Gigi e Andrea e le imprese della Marchigiana
Un anno dopo ‘L’allenatore nel pallone’, ‘Mezzo destro mezzo sinistro'(1985) prende ancora in giro il calcio raccontando l’esilarante storia di una scalcagnata squadra. E delle gesta nobili dei suoi pezzi da novanta, l’ex campione Margheritoni e il suo fido compagno Cesarini
Nemmeno il tempo di godersi il successo clamoroso di L’allenatore nel pallone che nel 1985 Sergio Martino decide di dedicarsi nuovamente al calcio, ancora in chiave comica. Nella sua mente c’è sempre Oronzo Canà, lo strampalato ancorché fortunello mister della Longobarda, il quale dovrebbe intervenire a campionato in corso per salvare le sorti di un altro club di provincia al debutto nel massimo campionato. L’idea, brillante e originale, avrebbe dato al grande schermo una sorta di spin off, se non addirittura di sequel, del primo film. Tuttavia, per motivi mai del tutto chiariti, Lino Banfi rifiuta di partecipare al progetto, sicché ne viene fuori un’opera meno conosciuta (forse) ma non meno divertente al punto da divenire anch’essa un piccolo cult. Un film che riecheggia qualche tema del suo illustre ed esilarante predecessore, prendendo comunque una piega ben differente. Al suo interno però ci sono loro, Gigi Sammarchi e Andrea Roncato. Prima prendevano in giro Canà facendogli credere di avere le mani in pasta in Brasile e arrivare dritti ai grandi campioni verdeoro. Ora invece tocca a loro farsi dileggiare. In campo, come giocatori. Giocatori attempati e sul viale del tramonto, degni solo di un team scalcagnato. Eccoli, Mezzo destro e mezzo sinistro – 2 calciatori senza pallone. Appunto ….
DALL’AMERICA SENZA FURORE – Andrea Margheritoni, 30 e passa anni, è una mezzala sinistra andata a spendere negli States gli ultimi gettoni di una carriera un tempo sfolgorante e ora senza gloria. Ma le sue giornate tipo da calciatore della NASL le spende con le sue amanti. Per esempio quella di un arbitro, dalla quale va dopo essersi fatto espellere a bella posta. Preso alle strette, è costretto a tornare in Italia sperando di trovare qualche squadra disposta a ingaggiarlo. In vacanza a Riccione ritrova casualmente il suo vecchio amico Gigi Cesarini, mezzala destra, tra i protagonisti della promozione in Serie A della debuttante Marchigiana. Andrea fiuta fin da subito la possibilità di poter giocare nella squadra picentina. Un salvataggio in mare, finito con un suo malore, gli dà la possibilità di conoscere l’avaro e ignorante presidente Beccaceci, nonché la sua vulcanica e svampita consorte Mirtilla, proprietaria del nuovo sponsor del club ‘Pollo Ruspante’. Beccaceci vuole salvarsi, non importa come, e difatti mette mano a una campagna acquisti sparagnina con il colpo di coda di due stranieri: il brasiliano Gonçales, più concentrato sulle clausole dei contratti che non sul campo, e l’effeminato danese (nomen omen) Kekkonen. Ma Mirtilla s’è invaghita (“Perché non prendiamo Margheritoni …?”) e convince il suo uomo, benché riluttante, ad acquistarlo a poco prezzo. Durante il ritiro precampionato emergono i grandi limiti di Gianvincenzo Coligno, l’allenatore-filosofo che dirige le sedute a ritmo di sinfonie classiche, regala ai suoi giocatori romanzi, si affida a computer e floppy disc malfunzionanti e si lascia andare a divagazioni etico-morali per spiegare il calcio.
