MI SCAPPA LA PIPI’
Orrore e sgomento. Queste le reazioni di tanti amici con la vescica elastica e la prostata a prova di bomba quando sono venuti a conoscenza del fatto di cronaca più importante della serata di domenica. Sì, anche più della tripletta di Cavani o della qualificazione in Champions. Perché a noi ci possono anche chiamare terroni, ma abbiamo inventato il bidet e soprattutto conosciamo la differenza fra un wc e un ascensore. Con decenza parlando, “neapolitans do it better”.
Sempre con decenza parlando, per quanto mi riguarda invece è da ieri mattina che me la sto facendo addosso, sì, ma dalle risate. Pensate alla scena tragicomica di questo distinto signore che se la tiene da tre ore in uno stadio che non è il suo; roba che già trovare una connessione decente è un’impresa, figuriamoci scovare un bagno. Provate a pensare un attimo al conflitto interiore che avrà spinto un uomo a slacciarsi i pantaloni e a farla lì, su due piedi, in quell’ascensore luigiquattordici che collega l’area stampa con l’anticamera della mixed zone. I più cattivelli denunciano una profanazione volontaria, i più maliziosi azzardano invece che lo sventurato potrebbe aver fatto un po’ di confusione fra dov’era e dove doveva essere. In realtà la storia – secondo l’immaginazione di chi vi scrive – è molto più semplice, pur nella sua drammaticità. Non ce la faceva più e si è liberato lì, senza pudore, in barba ad ogni convenzione sociale. Provate un attimo ad immaginare l’imbarazzo enorme nel constatare che amici e nemici erano tutti lì, allibiti e pronti a segnalare il fatto alle autorità; la vergogna mista a quell’intima consapevolezza che tutto sommato ne è valsa la pena. No, non può esserci davvero un intento vandalico o dimostrativo nel farla in un ascensore, specie se sei in una rispettabile tribuna stampa. Fidatevi di un ottimista: le cose sono andate proprio in questo modo, comiche e tragiche allo stesso tempo, proprio come quella famosa canzone per bambini.
Mettiamola così. Vista in quest’ottica, la scusa del “non ci sono bagni in tribuna stampa” si trasforma da movente in alibi. Un alibi che peraltro ha anche un suo fondamento. In effetti i bagni ci sono ma sono dislocati in maniera cervellotica, e non è semplice per un “novellino” trovarli senza le indicazioni di chi ci è già stato. Non è una giustificazione, ci mancherebbe altro, a scanso di equivoci meglio precisare che tutte le considerazioni precedenti sono un’esortazione a prenderla con ironia, a riderci su, ché alla fine non si è fatto male nessuno. È stato un gesto deplorevole e maleducato e sarebbero opportune delle scuse umili quanto immediate. Ma può essere anche un ulteriore spunto per chi di dovere: il San Paolo va reso presentabile, dalle criticità ai dettagli, e su questo non ci piove. Né acqua né nient’altro.
