Il ‘Graffio’ di Corbo: “Benitez, il contratto è di rigore”

Alla partita che forse gli restituisce un futuro italiano Benitez si avvicina con lo stile dell’allenatore europeo, la dignità di chi nasconde i suoi tormenti, l’astuzia di chi copre di misteri la sua mossa segreta. Qual è stata? Finge nell’attesa della sfida di mettere Hamsik in dubbio, in realtà non l’avrebbe mai escluso. Emarginarlo sarebbe stato brutale come falciarne la carriera. La mossa è un’altra: infilare De Guzman a sinistra al posto di Mertens. Si è omai iscritto Benitez al partito degli scettici su Mertens e dei nostalgici di Insigne, considera anche lui il belga un po’ involuto e magari risolutivo solo nella fase finale. De Guzman, ha pensato il professore di Liverpool, può coprire a sinistra e sostenere i due mediani, scelti anche questi tra i più dotati e meno tecnici. Gargano e David Lopez, quindi. Sulle prime, Liechtstein guadagna campo, ma non farà danni e siarrenderà ad un infortunio nella ripresa, sostituito con Padoin.
Si dirà che la Juve ha capito tutto e subito, puntando sulla sinistra del Napoli perché lì ne ha intravisto l’anello. Pura accademia nell’analisi di pronto uso. La verità è diversa. Senza l’errore di Albiol sarebbe ben diverso l’avvio, ed è di Albiol l’errore, perché è lui che vede l’azione in tutta la prospettiva, non Koulibaly che affronta solo di lato Tevez. Il pasticcio difensivo dà alla Juve il vantaggio ma non il dominio del gioco, perché il Napoli riemerge con la guida di Hamsik, per un’ora mai così lucido, abbastanza infido per impensierire la Juve, non solo per il palo. Peccato che si spegnerà, meritando la sostituzione. La sua vocazione offensiva riduce il disturbo a Pirlo, ma questa non è la partita di Pirlo, né si cura Higuain di staccarsi in pressing sul designer juventino.
Gira a vuoto la temuta chiave tattica della Juve nel primo tempo: la superiorità tecnica e numerica dei suoi centrocampisti. Il disordinato Vidal si preoccupa di contenere, con buona interdizione sulla sua fascia destra. E il mistico Pogba, occhi al cielo, sembra dialogare con le nuvole. Evanescente almeno quanto Llorente, più polemico che utile sino alle battute finali. L’opacità del centrocampo juventino produce un doppio guasto: una spiccata vitalità del Napoli e la drastica decisione di Allegri, che esclude l’imbronciato Pirlo, troppo riflessivo in campo, per elevare la velocità. Si accorge che gli avversarsi sono in sovraritmo con mediani grezzi ma più freschi nei contrasti.
La scossa di Allegri sistema meglio il centrocampo, con Marchisio che nel ruolo di Pirlo mostra intelligenza dinamica, ma non impedisce l’immediato pareggio di Higuain, con assist di De Guzman, proprio lui, l’uomo in più. Benitez dopo il lampo del suo “puntero triste”, argentino depresso ma stavolta reattivo, acuisce l’attacco con Mertens al posto di Hamsik fino ai supplementari, accolti con una bomba d’acqua da chi riscorsa quelli dell’11 agosto 2012 a Pechino, il 4-2 per la Juve con il Napoli in 9, sconfitto e un po’ deriso per lo spione inviato nella tenebrosa vigilia sulle piste dei campioni. Era un altro Napoli. Resiste fino in fondo. Perché Pogba dà la corda al piccolo Tevez che culla come una bambola Koulibaly e sorprende Rafael, al contrario di Higuain e Callejon che incrociano Buffon, prima di piegare anche lui. Le squadre si costruiscono cominciando dal portiere. Ma per il pari conta chi ha classe e cuore. Tevez di certo, ma da ieri c’è anche Higuain. È la luce nuova che si leva dal Golfo Persico.

(Antonio Corbo, La Repubblica Napoli)

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