I RITIRI E CARLO VACCA – La stagione di Margheritoni parte ad handicap. Alla prima di campionato contro il Verona Campione d’Italia vede Mirtilla (che lo ha già sedotto) nel gialloblu Silvano Fontolan e sviene prima del fischio d’inizio. Andrea resta fuori squadra per riprendersi, guardato a vista da Mirtilla e inviso da Beccaceci. Ma si riscatta in una difficile partita contro la Fiorentina, terminata con uno score di ventidue angoli a uno per i Viola: sull’unico corner della Marchigiana fa goal di sedere …. Tuttavia la stagione è negativa: Coligno è troppo filosofico per la salvezza, i calciatori non sono carichi, anche Cesarini si perde nel caos. Alla fine del girone d’andata la Marchigiana è ultima. Coligno viene esonerato e al suo posto arriva lo spagnolo Juan Carlos Fulgencio, un irriducibile sergente di ferro per il quale il calcio è dettato dal motto “O victoria o muerte!”. Con lui le cose cambiano: gioco maschio e grintoso, ritiro in convento prima di ogni partita e tutti in branda presto. La Marchigiana prende coraggio dopo un pareggio a Napoli, eppure il nuovo metodo non va giù al farfallone Margheritoni. Il suo amico Cesarini, perfettamente integrato nella rosa, gli consiglia di non ribellarsi alle ferree regole del nuovo allenatore, ma Andrea non è lui se non va a caccia di donne nel cuore della notte. Convince così l’amico Gigi a evadere dal convento per andare in paese a ballare. Vengono però beccati prima dai cani da guardia, poi dallo stesso Fulgencio che li punisce mandandoli entrambi in panchina contro l’Atalanta. E lì emerge la figura di Carlo Vacca, giovane della Primavera aitante e muscoloso che segna goal a valanga guadagnandosi presto il ruolo da titolare e le attenzioni delle big. Per tornare in pista, Gigi e Andrea decidono di spompare il nuovo astro del calcio facendo entrare in camera sua l’eccitata Mirtilla. Il giochetto non riesce: è lei, anzi, a subire l’impeto virile e irrefrenabile dell’attaccante. Che continua a giocare e segnare, consentendo alla Marchigiana di sperare nella permanenza in Serie A.
GLORIA IN GERMANIA! – Per Beccaceci arriva puntuale un’altra ‘scocciatura’: la Mitropa Cup (ve la ricordate? Bei tempi …). La Marchigiana deve andarci da vincitrice della B, e il presidente ha paura che Vacca possa farsi male compromettendo così l’obiettivo in campionato. Fulgencio però è furbo: Vacca non giocherà, a Francoforte tutti aspetteranno la grande star internazionale Margheritoni. E infatti gli emigranti sono tutti per lui. Andrea non conosce regole, vorrebbe evadere dal ritiro nuovamente e andare a un ritrovo di italiani, soprattutto per la presenza della dolce e distinta giornalista Daniela. Riesce a fuggire, nonostante le raccomandazioni del fido Gigi. Insieme agli altri un po’ alticci, Andrea discute e litiga con un gruppo di tedeschi provocando una rissa. Tutti, compreso Gigi e Fulgencio, scappano prima dell’arrivo della polizia, ma l’aver evaso la clausura in albergo costa a Margheritoni un’altra panchina. Alla fine del primo tempo l’Eintracht Francoforte vince 1-0. Il mister mette mano alla mossa: ordina a Vacca di buttarsi giù al primo contrasto. Quando ciò accade, ecco Andrea in campo a vagare senza costrutto come al solito, inutile alle sorti della squadra. Nel momento in cui uno dei tedeschi della sera prima torna a prenderlo in giro, ecco che l’ex campione (per modo di dire) si trasforma come per magia. Diventa l’eroe della serata, l’hombre del partido, il trascinatore della Marchigiana la quale, grazie a una sua clamorosa doppietta, batte i crucchi. Peccato che, tanto per cambiare, Margheritoni non resista all’ebbrezza del trionfo e all’emotività dell’eroismo: sviene per l’emozione. Ma con la certezza che forse può nascere qualcosa con Daniela (“… porta un’amica anche per Gigi…”).
