IL PEGGIO DEL MERCATO

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ATALANTA – Ciò che raccoglie tanti encomi potrebbe avere invece un rovescio della medaglia inatteso. Marino ha trattenuto campionissimi come Schelotto e Peluso, ma è una sorta di blind-raise, per gli appassionati di poker. Potrebbe essere l’occasione per incassare il doppio il prossimo anno o l’attimo fuggente che va via: forse era il momento giusto per vendere, due calciatori appagati e con la testa altrove rischiano di essere solo un peso, e di perdere la loro quotazione stellare. Le prime uscite di campionato, purtroppo, sembrano dire proprio questo. 

 

BOLOGNA – Al contrario dell’Atalanta, ha ceduto Ramirez nel momento migliore, sostituendolo con un Gilardino in cerca di riscatto: se ritrova lo smalto dei bei tempi è il colpo del mercato. Ma nel corso dei due mesi c’è stata parecchia improvvisazione, e i tira e molla snervanti con i vari partenti (Mudingayi e lo stesso Ramirez su tutti) potrebbero aver destabilizzato un tantino lo spogliatoio. 

 

CAGLIARI – Senza entrare nei dettagli dell’annosa querelle-stadio, il problema serio è l’improvvisa epurazione di senatori decisa da Cellino. L’indecente benservito ad Agostini, il ridimensionamento di Cossu e Conti: una scelta che potrebbe  pagare ma che toglie una grossa fetta di tranquillità ad uno spogliatoio che è già di per sé tutt’altro che tranquillo. E provateci voi a farvi dirigere da un allenatore che, fin da quando è stato ri-assunto, è sempre rimasto ad un passo dal baratro…

 

CATANIA – In Sicilia invece l’impressione è che campioncini come Gomez e Barrientos non abbiano ancora detto tutto, giusto quindi trattenerli. Ma l’addio di Lo Monaco è un salto nel vuoto: è il momento per Pulvirenti di dimostrare che la forza del Catania era lui e non l’ad. Scommesse come Rolin e Castro saranno il termometro di questa dolorosa separazione.

 

CHIEVO – Ha cambiato poco, anzi pochissimo. Di Carlo si è detto soddisfatto del mercato, contento lui… Due ultratrentenni per rinforzare il reparto avanzato e zero alternative a Paloschi, che starà fuori a lungo. Cofie per Bradley non è propriamente un cambio alla pari, tutto da scoprire invece Papp, sostituto di Acerbi. E Andreolli? Fuori rosa è un delitto, in rosa può essere una zavorra. Un problema che andava gestito meglio e ora va risolto assolutamente. 

 

FIORENTINA – Mercato da otto che con Berbatov sarebbe stato da dieci. Invece è arrivato Toni, che non è il bulgaro ma non è neanche Borriello né Bendtner, fosse già soltanto per le 35 primavere sul groppone. Manca la punta centrale, che è un po’ come prendere un fucile e scordarsi i proiettili. Ma chissà, magari il fantasioso Montella imparerà ad usare quel fucile come oggetto contundente…

 

GENOA – L’incognita maggiore sono le motivazioni dei colpi di mercato: gente come Borriello e Vargas potrebbero aver già speso le fiches migliori della carriera. Resta da capire se alle spalle dei titolari ci sono alternative all’altezza: difficile da dire dopo un mercato funestato dalla disastrosa vicenda Preziosi-Lo Monaco. 

 

INTER – I peccati di Moratti nascono da lontano, quando avrebbe potuto incassare cento milioni cedendo calciatori che quest’anno sono andati via praticamente a zero. Un disastro contabile che ha portato al forte ridimensionamento di quest’anno: tanti acquisti “piccoli” che faranno bene solo se Stramaccioni si rivelerà un fenomeno. Tempo al tempo, ma se il presidente vince questa scommessa sarà un’impresa forse anche più bella del Triplete. 

 

JUVENTUS – Mercato quasi perfetto, specie se Asamoah saprà adattarsi ad esterno di sinistra. Il top-player in avanti è Giovinco, vedrete. Ma il pasticcio Berbatov, oltre ad essere parecchio esilarante, è anche una figuraccia colossale. Andrea Agnelli è riuscito nell’impossibile, rendere la Juve ancora più antipatica. Con cadute di stile che prima – quantomeno – erano scongiurate dall’eleganza dei suoi antenati. Roba che gli eredi della dinastia sembrano aver dimenticato in qualche aula universitaria di Oxford o di Londra. 

