NON E’ UNA SQUADRA PER VECCHI. SALVO ECCEZIONI…

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Non è un paese per vecchi. È il titolo di un romanzo, è il titolo di un film. Ma è anche, parafrasata, una delle frasi preferite dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Il quale si aggrappa a questo concetto per esprimere la volontà di cambiare il calcio italiano, che da una vita è alle prese con i soliti immarcescibili matusa. Una linea verde che il DeLa ha portato avanti anche per la sua squadra, varando quel famoso “progetto giovane” che ha portato alla ribalta calciatori come Lavezzi, Hamsik e Gargano. L’unica incoerenza è che a guidare i ragazzi terribili azzurri, fino a un mese fa e per quattro lunghi anni, c’era l’allenatore più vecchio della serie A, non solo di età ma anche di idee calcistiche. Ma questa è una storia che ormai (fortunatamente) fa parte del passato.

L’attualità presenta un nuovo tormentone, sulla stessa falsariga gerontofobica di una buona metà delle esternazioni aureliane. Cannavaro sì, Cannavaro no. La tiritera si protrae addirittura fin dai tempi della B, quando il Napoli era ancora una signorina in età pre-puberale e qualcuno pensava che il signor Pallone d’Oro in carica la avrebbe sposata per puro amore della maglia, retrocedendo e rinunciando alla vagonata di milioni di euro offerti dal Real. Sarebbe stata pura follia pretendere dal capitano della Nazionale una simile discesa negli inferi, all’apice del percorso di vita. Ora che l’uomo Cannavaro è maturo e pronto per accasarsi e che la donna Napoli è una signora fatta e finita il matrimonio s’avrebbe da fare, se non fosse per il veto del suocero geloso. Il quale pensa che lo sposo sia un po’ troppo anziano per prendere una così bella e fresca moglie e gli ha neanche troppo gentilmente indicato la porta. Fabio è vecchio per il Napoli, questo il DeLa-pensiero. Un pensiero irriverente che ha giustamente mandato su tutte le furie il calciatore e buona parte dei tifosi azzurri, che già speravano di vedere il Cannavaro “originale” al fianco del meno illustre fratello. Anche se, a dirla tutta, parte di quella buona parte sognava di vedere Fabio al posto di Paolo, piuttosto che al suo fianco…

Posto che in questo sistema ballerino, in cui la parola data nel bene o nel male conta quanto il due nella briscola, si può anche pensare che quella del Presidente sia solo una mossa al ribasso, per convincere il titolato difensore a venire a Napoli alle condizioni della società, ovvero a stipendio “normale”. E non si può certo escludere che alla fine il matrimonio si faccia lo stesso, solo con meno soldi e più sentimenti. Certo però che se le parole di De Laurentiis corrispondono alle sue reali intenzioni significa che questa disastrosa stagione non gli ha insegnato proprio nulla. Perché anche i muri hanno capito che probabilmente il primo problema del Napoli, quando si è impantanato tragicamente dopo i fasti autunnali, è stato l’assenza di un uomo di esperienza e carisma in campo che traghettasse gli imberbi giovanotti azzurri fuori dalle cattive acque. Qualità che Fabio Cannavaro ha da vendere, senza considerare il prestigio che restituirebbe all’intera piazza vederlo con indosso quella maglia cui (per colpe non sue, ricordiamolo) ha dovuto rinunciare troppo presto. Chi l’ha visto giocare ha capito che il fisico perde colpi ma la tempra è sempre identica, e c’è da scommettere che prima di svernare potranno passare almeno un paio d’anni. Ecco perché Aurelio farebbe bene a fare un passo indietro, riconsiderando l’idea di portare Cannavaro a Napoli. A patto, però, che Fabio oltre alla mano sul cuore se ne metta anche una sul portafogli e venga incontro alle esigenze societarie. Altrimenti, se pagata a peso d’oro, che scelta di cuore è?

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