Il ‘Graffio’ di Corbo: “Napoli, si può ancora parlare di calcio?”

Seguo con attenzione il Graffio. Credo che rifletta nella varietà delle opinioni un quadro interessante di quanto venga percepito dal pubblico. I tifosi chiedono con ansia il nome dei giocatori in arrivo, leggono invece che la notizia più importante è respingere offerte faraoniche. Ci sono davvero?
C’è molta confusione. Non solo delusione. Nell’articolo scritto per Repubblica ho provato a parlare di calcio, sul piano tecnico. Si dimentica o non si conosce come Sarri schiera la difesa. Qui si gioca tutto. Se davvero il Napoli impara a difendersi (senza farsi ingannare dal cambio di direzione degli avversari) e ad amministrare gli spazi scalando in velocità, può davvero cambiare qualcosa. Ma occorre molto, molto lavoro.

Visita al cantiere Napoli. La prima impressione è deludente: c’è buio e disordine. Si leggono tonnellate di nomi, sono invece arrivati Reina e Valdifiori, forse li raggiunge Allan. I fuochi di artificio di Aurelio De Laurentiis attraverso una stravagante strategia di informare e nascondere rischia di peggiorare il quadro, almeno come lo percepiscono i tifosi. Se si esce dal fantamercato, si può finalmente ragione di calcio. Meglio se la società parla chiaro con i tifosi.
La premessa è cruda: 1) il Napoli ha giocatori bravi ma non quotati, perché ha saputo trasformare risultati modesti in pessimi nel giudizio finale; 2) anche Higuain ha fatto di tutto per salire sulla croce sbagliando l’impossibile nei momenti fatali, e nessuno lo cerca; 3) la società come tutte le italiane è fuori dal giro dei top-player, 4) appena De Laurentiis punta un giocatore mediocre, i prezzi vanno alle stelle, ricorderete la lunga e inutile rincorsa a Darmian.
Se la premessa è questa, il Napoli deve ripartire da una analisi lucida della scorsa stagione. Senza il disincanto di Benitez, con migliori stili di vita e più intensità nelle gare facili, davvero il Napoli era da quinto posto a 24 punti dalla Juve? Senza il disturbo di Quillon con la valigetta da affarista a poche ore dalla semifinale poteva mai fallire la qualificazione alla finale di Europa League?
Se ha puntato su un operoso artigiano della panchina, e non più sul manager di un calcio industriale, il Napoli deve credere in Sarri fino in fondo.
Quindi: il Napoli non svenda i suoi e non compri mezze figure supervalutate. L’esame dei risultati dice abbastanza. L’attacco, se rivitalizzato nel morale, può solo può ripetere i 70 gol. Basta che ritrovino la voglia di calcio Higuain e Callejon, la posizione giusta Hamisik, la concorrenza Mertens e Insigne con Gabbiadini jolly.
Il problema è altrove. La voragine voragine. In difesa. Ed è qui che deve realizzarsi lo scatto di qualità da Benitez a Sarri. La difesa era schierata male e protetta peggio. Sembrava Alice nel paese delle meraviglie. Deve essere più moderna: amministrare gli spazi, pronta a scalare e scattare. Gli avversari li perdeva. Fuori Albiol quindi, con ferie pagate a Formentera o Ibiza. Dentro un difensore tignoso e rapido sul breve. Può essere recuperato Koulibaly, se disciplinato. Con la copertura del centrocampo a tre, basta ridurre il passivo da 54 gol (una frana) a 38. Perché 38? Sono quelli che hanno portato la Lazio e non il Napoli in Champions.

(Antonio Corbo, La Repubblica Napoli)

Translate »