 

LAZIO – Petkovic è una bella intuizione, ma il mercato laziale lascia parecchio a desiderare. Acquisti pochi, ad

onor del vero sono state poche (e indolori) anche le cessioni, ma con un paio di innesti di valore (un mediano e un attaccante esterno, se non anche un altro difensore) quest’anno si lottava per il vertice. Un’occasione d’oro persa da Lotito. 

 

MILAN – Che dire, forse nell’emergenza seguente al caos Thiago-Ibra Galliani è riuscito ancora una volta a pescare bene: Zapata-De Jong-Pazzini è una dorsale di tutto rispetto, Acerbi e Bojan ottimi puntelli di prospettiva. Manca forse qualcosa in difesa, soprattutto a sinistra, ma almeno fino a gennaio si può arrangiare. Ma resta la figuraccia nella vicenda Thiago Silva e uno spogliatoio privo di tutte le principali linee guida. Che con un allenatore ai ferri corti con l’amministratore delegato rischia di trasformarsi in una polveriera. 

 

NAPOLI – Saremo noi gli incontentabili, ma nell’anno del ridimensionamento altrui si poteva fare lo sforzo decisivo per diventare i numeri uno. Bastava poco: un esterno di valore e un altro centrale affidabile, oltre a un vice-Inler che poteva anche essere a costo zero (Palombo). Eppure una lancia per De Laurentiis dobbiamo spezzarla: gli strombazzati soldi di Lavezzi non sono finiti nell’oblio, saranno un importante paracadute per i mancati introiti-Champions. E forse, se si arriva dal terzo posto in su, il prossimo anno Napoli può divertirsi sul serio. 

 

PALERMO – Sannino ha messo le mani avanti, ma ciò non gli scongiurerà un esonero che sembra già annunciato. Bisogna però dargli ragione: questo Palermo è stato costruito davvero male, con tanta, troppa improvvisazione. Attenzione, perché Zamparini sta tirando troppo la corda. Di questo passo si può rischiare anche la retrocessione. Sarebbe un delitto per la squadra che solo un paio di anni fa poteva vantare Pastore e Cavani. 

 

PARMA – Ghirardi sembrava essere partito benissimo a luglio, poi però si è un po’ perso. Il Parma di quest’anno è una bella incompiuta che potrebbe togliersi belle soddisfazioni come naufragare miseramente. Soprattutto l’attacco è tutto una scommessa: se Amauri è quello di Firenze e di Torino per il team di Donadoni non sarà per niente facile buttarla dentro. 

 

PESCARA – Dopo Zeman il nulla. Il Pescara non ha assimilato per niente bene gli importanti addii dei protagonisti della scorsa stagione: da Zeman a Verratti, da Insigne a Immobile. Una scommessa in panchina e poca esperiena in campo, con l’impietoso specchio delle prime due uscite di campionato: zero punti e sei gol subiti. Sarà veramente dura. 

 

ROMA – Bravi bravissimi. Mercato da applausi, soldi spesi tanti e forse anche troppi. La garanzia è Zeman, che però può anche essere un’arma a doppio taglio. Alcuni acquisti sono incognite assolute, e se floppano loro le alternative non sono poi così tante. Attenzione però, perché se Piris, Castan e Marquinhos sono bravi quanto dice il boemo la Roma è attrezzata anche per il Colpo Grosso. 

 

SAMPDORIA – Per Ferrara sei punti in due partite, ma fa bene il mister napoletano a predicare prudenza. La Samp non è per niente una corazzata e si vedrà col tempo, visto che alternative di valore ai titolari non ce ne sono molte. I tifosi blucerchiati si possono togliere qualche bella soddisfazione, a patto di non volare troppo con la fantasia: l’obiettivo resta la salvezza, quella e poco più. Un promemoria da conservarsi quando arriverà il freddo inverno. 

 

SIENA – Meno sei, e già questo basterebbe come handicap, a maggior ragione se ti chiami Siena e ti salvi a stento. Via la garanzia-Sannino, via diversi elementi cardine, il mercato non ha regalato grossi sussulti. A Cosmi si chiede un miracolo come quello sfumato al fotofinish la scorsa stagione con il Lecce, ma quest’anno sarà ancora più dura. 

