MA LA MUSICA QUANDO LA RINNOVATE?

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Non è una questione di soldi. Non lo è mai, intanto l’oggetto del contendere dei contratti resta sempre e comunque il vile denaro. Anno più anno meno, la durata è sempre un concetto relativo se vai a gonfiare lo stipendio del tesserato che batte cassa. Problema annoso, quello dei contratti dei calciatori. I procuratori vanno sempre al rialzo e puntano a strappare il nuovo pezzo di carta firmato in calce: ci scappa la percentuale, è di questo che vivono. E i presidenti e direttori sportivi sono presi nella morsa, fra il calciatore (o l’agente?) insoddisfatto e il tifoso che non vuole perdere il proprio beniamino. Quasi sempre ostaggi, quasi mai carnefici, e quando provano a ribellarsi apriti cielo.

Chiariamoci, non è una campagna demagogica quanto idiota contro gli stipendi dei calciatori. Quelle le lasciamo ai politici e al loro cazzeggio quotidiano. Questi ragazzi valgono tanto oro quanto pesano, perché come ci fanno divertire loro non ci riesce nessuno. E il sollazzo si paga profumatamente. Qui si parla di coerenza, di buon gusto e di buon senso. Perché non è possibile che appena infilano un paio di partite decenti sono tutti subito pronti a chiedere l’aumento, manco venissero pagati a cottimo. C’è chi a mezzo procuratore piange miseria un giorno sì e l’altro pure, minacciando l’addio alla maglia se non verranno accettate le sue richieste. C’è poi chi ha imbroccato una stagione un pelino sopra la sufficienza e crede di essere Xavi o Schweinsteiger. Vogliono l’aumento, oltre al prolungamento. Lo si può capire da Hamsik o da Lavezzi, che valgono decine di milioni di euro e giustamente non si possono accontentare di 500 mila a stagione, visti gli utili che procurano alla società. Ma gli altri mestieranti, quelli che se sono in forma svolgono bene il compitino e poco più, lì ci sarebbe da trasalire ogni volta che bussano a denari. Con l’arroganza di chi pretende, per giunta. Chiedere è da perdenti, i vincenti esigono. Mai pensato che chi guadagna di più è chi ha contribuito di più alle vittorie?

Fa bene quindi la dirigenza del Napoli a tener duro su determinati rinnovi contrattuali. O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra, e se decidi di lanciarti trovati qualcuno che ti raccolga o sono affari tuoi. Per regolarizzare questo gioco al rialzo che ogni anno si ripete con calciatori che hanno accordi in scadenza fra uno o anche più anni, bisognerebbe davvero proporre una regola insindacabile: vuoi l’aumento perché giochi bene? Ok, però quando poi ricomincerai a giocare male ce li rimetti di tasca tua (e del tuo procuratore), in maniera proporzionale a quanto hai chiesto all’ultimo rinnovo. Vedi poi come ci penserebbero due volte prima di sparare cifre blu…

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