IL 4-5-1: UN MODULO DIFENSIVISTA D’ATTACCO

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La nostra rubrica tattica, oggi, si fossilizzerà su un modulo molto versatile e che nel tempo ha subito trasformazioni di rilievo, metamorfosi che lo hanno condizionato quasi nel DNA: il 4-5-1.Come sempre in questa rubrica, ricordiamo che ogni modulo calcistico vive di un’interpretazione soggettiva, ovvero chiunque può utilizzare, cambiare o interpretare un modulo a seconda delle proprie idee essendo una “scienza inesatta”.

La storia del 4-5-1. Questo modulo, in origine, era uno dei più usati nonché ritenuto quello più difensivo nel panorama calcistico. Questo era dovuto non solo al fatto strettamente numerico che, come si può intuire, presenta molta copertura tra difesa e centrocampo con un solo uomo d’attacco, ma anche al fatto che il calcio d’altri tempi era certamente più lento e manovriero di quello attuale che richiede tanta forza fisica e agilità.In origine, questo modulo presentava una difesa classica, ovvero quattro uomini di cui un libero staccato con tre uomini in marcatura; centrocampo formato da un uomo basso in stile playmaker e quattro compagni poco più avanti a formare una barriera di protezione. In questo modo, molte squadre riuscivano a creare l’essenza del gioco a “catenaccio” usato perlopiù in Italia.

Primi passi del modulo. Con il passare del tempo, però, il 4-5-1 ha iniziato a tralasciare la sua indole prettamente difensivista per adottare un’immagine di gioco completo e veloce (Fig. 2). La difesa a quattro non presenta più un libero staccato ma quattro uomini in linea con i due esterni pronti a spingere in sovrapposizione, centrocampo più mobile con i due esterni chiamati ad inserirsi centralmente in modo tale da lasciare libera la corsa ai terzini, centrali più portati a sorreggere la manovra. Unica analogia con il vecchio stile, resta il playmaker basso, costantemente piazzato sulla linea della trequarti campo con il compito d’impostare il gioco e favorirne i tempi di manovra.

Metamorfosi radicale e il primogenito 4-3-2-1. Passano gli anni, cambiano le idee e con loro il modo di giocare al calcio. Già dai primi anni ’90, il modulo tralascia definitivamente l’idea di estrema copertura per lanciarsi più verso la porta avversaria. La difesa non marca più a uomo ma a zona, il centrocampo vede l’avanzamento del regista al fianco dei due interni mentre le due ali spingono sempre verso il fondo tralasciando i compiti di copertura. Nonostante i vari cambiamenti c’è sempre un elemento imprescindibile per questo modulo: la punta centrale. L’attaccante, costretto a giocare da boa o punto di riferimento, dovrà possedere grande forza fisica in grado di sviluppare un gioco spalle alla porta. La sua idea non dovrà essere solo il gol, ma anche quello di aiutare la squadra a guadagnare campo mantenendo e difendendo il pallone. Tale gioco fu adottato dalla Norvegia fino al Mondiale di Usa’94 per poi essere ripescato e adeguato dal Liverpool di Rafa Benitez, vincitore della Champions League 2004/05 contro il Milan.In quella squadra, Gerrard fungeva da regista con Xabi Alonso e Riise al suo fianco, Kewell e Luis Garcia sulle due fasce mentre Cissè adottava il ruolo da unica punta.Altri allenatori, da questo modulo, ne hanno ricavato anche il 4-3-2-1. Praticamente, la differenza sostanziale sta nell’assenza dei due centrocampisti esterni, trasformati in due mezze punte di ruolo.

  

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