 

TORINO – Le ali dell’entusiasmo spingono i granata più di qualsiasi colpo di mercato, ma Ventura ha di che lamentarsi. Servivano un attaccante ed un altro centrocampista, soprattutto l’attaccante. Sperando che gli Sgrigna e i Meggiorini possano tenere botta almeno fino a gennaio.

 

UDINESE – Tanto tirò che si spezzò la corda. Magari non retrocede, ma quest’anno l’Udinese di Pozzo farà bene a scordarsi gli ultimi campionati di vertice. Sarà una sofferenza, e a differenza degli altri anni bisognerà anche fare un bel bagno di umiltà. Certo, non può andarti sempre di lusso quando sostituisci gli Isla con i Badu e gli Asamoah con gli Allan…

 

IL PEGGIO DEL MERCATO

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Si fa presto a dire bravo. Tutti sanno che, in clima di recessione feroce almeno quanto l’afa, quest’ultimo mercato è stato invece freddo come le steppe siberiane. A fine sessione si riesce più ad applaudire che ad eccepire, e in molti si lasciano andare a facili entusiasmi e ad effimeri ottimismi. La “gamba tesa” però vuole e deve essere cattiva ad ogni costo, perciò qui di seguito passiamo ad elencare i probabili errori commessi dalle dirigenze delle squadre di A, una per una, nessuna esclusa. Anche gli organici più osannati hanno qualche pecca: abbiamo provato a scovarle, consci che comunque la vita offre sempre una seconda chance. Nel calcio si chiama mercato di riparazione, la seconda possibilità, peccato che talvolta non si riesca a sfruttare neanche quella. Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo di questo simpatico (ma anche no) giochino, ecco in rigoroso ordine alfabetico tutto il peggio del mercato estivo 2009/10:

ATALANTA – Un mercato sicuramente oculato con una grandissima incognita: Gregucci ha sempre allenato nelle serie inferiori senza mai eccellere, può essere la sorpresa ma il rischio che faccia un clamoroso flop è concreto. Manca un ragionatore di centrocampo a sostituire Cigarini, Barreto è un grande acquisto ma non ha il fosforo del Ciga. Panchina corta, soprattutto in difesa.

BARI – Rosa sconfinata a testimoniare un mercato raffazzonato, con giocatori comprati alla cieca senza cedere gli scarti, soprattutto a centrocampo. Più di un dubbio in difesa, un reparto che al contrario è ridotto all’osso. In avanti tante scommesse ma poche certezze. Certo, se Barreto e Meggiorini si confermano ai livelli della scorsa stagione…

BOLOGNA – Alla fine Mudingayi è rimasto al suo posto e potrebbe portare qualche problema nello spogliatoio. La sensazione è che, eccetto forse in porta dove Viviano è un colpaccio, i molti acquisti hanno innalzato di poco il tasso tecnico di una squadra che a maggio si è salvata a stento. E si sa, i miracoli è più facile farli che ripeterli.

CAGLIARI – Un immobilismo pressoché totale, pochi acquisti e neanche tanto di grido. Nenè ha sfondato in Portogallo, si ripeterà in Italia? Barone e Dessena sapranno sopperire al carisma e alla qualità di Fini? Appare difficile confermare l’exploit dello scorso anno e sinceramente se così fosse sarà bello non sentire più Cellino che fa il gradasso.

CATANIA – Non puoi lasciar andare a cuor leggero Stovini e se lo fai devi saperlo sostituire. Spolli e Augustyn sanno più di meteore che di sostituti affidabili; in mezzo Barrientos era già rotto, un investimento pericoloso. E dov’è la punta centrale?

CHIEVO – Le nozze coi fichi secchi, nel caso dei mussi neanche quelli. Mercato praticamente nullo sull’onda dell’entusiasmo dello scorso anno. Italiano è una perdita pesante, e nessuno a sostituirlo. Sarà lotta dura sul fondo della classifica.

FIORENTINA – Quest’anno Corvino il tesoretto se l’è tenuto stretto. Sono anni che deve arrivare un centrale difensivo e non arriva mai. Bene De Silvestri, acquisto di grande prospettiva, ma in mezzo peseranno gli addii di Kuzmanovic e Melo, che di fatto restano senza sostituti all’altezza. In avanti Castillo è un po’ poco come vice Gilardino e c’è il mistero Mutu che farà da ago della bilancia della stagione viola.