SI RIDE LO STESSO – Mezzo destro mezzo sinistro ha avuto sicuramente meno popolarità rispetto a L’allenatore nel pallone, specie in quanto a passaggi televisivi. Ciò non toglie che in tanti oggi lo abbiano in memoria tra i film comici dedicati alla palla-al-piede. Per il tema, intanto, simile a quello della pellicola con Banfi: una squadra povera e con pochi mezzi, composta da giocatori senza arte né parte, lotta contro i grandi club per guadagnarsi il suo piccolo scudetto, la salvezza. Ma la presenza al suo interno, appunto, di calciatori bizzarri, sedicenti campioni divenuti schiappe, vere parodie dei più affermati pezzi da novanta, non può che rendere grottesco il contorno. E quindi divertente, comico, stimolante alla risata. Fanno ridere i profili dei personaggi, tanto puramente casuali quanto verosimili. Il Margheritoni belloccio, sempre appresso alle donne, asso nell’inseguire pollastre e bidone sul tappeto verde, è esistito tante volte nel calcio. E’ un broccaccio, un fallito che però, nel momento più delicato di una partita, riesce a cavarsela e Dio solo sa come. Il suo compare Cesarini vorrebbe essere più serio, cerca di impegnarsi per la squadra, ma alla fine diventa complice delle scappatelle del suo amico. Esilarante è il personaggio di Mirtilla (Milena Vukotic), non solo per la sua simpatica ninfomania, quanto per la vuotezza che la caratterizza. La stessa vuotezza che invece non sembra avere Daniela (Isabel Russinova), l’unica capace di fare davvero breccia nel cuore di Margheritoni. E di Beccaceci, ne vogliamo parlare? Il collerico presidente (il compianto Silvio Spaccesi, grande doppiatore) non è altro che la trasposizione filmica di Costantino Rozzi, mitico e storico boss dell’Ascoli: marchigiano verace, cocciuto, pronto ad accontentarsi di semplici salvezze. Per non parlare degli allenatori, realistici anche loro. Coligno (Gianni Ciardo) è la raffigurazione del mister alternativo, poco attento agli schemi e molto alla mente, sognatore, buonista. Il suo obiettivo è quello di tirare fuori gli attributi dei calciatori attraverso la filosofia e la cultura, i ritiri punitivi non servono. Il cognome Coligno, del resto, somiglia molto a quello di Manlio Scopigno, il tecnico pater familias Campione d’Italia col Cagliari nel ’70. Fulgencio (un divertentissimo Leo Gullotta) invece è l’opposto: un misto tra Helenio Herrera e certi allenatori sudamericani. Un precettore del calcio come battaglia, lotta all’ultimo sangue, carattere, grinta. Di allenatori così ci sono sempre stati, e tuttora ce ne sono in giro (specie in Italia), e nell’epoca in cui non esisteva il tiki-taka a loro ancora non toccava subire critiche eccessive. Eppure, quando la squadra è in convento, egli stesso non resiste ai piaceri della carne accogliendo nella sua cella una donna del posto e vivendo momenti di intimità. Realistici sono infine Gonçales e Kekkonen. Di quest’ultimo occorre parlare in maniera sensibile. Nella realtà la figura del calciatore gay è sempre esistita e qui viene chiaramente trattata con ironia, ma è chiaro che oggi si discute sul tema in modo molto più serio, percependo talvolta il dramma vissuto da alcuni calciatori quasi impauriti nel fare outing, laddove invece non dovrebbero avere vergogna nell’ammettere la loro omosessualità. Il personaggio dell’ala destra brasiliana, invece, è molto più rilassante, e la sua attenzione maniacale ai soldi e al contratto (“Esto no esta contemplao in mio contratto” è la sua espressione più ricorrente) è tipica di molti campionissimi viziati di oggi. Forse è per la sua attualità che Mezzo destro mezzo sinistro continua a essere visto e a suscitare simpatie. Anche se non batterà mai Canà e compagnia.

