NAPOLI POCO BRILLANTE AL ‘LETNA’, MA BASTA LO 0-0: E’ QUALIFICAZIONE
Contro lo Sparta Praga gli azzurri faticano e giocano maluccio nel primo tempo. Nella ripresa, però, resistono al forcing dei cechi e sul finire del match creano pericoli. Il punto vale i sedicesimi di EL
SPARTA PRAGA (4-3-3): Stech; Kaderabek, Brabec, Holek, Nhaimonesu; Husbauer (72’ Prikryl), Marecek, Matejovsky (90’ Vacek); Dockal, Krejci, Lafata (Vorel, Pamic, Svejdik, Kovac, Schick). All. Lavicka.
NAPOLI (4-2-3-1): Rafael; Mesto, Albiol, Koulibaly, Britos; Gargano, David Lopez; Callejon, Jorginho (77’ Ghoulam), Hamsik; Higuain (68’ Duvan Zapata) (Andujar, Henrique, Maggio, De Guzman, Inler). All. Benitez.
Arbitro: Marriner (Inghilterra)
Guardalinee: Child (id.) – Kirkup (id.)
IV uomo: Beswick (id.)
Arbitri addizionali: Mason (id.) – Friend (id.)
Ammoniti: 46’ Matejovsky (S), 61’ Brabec (S).
Recupero: 1’pt, 3’st.
Serviva almeno un punto per gridare ‘hurrà’ e andare ai sedicesimi di Europa League, e il benedetto punto è arrivato. Eppure saremmo eretici se dicessimo che il Napoli l’ha ottenuto alla grande e senza sudare contro lo Sparta. Non che i ragazzi di Benitez abbiano sofferto, per carità, ma non sono stati per nulla spumeggianti, pur provando a tratti a conseguire il bottino pieno sebbene non in maniera convincente. Nel primo tempo le scorie post-Cagliari, l’assenza di ordine a centrocampo e la scarsa vena del reparto offensivo (tra poco vi diremo di più in tal senso) hanno finito per incidere e non poco sul rendimento del Ciuccio. Col passare del tempo i ragazzi di Don Rafè, pur messi in difficoltà dai bravissimi cechi, hanno ripreso quota chiudendo il match in surplace e rendendosi addirittura pericolosi. Dagli ultimi dieci-quindici minuti, dall’improvviso risveglio di un Hamsik fin lì dormiente, dal buon slancio di Zapata e dalla positiva impressione prodotta da Ghoulam, non si può che ripartire. Il resto, ossia ciò che è accaduto in precedenza, spingerebbe alla riflessione.
BRUTTINI ANZICHE’ NO – Nel Napoli ‘continental version’ due grosse novità: primo, Mesto in campo dal 1’ sulla fascia destra al posto di Maggio confinato in panca (e a sinistra c’è Britos); secondo, Jorginho parte trequartista centrale con Hamsik schierato a sinistra in luogo di Mertens. Altra mezza sorpresa: punta unica è Higuain e non Zapata. In difesa torna Albiol. Sull’altro fronte Lavicka mette mano a un 4-3-3, con in attacco il temutissimo Lafata, uno spauracchio per ogni difesa, affiancato da Krejci e Dockal. E proprio sui piedi di quest’ultimo capita, al 5’, la prima palla-goal principale per lo Sparta: Rafael devia in angolo, ma tante grazie all’errore del distratto Koulibaly, leggerino nell’impostazione della manovra da dietro. La chance per i padroni di casa suona quasi come un memento per un Napoli che fin dall’avvio stenta a prendere le misure alla squadra di Lavicka, veloce e intensa nella corsa e dinamica soprattutto sulle fasce. Quella destra in particolare, ove lo scattante Kaderabek mette in difficoltà Britos in più di un’occasione. Tuttavia anche al centro i cechi non scherzano, ed è proprio dalla zona centrale che ha origine un’altra occasionissima: Husbauer viene dimenticato da Gargano e tira di destro a controbalzo, la palla si ferma sulla traversa, Lafata si tuffa (in offside ?) e Rafael compie il miracolo evitando lo 0-1 con un colpo di reni. E’ il minuto 17, numero mai così fortunato. Non fortunate sono, invece, le operazioni offensive degli azzurri. Lopez fa il regista e se la cava benino, parimenti al suo collega uruguagio nei panni di incursore; entrambi però cozzano più volte contro il muro granata dello Sparta. I problemi peggiori sorgono lì davanti, poiché Higuain predica nel deserto, Jorginho si danna ma Callejon e Hamsik non lo seguono. Calleti tende ad accentrarsi danneggiando così la propria corsia di competenza; Marek è un ectoplasma: arriva molle su ogni palla, rallenta il giro e sbaglia controlli e appoggi. Non è un caso che gli unici due tiri in porta partenopei arrivino proprio dai due mediani: quello di Gargano (15’) è una telefonata a Stech, quello di Lopez (25’) rischia di colpire gli inservienti dietro la porta. Ed è tutto dire. Nulla da eccepire invece sulla prestazione positiva offerta dai beniamini del Letnà. Abbiamo parlato di Kaderabek, ma anche Nhaimonesu sull’altra fascia mette in ambasce Mesto e Callejon; e i due esterni vengono aiutati dai loro compagni più avanzati Krejci e Dockal, mentre Husbauer e Marecek a centrocampo giostrano il possesso con precisione. Bruttino il Napoli, incapace di venire fuori e di non giocare sotto ritmo, con un baricentro estremamente arretrato. E a sei minuti dal riposo arriva una nuova occasione per i cechi: sventagliata di Kaderabek, Albiol la spizza, Krejci imbrocca il tiro-cross e l’ex difensore Real salva Rafael di testa. Allo scadere il solito Kaderabek viene lasciato solo su angolo di Dockal: palla fuori di molto. Meno male: chissà quanto si sarebbe arrabbiato Rafa se gli azzurri avessero chiuso sotto di una rete ….