GENOA – Tanti, troppi acquisti, ma molti arrivano solo per far numero. Gasperini non potrà inventare per tutta la vita nuovi ruoli ai suoi giocatori. Non era difficile comprare un centrale vero e non Moretti ed Esposito, troppo simili a Bocchetti e Criscito. Inoltre è mancato il botto finale, Mancini poteva significare Champions’.

INTER – Davvero difficile trovare una falla. Il mercato ha regalato grandi colpi e sistemato la squadra in ogni reparto ma il progetto cantera risulterà parecchio rallentato. Balotelli e Santon troveranno meno spazio e con tanto bendiddio là davanti anche Arnautovic potrà fare solo la comparsa. A Mourinho l’ardua sentenza.

JUVENTUS – Centrocampo e attacco monstre ma qualche dilemma permane ancora sulla difesa. Perché prendere Grosso e tenersi sul groppone sia De Ceglie che Molinaro? Il dubbio più grande resta a destra, Zebina e Grygera onestamente non sembrano in grado di fornire il salto di qualità.

LAZIO – Il giochino dei dissidenti ha fatto solo danni e Ballardini avrà un bel da fare per affermare il suo credo tattico con una rosa non completissima. Partito De Silvestri non c’è nessuno al suo posto e la sensazione è che se non si ricompone la frattura con Pandev e Ledesma anche la loro sostituzione resterà un rebus.

LIVORNO – Un disastro. È andato via Diamanti, l’uomo più talentuoso, al suo posto Mozart, centrocampista d’ordine. Troppi centrali e pochi esterni difensivi, manca il cambio di passo anche in mediana. La speranza può essere Candreva, ma ci vorrà tanta fortuna e, soprattutto, tanta pazienza.

MILAN – Troppo facile. Onyewu non è Nesta e se il grande Sandro avrà bisogno di ricambio è possibile che si debba nuovamente ricorrere al matusa Favalli. Centrocampo poverissimo e un sudoku là davanti, con troppi galli nel pollaio. 

NAPOLI – Inutile rimarcare ciò che già si dice altrove, basta ricordare che sono volati dalla finestra cinquanta milioni per una squadra incompleta, con tanti esuberi invenduti e diversi ruoli scoperti. La ciliegina sulla torta, zero euro dalla campagna cessioni. Serve altro?

PALERMO – Carrozzieri sostituito da due mister X rumeni, la grana Simplicio irrisolta e nessun vice per due uomini chiave come Balzaretti e Liverani. Zenga vuole lo scudetto, con la concorrenza che c’è è già tanto se arriva l’Europa. 

PARMA – Tanti soldi spesi meriterebbero la Uefa, ma sarà un’impresa veramente ardua. C’è la folla lì davanti, Guidolin ha tante, forse troppe soluzioni, in ogni reparto. Riuscirà a gestirle tutte senza scontentare nessuno?

ROMA – Spariamo sulla croce rossa. Fa tenerezza il tentativo di restare a galla nonostante i debiti, la rosa è ancora decente ma le richieste di Spalletti non sono state esaudite. E attenzione, perché mister Luciano ha voglia di mollare tutto e senza il suo nocchiero la barca potrebbe affondare.

SAMPDORIA – Del Neri sarà contento, l’organico è sistemato in ogni reparto, l’arrivo di Pozzi gli ha regalato anche una punta di scorta extra-lusso. Potrebbero pesare gli addii di Dessena e Sammarco senza un’alternativa valida a Palombo e Tissone.

SIENA – Terzi per Portanova è uno scambio a perdere, due pedine fondamentali come Galloppa e Zuniga non sono state rimpiazzate per nulla. Un ottimo attacco, probabilmente però un po’ troppo numeroso. Vita dura per Giampaolo.

UDINESE – La casella cessione dice Quagliarella, quella acquisti dice Corradi. Basterebbe questo, ma possiamo aggiungerci tranquillamente il punto interrogativo su D’Agostino, il baricentro della squadra, che potrebbe essere demotivato dalla mancata partenza verso Torino o Madrid.

 

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