“Il dito contro”: la quarantena forzata della serie A

L’Italia è in emergenza e il calcio, specchio dalla notte dei tempi del sistema paese, non può non riflettere le condizioni schizofreniche in cui è crollata la nazione nelle ultime settimane.
È emergenza corona virus, ad essere colpito è prettamente il nord Italia e il campionato di serie A sta plasmando le proprie esigenze di ora in ora in base all’evolversi della situazione.
Rinviate molte partite la scorsa settimana, ciò che ha scatenato clamore assoluto è stata la decisione di rinviare il Derby di Italia.
Inizialmente per l’emergenza sanitaria, la partita si sarebbe dovuta disputare a porte chiuse ma la Juventus, nella persona del presidente Andrea Agnelli, si è mossa prontamente spingendo la Lega Calcio a rinviare la partita: impossibile giocare a porte chiuse, impossibile giocare una sfida talmente importante senza la propria tifoseria già pagante del biglietto.
Il destino di Juventus-Inter, ancora sospeso, ha generato tutta una serie di polemiche alle quali s’è agganciata: la stampa, il tifo organizzato, altre dirigenze, come quella del Napoli che ha chiesto il rinvio della sfida di coppa Italia con l’Inter.
Juventus-Inter si porta dietro strascichi del passato di calciopoli. Inevitabile la reazione della curva interista, la quale ha esposto striscioni con parole poco edificanti sotto la sede della Lega, poco ponderata quella del presidente Steven Zhang che nella serata di ieri si è scagliato contro Dal Pino definendolo “pagliaccio”, senza troppi giri di parole, per le scelte senza senso degli ultimi giorni.
Juventus-Inter non si gioca ma la sfida di coppa Italia con il Milan i bianconeri la disputeranno: è inevitabile chiedersi il perché siano stati adottati due pesi e due misure.
Il consueto “dito contro” di questa strana settimana di pallone, punta dritto all’indirizzo della Lega Calcio.
Non è possibile che uno dei campionati più competitivi di Europa versi in una tale condizione di abbandono, e ancora più assurdo è che vi sia il fantasma di decisioni prese soltanto quando il telefono squilla e a chiamare sono certi presidenti invece che altri.
È impossibile che ad oggi, questo campionato 2019-2020 risulti inevitabilmente falsato, con la Lazio in testa alla classifica non solo per meriti di organico e con squadre che si giocano la retrocessione senza scendere in campo quando le dirette concorrenti le loro partite le giocano.
“O scendono in campo tutti o non scende in campo nessuno” ha detto Gennaro Gattuso, allenatore del Napoli, e le parole del sanguigno Ringhio ci sembrano estremamente dirette e concrete: la Lega di serie A non può far finta di non vedere ciò che è chiaro a tutti, ovvero che in un campionato giocato da Roma in giù le cose potrebbero acquisire una piega quantomeno sinistra.
E non si tratta di voler fare a tutti costi della dietrologia: certe decisioni portano inevitabilmente a pensare a male. Quindi si punta il dito contro la Lega, chiedendo coerenza e dicendo basta fermamente ad una condizione in cui si perde “lo sfizio” di ciò che il pallone rappresenta: evasione, gioco sul campo, passione. Senza calcoli e senza retro pensieri, alla Lega si chiede il diritto di tornare a scrivere, a tifare, a parlare soltanto di calcio giocato.


