IL 2011 AZZURRO: RIASSUNTO DI UN ANNO INDIMENTICABILE
Da Milano a Villareal, passando per Manchester, Monaco di Baviera e per un San Paolo più volte ribollente di entusiasmo e passione. Non è il percorso di un immaginario bus circolare volante, ma il resoconto tutto d’un fiato del meraviglioso 2011 del Napoli. L’anno della grande ascesa, delle grandi emozioni, del ritorno nell’elite del grande calcio italiano ed internazionale, premio massimo ma al tempo stesso intermedio di una gestione, quella firmata De Laurentiis, che ha trovato in Mazzarri il tecnico sanguigno e passionale ideale per la piazza, ed in un gruppo di calciatori eccezionale, con i tre tenori Hamsik, Lavezzi e Cavani in testa, i campioni in grado di restituire alla città il grande calcio ed il grande amore per la maglia azzurra.
Il Napoli apre il film del suo 2011 con grande ottimismo: la classifica (secondo posto a meno tre dal Milan capolista) e la qualificazione raggiunta nel girone di Europa League sono il suggello ad un 2010 positivo. Il mercato dell’estate precedente ha portato in dote un nuovo grande bomber, Edinson Cavani, che con i suoi gol ha fatto dimenticare in un baleno le polemiche per la cessione alla Juventus di Quagliarella. Il nuovo anno si apre con la sconfitta della Befana con l’Inter di Leonardo. Tuttavia, è un episodio isolato: tre giorni dopo, un Cavani super stende la Juventus con una tripletta e lancia il Napoli ad un filotto da diciannove punti in otto gare che tengono gli azzurri a meno tre dal Milan alla vigilia dello scontro diretto di San Siro. Prima della gara col Milan, però, c’è da assorbire la delusione per l’eliminazione da Coppa Italia (l’Inter subisce per centoventi minuti e passa il turno al San Paolo solo ai rigori, prendendo il volo verso la vittoria finale del trofeo) e soprattutto Europa League. Ad eliminare gli azzurri dal’Europa ci pensa il Villareal, squadra dalla grande esperienza internazionale: lo 0-0 del San Paolo rimanda tutte le decisioni al ritorno del Madrigal, in programma quattro giorni prima del match-scudetto col Milan. Mazzarri rinuncia inizialmente a Cavani, va in vantaggio con Hamsik ma subisce poi il ritorno degli spagnoli, in rete con Rossi e Nilmar. Il palo nega a Cavani, entrato nella ripresa, il gol-qualificazione, e così è addio all’Europa League, seppure con la testa altissima (gli azzurri sono l’unica squadra italiana ad aver avuto accesso ai sedicesimi) e tra gli applausi di tifosi azzurri ed avversari spagnoli. Il 3-0 patito subito dopo a San Siro spegne ogni piccolo sogno scudetto: il Napoli paga la stanchezza del match di coppa e l’immaturità nel lottare per traguardi così ambiti. Il contraccolpo pare forte: lo 0-0 casalingo col Brescia e lo 0-1 all’intervallo di Parma-Napoli sembrano preannunciare tempi di crisi. Invece, il Napoli risorge: Hamsik, Lavezzi e Maggio firmano la rimonta sui gialloblu, e gli azzurri ricominciano a correre. Battono il Cagliari con un’altra doppietta di Cavani, poi vincono un match incredibile in casa con la Lazio (0-2 al sessantesimo, 2-2 al sessantaduesimo, 2-3 sei minuti dopo e 4-3 a fine gara) e sono corsari a Bologna, riportandosi di nuovo a meno tre dal Milan. Lo scudetto dell’utopia ritorna ad essere un sogno possibile, ma l’1-2 in casa con l’Udinese e la sconfitta di Palermo della settimana successiva ridimensionano un Napoli ancora acerbo per tenere testa al Milan. L’obiettivo vero è il terzo posto, l’ultimo utile per tornare in Champions League evitando l’enigmatica roulette russa del preliminare agostano. Il Napoli tergiversa un po’, ma taglia matematicamente il traguardo alla penultima, impattando 1-1 in casa con l’Inter. Il gol della qualificazione lo firma Zuniga, ma la festa è di tutta una città, che solennizza la squadra del cuore come negli anni d’oro e si riscopre innamorata pazza del vessillo azzurro tornato a garrire da protagonista dopo anni di avvilente distacco dal grande calcio. L’unico un po’ fuori dalla festa è Mazzarri, ai ferri corti con il patron De Laurentiis a causa di un malcelato interesse per la panchina della Juventus. Marotta sceglierà Conte, i due litiganti faranno la pace e il 2011/2012 del Napoli sarà ancora con l’uomo di San Vincenzo in panca.
