Il ritorno del più forte d’Italia

mirko

25128, 12000, 18766. Il Napoli ha iniziato una stagione che speriamo possa diventare storica con questi numeri al botteghino, quasi impietosi per lo storico calore della piazza partenopea. Un calore, a dirla tutta, divenuto quasi oleografia negli ultimi mesi: il San Paolo, purtroppo, aveva cominciato a far paura agli stessi azzurri. Quei mugugni dopo il primo passaggio sbagliato, i fischi sin troppo frequenti anche a gara in corso, quella battaglia “anti-occasionale” che faceva quasi preferire i 25mila sostenitori ai 50mila criticoni inermi, colpevoli di assorbire preziose onde sonore diminuendo l’impatto dei cori… no, l’impianto di Fuorigrotta, da troppo tempo, era cambiato. Si era imborghesito. E non si trattò solo di risultati: già durante Napoli-Athletic di un anno fa, con una stagione (ed un preliminare) ancora tutto da giocarsi, l’atmosfera fu ostile sin dall’intervallo.

Ammettiamolo, forse le numerose stagioni tra i primi posti della Serie A, le ripetute qualificazioni europee, l’arrivo in città di nomi già affermati a livello internazionale (specialmente nel 2013), avevano insuperbito un po’ l’ambiente. Cosa che sorprese lo stesso Rafa Benitez, che s’aspettava all’ombra del Vesuvio una piazza folle d’amore pronta al sostegno nella buona e nella cattiva sorte. E che, invece, dovette fare i conti con una platea più esigente di quella, già satolla di successi, del Bernabeu.

Serviva ricominciare da zero. Un abluzione in quel mare di sacrifici e sudore che è l’humus di ogni grande impresa. Perché, sia chiaro, vincere a Napoli è questo: un’impresa immensa. Per riuscirci deve funzionare tutto, non basta una squadra forte: serve l’appoggio di tutta la piazza, dai tifosi ai giornalisti, passando per macellai e baristi. Tutti. Corrado Ferlaino invoca spesso anche

un intervento politico, ricordando quanto fosse potente la Campania negli anni ’80. Figuriamoci.

Ecco perché Sarri era la scelta perfetta (e, per fortuna, non lo diciamo solo oggi che lo sanno anche in Indonesia). Al di là del suo bel credo calcistico, Maurizio portava in dote da Empoli una gran dose d’umiltà e nessun tipo d’entusiasmo a priori. La società lo annunciò con uno scarnissimo comunicato, non ci furono conferenze stampa seguite in tutto il mondo (anzi, a dire il vero, la canonica conferenza di presentazione non ci fu proprio), né proclami. Bisognava ricominciare, partendo dall’ottimo gruppo costruito in questi anni, arricchito da 3-4 innesti perfetti e dall’idea che, quest’anno, bisognava partire dalle retrovie, in silenzio.

Ed il San Paolo lo ha capito, si è evoluto in questo percorso di redenzione. I mugugni degli anni scorsi, protrattisi fino alla sfida con la Samp, sono spariti. Direte voi, facile con questi risultati: siamo d’accordo, ma ormai poco importa come si sia riusciti a recuperare questo imprescindibile rapporto. Ciò che conta, è che adesso squadra e tifosi siano uniti come ai bei tempi, quando si lottava insieme anche per evitare una retrocessione in C: sulle note dello splendido coro rivisitato dalla Curva B ed ormai colonna sonora di ogni gara, gli insulti a De Laurentiis si sono trasformati in un poetico memorandum (“Abbiamo un sogno nel cuore, vincere il tricolore!”), e nei momenti difficili, invece di mugugnare, si sostiene.

Dopo il gol di Ljajic, passato l’attimo di smarrimento, i 50mila hanno iniziato ad applaudire quasi come se la rete l’avesse segnata qualcuno vestito d’azzurro. E quando la squadra, come sentenziato dal mister, “se la faceva addosso”, il volume dei cori provenienti dalle Curve aumentava inesorabilmente, udibile fino a Posillipo: non mollate, siamo qua, siamo con voi.

Ed è per questo che un saggio leader come Pepe Reina, sin dalla vittoria dalla Juve, ha obbligato tutti i suoi compagni a salutare ogni settore dello stadio. Non è un trionfale giro di campo, come ha frainteso qualcuno; è un abbraccio, un congratularsi a vicenda, un modo per archiviare la battaglia appena vinta e raccogliere energie per la prossima. E’ il modo migliore per tener caldo e vigile il più forte giocatore schierabile a Fuorigrotta e non solo. Vedrete, a Bologna…

MIRKO CALEMME

(Diario As, Tuttonapoli)

 

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