L’involuzione azzurra: da gennaio il Napoli ha smarrito se stesso

Qualificazione in Champions League, eliminato ai quarti di finale di Europa League, eliminato ai quarti di finale di coppa Italia e terzo  in un girone di Champions con Liveropol e Psg dove gli azzurri sono stati eliminati solo per differenza reti con gli inglesi. Descritta cosi la stagione del Napoli puà apparire più che positiva, ma per comprendere a meglio al meglio il periodo degli azzurri, bisogna analizzare la stagione azzurra dividendo quest’ultima in due fasi: la prima parte di stagione terminata di fatto con la trasferta di Milano del 26 dicembre e la seconda parte di stagione che vede la formazione di Ancelotti in una vera e propria involuzione. Attualmente il Napoli, considerando solo ed esclusivamente il girone di ritorno, sarebbe decimo in classifica.

Nella prima parte di stagione, Ancelotti era stato di sicuro bravo a capire che la prova di Hamsik non poteva essere il regista della sua squadra, ha abdicato il 4-3-3 di sarriana memoria e ha predisposto il suo Napoli con un 4-4-2, con l’ottima intuizione di inserire Maksimovic come esterno destro difnsivo nelle gare di Champions.

Certo non era il Napoli col gioco di Sarri, era un Napoli diverso con una sua identità, con un gioco sicuramente più in verticale ma pur sempre una squadra che aveva convinto critica e tifosi, capace di disputare tre partite di eccellente qualità con Psg( in casa e in trasferta ) e al San Paolo con Liverpool.

Poi dall’inizio del girone di ritorno, il Napoli ha smarrito la bussola, la sua vera identità ritrovata solo in rare occasioni da gennaio in poi. Attualmente la formazione partenopea, considerando solo ed esclusivamente il girone di ritorno, sarebbe decima in classifica.

In primis nel mercato invernale, il Napoli ha ceduto Rog e soprattutto Hamsik senza effettuare nessun acquisto per rimpiazzare i due calciatori andati via. Si può lasciar andar via un calciatore con un numero elevato di presenze fino a quel momento  in stagione come Hamsik senza sostituirlo? Al di là della considerazione tecnica dell’ex capitano azzurro,  quest’ultimo andava sostituito almeno da un punto di vista numerico.

Oltre alla questione mercato, alcuni giocatori fondamentali come Allan e Fabian Ruiz hanno disputato un girone di ritorno nettamente al di sotto di quanto fatto vedere nei primi mesi a Napoli, oltre all’assenza di Raul Albiol che ha inciso notevolmente sull’andamento difensivo della squadra.  Dulcis in fundo vi è e ormai il problema Insigne, che al di là della questione ambientale, da novembre in poi non è riuscito più ad incidere come fatto negli anni passati.

La gara con l’Atalanta, con meno di ventimila spettatori al San Paolo, ed un Napoli senza mordente e privo di obiettivi ha ricordato in certi aspetti il finale di stagione del secondo anno di serie A dell’era De Laurentiis, quando quel Napoli di Donadoni senza alcun obiettivo concluse quel campionato con poco seguito da parte dei tifosi.  In questa stagione, per capire come il pubblico si è distaccato dalla squadra, vi è da analizzare un dato incofutabile: da gennaio in poi, esclusa la gara con la Juve, al San Paolo il numero massimo di spettatori si  è raggiunto con l’Udinese quando i tifosi presenti all’impianto di fuorigrotta furono circa 25000.

Questa netta involuzione del girone di ritorno ha certificato definitivamente la fine di un ciclo iniziato  col mercato dell’estate del 2013.  Col prossimo mercato estivo toccherà ad Ancelotti dovrà dare la sua vera impronta al nuovo ciclo azzurro. C’è bisogno di un campagna acquisti di alto livello per giustificare l’arrivo a Napoli di Ancelotti.

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