Il mercato estivo saluta Sosa, Yebda, Cribari, Pazienza, Ruiz e Santacroce per accogliere Britos, Donadel, Dzemaili, Inler, Fernandez, Chavez, Fideleff e Pandev. Inler è il giocatore più atteso, Pandev è invece il colpo a sorpresa piazzato da Bigon negli ultimi giorni di mercato. Il sorteggio della prima Champions della storia pare morbido quanto un cazzotto nello stomaco. L’urna “dona” al Napoli il Bayern Monaco, il Villareal e il Manchester City, ovvero il meglio o il peggio, dipende dai punti di vista, delle tre fasce del sorteggio. Tutti, all’unanimità, definiscono il gruppo A come “il gruppo della morte”, e il Napoli viene indicato come vittima sacrificale. L’inizio è sfolgorante: il Cesena viene asfaltato per 3-1, poi tocca al Manchester City toccare con mano la consistenza degli azzurri. Il Napoli sfiora l’impresa, passa in vantaggio con Cavani e viene raggiunto solo da una perfida punizione di Kolarov. L’1-1 serve anche per darsi lo slancio giusto in campionato: il Napoli accoglie al San Paolo i campioni d’Italia del Milan con tre sberle d’autore, tutte firmate ancora Matador Cavani. La sconfitta col Chievo bestia nera e lo 0-0 interno con la Fiorentina sono l’antipasto (amarognolo) di un’altra sontuosa abbuffata: in tre giorni il Napoli abbatte Villareal (2-0 al San Paolo) ed Inter a domicilio (strepitoso 0-3 a firma di Campagnaro, Maggio ed Hamsik). Da lì in poi, un periodo di flessione: il doppio impegno comincia a farsi sentire, e il Napoli denuncia le prime difficoltà in campionato, specie contro le piccole squadre. Perde col Parma, pareggia col Cagliari, perde a Catania e pareggia a Bergamo, mettendoci in mezzo solo una vittoria, in casa con l’Udinese. In Champions, il Bayern si conferma per quel che è: un avversario nettamente superiore. Viene a imporre un grande calcio al San Paolo, pareggiando solo perché De Sanctis si esalta sul rigore di Gomez (1-1 il finale, con gol di Maggio), e vince in Baviera nonostante una gagliarda prestazione azzurra nel fantastico Allianz Arena (3-2, doppietta dell’argentino Fernandez). Le vere imprese sono dietro l’angolo, però: in campionato gli azzurri balbettano, ma in Champions danno il meglio e compiono il miracolo. Il Manchester City degli sceicchi scende al San Paolo e ne esce travolto: 2-1, doppietta di Cavani e qualificazione vicina. Il sogno diventa realtà al Madrigal, dieci mesi dopo l’eliminazione dall’Europa League. Il primo gol in azzurro di Inler e l’ennesimo di Hamsik sono il passepartout per una storica qualificazione agli ottavi, insperata ad agosto quanto meritata per quanto fatto vedere in campo. Il resto è storia vecchia di pochi giorni: l’amara sconfitta con la Roma, il sorteggio natalizio che porta in dono la sfida col Chelsea, l’acquisto di Vargas, giovane cileno che assicura meraviglie, e l’ultima gara dell’anno, un sontuoso 6-1 al Genoa dall’effetto rinfrancante e ricostituente, il medicinale perfetto per affacciarsi al 2012 con la giusta carica di ottimismo. Perché se il 2011 è stato indimenticabile, non si può non sperare che queste emozioni siano solo l’antipasto di un 2012 e di un futuro ancor più colorato d’azzurro. Il film, e la metafora cinematografica è di chiara ispirazione “presidenziale”, è solo all’inizio, e promette davvero molto bene…
