I DANNI DI DANI

Il bello è che stavolta c’ha pure ragione. E vabbè, una volta tanto può pure capitare, ma serve a poco se nella vita hai fatto solo casini. È la triste storia di Pablo Daniel Osvaldo, che si prepara all’ennesimo benservito dopo l’ennesima bravata, ultima di una serie incalcolabile. Ok, l’azione di Icardi è folle nel suo narcisismo con i paraocchi, ma tutto ciò che accade dopo non è certo da meno. Osvaldo dà di matto e prova ad aggredire il giovane compagno, “salvato” solo dal provvido intervento di Fredy Guarìn, che per poco non si becca un cazzottone pure lui. Poi Mancini prova a dargli indicazioni, ma lui risponde per le rime e dopo va via negli spogliatoi senza salutare nessuno. Maurito ha ammesso di averla combinata grossa, Pablo probabilmente non se lo sogna neppure: la differenza sta tutta lì.

 

Non ci fosse stato Guarìn staremmo parlando di un deja-vu. A Roma Osvaldo si incazza di brutto con Lamela, che non gli aveva passato la palla. La leggenda narra di uno sganassone negli spogliatoi, frattura in un rapporto che con i romanisti si è incrinato a più riprese. Come quando scippò il rigore ad un allibito Totti, poi lo tirò e lo sbagliò; oppure come quando c’era il derby e lui, squalificato, preferì twittare da Londra mentre beveva birra piuttosto che guardarsi la partita in tribuna. L’apice in giallorosso lo tocca nell’ultima partita, la maledetta finale di Coppa Italia contro la Lazio, quando twitta (ancora!) alla dinamite contro Andreazzoli, perdendo in un colpo solo allenatore, contratto e Nazionale. Si sa, i social nelle mani sbagliate fanno più danni della grandine. Molto meno “social” è stato il passaggio alla Juve, con tanto di esultanza provocatoria contro i romanisti (ancora!) dopo il gol nello scontro diretto. Quello con la Juve è stato il primo intermezzo – non indimenticabile, va detto – dell’avventura più burrascosa di tutte, quella con il Southampton. Maledetto il giorno che t’ho comprato, avranno pensato gli inglesi: espulsione e lunga squalifica all’esordio, prestazioni da schiaffi, la rissa (ancora!) con Josè Fonte. Un peso morto, al punto che i Saints l’hanno regalato all’Inter in prestito con riscatto ridicolo. Giusto per levarselo dalle scatole, insomma.

 

All’Inter le cose sembravano andare per il verso giusto. Prestazioni scintillanti, la Nazionale ritrovata, i gol e i colpi più spettacolari del suo repertorio, che è vastissimo e di qualità sopraffina. Poi l’ennesima crisi e l’ennesima bravata. Forse l’ultima, perché dopo Mancini il credito nei confronti di “Dani” sembra essere esaurito. È un vero peccato, perché ‘sto benedetto ragazzo ha i colpi del fuoriclasse, il fiuto del centravanti e il carisma della rockstar. Forse a 28 anni ormai è troppo tardi, ma Osvaldo poteva essere un uomo copertina e un campione, ha scelto di fare solo l’uomo copertina, e per i motivi più sbagliati, come tanti prima e dopo di lui. Anche perché di George Best ne nasce uno ogni milione di anni, e per avere il suo stile non bastano un toupet, una chitarra e un po’ di barba.

 ANTONIO PAPA

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