtroppo irrealizzabile, ma tutt’altro che folle. Secondo voi potremmo ancora guardare le partite senza scommetterci più un centesimo? Assolutamente sì. Proviamoci.

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