MADUNINA LACRIME E SANGUE
Obi e Menez. I marcatori dell’interessante derby di domenica sera fra Inter e Milan. Interessante più che altro da un punto di vista sociologico, per chi volesse studiare come eravamo e come siamo. Joel Obi, un ex giovane che sta assaggiando il campo solo per l’ecatombe che c’è in casa Inter, e Jeremy Menez, un non più giovanissimo scarto del PSG che al Milan ha iniziato col botto ma si è poi fermato a quel botto iniziale. I gol fra i pochi sussulti di una partita che ha regalato più emozioni sugli spalti che in campo. Che non è mai una bella cosa.
Riguardo il come eravamo, anzi il come erano, basta fare un salto indietro neanche troppo impegnativo. Quattro, cinque anni, il tempo di vedere in campo i Milito e gli Eto’o, i Pirlo, i Nesta e gli Inzaghi. Per non parlare poi di ciò che accadrebbe se spostassimo ancora più indietro il calendario. Per dire, il 6-0 milanista del 2001 o lo 0-4 interista del 2009 adesso potrebbero verificarsi solo per manifesta mediocrità della perdente, più che per forza devastante della vincente. Povero, povero, povero. Del resto sono più povere le campagne acquisti e di conseguenza anche gli obiettivi, visto che ora si annaspa per un posto in Europa League, altro che scudetto e Champions. Il Milan, ad esempio. Le operazioni nostalgia e quelle riciclaggio sono ormai marchio di fabbrica da diversi anni a questa parte, ma forse con Torres si stanno raggiungendo profondità difficilmente eguagliabili. E l’Inter? I nomi sono discreti, non eccelsi ma discreti, eppure la macchina stenta a ripartire. Risultato veramente patetico: forse non è mai accaduto che avesse più importanza il derby di Genova che quello di Milano, nello spettacolo e – udite udite – perfino negli interessi di classifica. Chissà cosa ne pensano i tifosi, che ieri si sono sbattuti come matti per inscenare coreografie fantastiche, e tutto per questa roba qui. Come se niente fosse, come se fossimo fermi a qualche anno fa. Meritano un applauso anche solo per questo.
Chi è davvero rimasto allo scorso decennio, però, sono i media. In questa settimana ha fatto davvero tenerezza l’indugio su una partita che vale poco poco, quasi non sapessero già come sarebbe andata a finire. Nostalgia canaglia, retrospettive da lacrimoni e quel pizzico di pepe in più che ha dato il ritorno di Mancini, altra operazione amarcord tutta da verificare, giusto per restare in tema. Immaginate un film con Sophia Loren oggi, nel 2014. Paginoni centrali, red carpet e servizi fotografici hot neanche fosse la Johansson. Oltre al senso di ineluttabile grottesco non vi strapperebbe un sorriso amaro? That’s all, folks.
ANTONIO PAPA


