Il ‘Graffio’ di Corbo: “Ciao Dino, il Napoli e Maradona ti devono molto”

Interessante il dibattito, mi inserisco solo per una notizia e un ricordo. Il Napoli ha accusato la ditta che cura i lavori per il concerto del 3 luglio allo stadio. Con la malagrazia degli arroganti ha già dennaggiato il campo, legittimando quindi le preoccupazioni del Napoli. Dedico poi un ricordo a Dino Celentano, dirigente esemplare del Napoli negli anni ’80. A lui in gran parte si deve l’arrivo di Maradona. I funerali nella chiesa di via Orazio a Napoli, lunedì 19 giugno, ore 14.

Ventotto giugno. Anche la data rende omaggio a Dino Celentano. Nel giorno della sua morte c’è la storia di una vita. In quel giovedì di trentuno anni fa in Spagna, 28 maggio 1984, ribaltò i destini del Napoli con il coraggio, la fede, la dolcezza di chi nel calcio sa ancora sognare. Il Barcellona si riunì nell’albergo dell’ispido vicepresidente Juan Gaspar, il 5 stelle Princesa Sofia, per dire a Ferlaino, a Juliano, al dirigente Celentano e al mondo che non avrebbe mai ceduto Maradona. Ferlaino arrivato in aereo privato aveva atteso la decisione in un bar di fronte all’albergo. Il suo vestito scuro cucito da Saraceni era lucido di sudore, la faccia bianca come la camicia, un uomo distrutto. Nada mas, non c’è più niente da fare. Juliano cercava al telefono Suarez e Boskov, erano in ferie, uno sulla spiaggia atlantica di La Coruna, l’altro nel sud della Spagna, in Almeria. S’informava su Santillana del Real Madrid, voleva sottrarlo al Barcellona, un dispetto e niente più; ma anche sul messicano Sanchez, pronto a giorcare per la Coppa di Lega a Valladolid. Nel giorno più malinconico della missione spagnola, il no brutale del Barcellona dopo oltre un mese di trattative. Ventotto giugno, è un gigante Dino Celentano. Non molla. Convince Ferlaino a ripartire, erano le tre del mattino. . Sembrava impossibile, ma sabato 30 Dino e Antonio Juliano sono sequestrati e portati a 50 km dalla città catalana per trattare in una “quinta”, una casa di campagna, fino alle 20.50. Quando avvertono Ferlaino a Milano. “Corri, è nostro>. Ferlaino vola da Linate a firmare con Enrico Isasia, lo stilista, altro dirigente che con Celentano sosteneva il Napoli, sempre pronto l’assegno in bianco. Il 5 luglio a bordo della sua barca, al largo di Capri, Dino presentò a Ferlaino e agli altri consiglieri il più grande calciatore nel mondo. Imprenditore di successo, tra i primi ad importare dall’oriente, proprietario dell’albergo di charme “Saraceno” sulla costiera amalfitana se n’è andato ieri, a 74 anni. Un’esperienza anche con l’Ischia. La sua vita insegna che il calcio regala sogni a chi lo ama davvero. Senza profitto, e nel silenzio anonimo dei grandi. Ciao Dino, amico mio, amico di tutti noi.

(Antonio Corbo, La Repubblica Napoli)

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