GRAN FINALE – Magari i partenopei avranno fiutato puzza di bruciato negli spogliatoi, e difatti in avvio di ripresa sembrano mostrare un altro piglio. Callejon indovina il corner buono, Albiol fa da torre, ma Lafata s’imrovvisa stopper e allontana la minaccia (48’). Ancora Calleti approfitta di un rimpallo favorevole su invito aereo di Lopez e tenta il destro, murato però da Holek (52’). La gara, seguendo un copione già presente nella prima frazione (quanti colpi proibiti! Mister Marriner non li nota tutti…), prende una piega combattuta e fisica, e il Napoli sembra forse più calato nell’agone rispetto a prima. Ma da parte degli azzurri non mancano errori, sia al momento di manovrare che di difendere. Anzi, qualche pasticciaccio brutto (qualche, eh …) capita anche negli ultimi venti metri, sicché rischiano di aprirsi corridoi per le folate di Kaderabek, Nhaimonesu, Matejovsky e Dockal. Fortunatamente le toppe al buco arrivano sempre in tempo, con l’impegno di tutta la linea difensiva e la gentile collaborazione della mediana, e di conclusioni a rete dalle parti di Rafael non se ne vedono per un bel po’. Almeno finché al 75’, raccogliendo una respinta da corner, Holek spara da fuori area, Mesto smorza e il brasiliano smanaccia con un bel riflesso sulla traversa, dopodiché blocca il colpo di testa di Nhaimunesu, finito comunque in fuorigioco. Intanto, quando al gong manca ancora tempo, Benitez decide di preservare per Genova il Pipita, mai pericoloso, gettando nella mischia Zapata. Lavicka gli risponde togliendo Husbauer e inserendo Prikryl. Poco dopo tocca a Jorginho lasciare il campo al posto di Gholuam: Hamsik finisce sulla trequarti e l’algerino agisce da esterno offensivo. Una mossa che nelle ultime battute pare dare una svegliata al Ciuccio, il quale si scuote dal torpore trovando il tempo di provocare apprensioni a Stech. Mesto indovina il traversone buono in piena area, peccato che in spaccata prima Zapata poi Ghoulam non riescano a colpire la boccia (77’). Koulibaly irride Kaderabek con una ruleta (wow!), scambia con Hamsik al limite e tira a lato di destro (80’). Angolo di Callejon, torre ancora di Albiol e Marekiaro ci arriva sempre di testa: alto (82’). Lo Sparta pare mollare gli ormeggi e cerca il break, dopodiché Zapata ruba palla, lancia la volata a Callejon, ma lo spagnolo, anziché sfondare, attende che arrivi Hamsik ai sedici metri: alle stelle il destro dello slovacco (85’). Eccezion fatta per il pericoloso spiovente di Marecek, finito di poco oltre la traversa (86’), i cechi non pungono più. E nel finale il Napoli cresce ulteriormente: a un minuto dal 90’ Hamsik pesca il capoccione di Zapata, ma il colombiano manca il bersaglio. In pieno recupero Stech deve uscire se non vuole che Lopez sfrutti alla meglio una punizione di Ghoulam; e poco dopo ancora Marek si libera con un tunnel (ariwow!) di Marecek, poi tenta l’impossibile da posizione defilata, mandando la sfera sull’esterno della rete. Stop! Il bel finale, sommato a un atteggiamento meno passivo che nel primo tempo, non cancella nel complesso la scarsa brillantezza mostrata nell’arco dell’intero match. In attesa di pensare alla Sampdoria (e allo Slovan: bisogna vincere!), godiamoci il passaggio al turno. E pensare che per qualcuno questa Europa League era solo una coppetta ….


