“Il dito contro”: Sarri, da “comandante” a comune impiegato

Quando ad arrivare a Fuorigrotta è la Juventus ancor prima di cominciare si sa che la partita non sarà mai come tutte le altre; e domenica sera la sfida contro la Vecchia Signora ha avuto per Napoli e per il Napoli un’ulteriore componente emotiva: il ritorno di Maurizio Sarri.

Il Napoli la partita l’ha vinta e il “dito contro” punta a Sarri perché ha perso al suo stesso gioco, quello della tattica: perfette le trame imbastite da Gattuso – il quale ha dimostrato di aver assimilato e fatta propria la lezione “sarrista” – come perfette sono state le prestazioni delle ex “avanguardie” del Comandante che hanno “palleggiato in faccia” ad una Juventus irriconoscibile,intontita.

I bianconeri sono apparsi come sotto un sortilegio, come se la squadra avesse assorbito il nervosismo – lecito, sotteso ma non palesato – del proprio mister.
Perché puntare il dito contro Sarri?
Per aver perso contro il Napoli che galleggia nella parte brutta della classifica? Per non aver strappato via i tre punti da Fuorigrotta dimostrando di essere riuscito ad imprimere il suo marchio su una squadra di campioni?

Non prendiamoci in giro, ragionevolmente la sconfitta di Napoli non minerà la macchina Juventus ma lo stesso non si può dire per Maurizio Sarri che agli occhi della tifoseria torinese non ha fatto proprio una bella figura. In questa sede ci esimiamo dall’esprimere quanto la sua credibilità come uomo sia crollata agli occhi dei tifosi azzurri quando ha scelto di firmare con Agnelli, rinnegando il passato e soprattutto se stesso.
Se dovevo perdere meglio che sia successo con il Napoli.

Queste le parole dell’allenatore toscano che hanno fatto imbufalire i tifosi juventini, ma ragionando possiamo dargli torto? Agli amici bianconeri il messaggio è di non appiccare fuoco ai forconi, le dichiarazioni di affetto per Napoli e il Napoli non sono altro che un modo per “ripulirsi” la faccia agli occhi di un pubblico che l’ha sommerso di fischi.

Che sia per amore o per odio calcistico poco conta, ci sono stati e la Juventus ha perso.

Le sue sono dichiarazioni di un uomo “debole”, nei cui occhi s’è intravisto un filo di malinconia davanti allo spettacolo imbastito dagli spalti al campo: perché la migliore accoglienza a Maurizio Sarri l’ha riservata la sua vecchia squadra, il Napoli ha vinto dominando sulla sua Juventus.

Vista la partita, vista la scelta fatta in estate, vista l’antica rivalità tra le due piazze Maurizio Sarri in nome della professionalità avrebbe dovuto evitare di dedicare anche solo due parole al suo passato. Rinnegandolo con lo stesso silenzio che ha coperto la sua storia d’amore con Napoli squadra e Napoli città.

Il “dito contro” di questa settimana è puntato alla debolezza dei sentimenti nel calcio moderno, non ci si può permettere di far parlare il cuore quando hai scelto con il cervello e con il portafogli.

Alla Juventus il motto è “vincere è l’unica cosa che conta” e Sarri dovrebbe assimilare quanto prima questa cosa: per arrivare ai trofei li non c’era bisogno di lui, ben che meno di una rivoluzione.

Alcune squadre, come alcune città del resto vivono col cuore mentre altre lo fanno in nome del cerebralismo assoluto. Ne approfittiamo per lanciare un ulteriore messaggio: a Napoli non si faccia l’errore di voler vestire Gattuso coi panni da Masaniello dismessi in fretta da Sarri.

A ciascuno il suo, c’è chi sceglie di vivere di cuore e pancia e chi con il cervello sempre in azione dentro e fuori dal campo.

L’ex “comandante” intransigente oggi è un comune impiegato e la sua scelta l’ha fatta: è passato dalla parte di chi vuole vincere e basta. Quindi non c’è spazio per i sentimenti, per i ricordi e la malinconia verso un popolo che il cuore lo mette in bella mostra; quello di essere coerenti è un vizio di chi vive appassionatamente e anche a Napoli le sue dichiarazioni intrise di volpina ipocrisia non sono piaciute e non piaceranno più.

 

 

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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