GIALLO E ROSSO, MA NON SOLO: LA BANDIERA SPAGNOLA

Nel Napoli più iberico della storia, scopriamo le curiosità, gli aneddoti, i modus vivendi della cultura spagnola

¡Hola!
Alzi la mano chi, appassionato di Spagna e di tutto quanto sia spagnolo, non esita a rimembrare di questo bellissimo Paese uno dei suoi elementi più tipici. Ossia, la bandiera. La ‘rojigualda’, ‘rosso-oro’, come la chiamano comunemente gli iberici. Una bandiera carica di storia, parimenti a quella di tante altre Nazioni al mondo. Nondimeno chi associa la Spagna al giallo-rosso dimentica forse un particolare, anche questo simile a ogni popolo. Nel corso dei secoli la ‘bandera’ ha assunto aspetti diversi, anche a livello cromatico, da quello conosciuto attualmente e universalmente. E adesso ve lo raccontiamo.

GRAZIE A CARLO III – A parte le prime presenze di stendardi nella Penisola iberica, risalenti alla colonizzazione romana, all’epoca dei Visigoti e all’invasione degli arabi, i primi vagiti di una bandiera spagnola vera e propria si hanno nella prima metà del ‘500, allorquando cominciò a diffondersi l’utilizzo di un vessillo recante la Croce rossa di Borgogna su campo bianco. Tale uso fu conseguenza soprattutto del matrimonio tra la regina Giovanna, detta ‘la Pazza’, e l’arciduca d’Austria Filippo, detto ‘il Bello’, dato che la madre di questi era appunto la duchessa Maria di Borgogna. Questo vessillo, comparso poi durante le innumerevoli guerre combattute in quei decenni dall’esercito spagnolo, sarebbe stato bandiera nazionale fino al 1793 e dell’Impero fino al 1898. La Croce apparve sempre su campo bianco, tranne che nel periodo di Filippo II (1556-1598), durante il quale spuntò per la prima volta il giallo. La svolta giunse con l’avvento dei Borbone nel XVIII secolo: per differenziare il vessillo spagnolo da quello degli altri domini della casata (compreso il Regno di Napoli), Carlo III (sì, proprio quello dell’omonima piazza partenopea …) indisse un concorso per decidere l’insegna per la Marina Militare e quella della Marina Mercantile. La spuntarono i modelli proposti da Antonio Valdés y Fernández Bazán, Ministro della stessa Marina: per le navi mercantili un vessillo formato da tre bande larghe azzurre e due strette rosse, disposte orizzontalmente, per quelle da guerra un modello identico a quello attuale, con uno stemma recante i simboli dei regni storici di Castilla e León contornati dalle insegne reali. Questa bandiera cominciò a diventare parte integrante del popolo spagnolo a partire soprattutto dalla ribellione contro l’invasione napoleonica del 1808, e venne definitivamente dichiarata ufficiale nel 1843.

TRICOLORI E AQUILE – E così rimase per quasi un secolo, tranne che nel periodo della Prima Repubblica (1873-75), allorquando venne eliminata dallo scudo la corona. Nei decenni successivi, però, travolta dai grandi cambiamenti economico-sociali che attecchirono anche in Spagna dall’Europa, la monarchia dovette cedere nuovamente il posto a un regime repubblicano, primo grande esempio di democrazia reale nella terra dei tori. E così nel 1931 anche la bandiera cambiò: ecco lo storico tricolore ‘rojo-amarilla-morado’, ‘rosso-giallo-viola’, con un nuovo stemma recante anche gli scudetti di Aragona e Navarra. Perché il viola? Un omaggio alla fierezza del popolo castigliano, poiché il viola campeggia sulla storica alabarda castigliana, ma anche al colore dell’animale simbolo di León (il leone, appunto). Giallo e rosso, invece, comparivano negli stemmi aragonese e navarro. E’ la bandiera che ancora oggi viene impugnata con orgoglio da chi oggi rivorrebbe quella Repubblica, quella forma di governo carica di speranze ma purtroppo spazzata via dalla Guerra Civile e dal sanguinario Regime franchista. Il quale restaurò il giallo-rosso e le insegne monarchiche e, a sinistra nella banda centrale, inserì il nuovo stemma: un’aquila reale nera contornata da un fascio recante il motto “Una, Grande, Libre”. La bandiera del Caudillo sopravvisse anche alla ‘Transición Democrática’, finché nel 1981 fu definitivamente abolita e sostituita dal modello attuale.

GIORNI NOSTRI – Oggi, dunque, compare lo stemma iberico contrassegnato dagli scudetti dei quattro regni storici; con, al pieno centro, il giglio borbonico. E sono ancora presenti gli altri simboli, emblemi della storia spagnola e della sua potenza secolare. Il motto ‘plus ultra’ (più oltre’, in latino) rappresenta le conquiste ultramarine della Spagna ai tempi dei grandi Re Cattolici. Ad affiancare lo scudo due colonne: ossia, le mitologiche Colonne d’Ercole, poste sullo stretto di Gibilterra, passaggio tra il vecchio continente e l’Atlantico, tra l’Europa e il resto del mondo sconosciuto per secoli. Eccola, la bandiera spagnola. Quella bandiera che, talvolta identificata con la monarchia e con il deprecabile Franco, qualcuno vorrebbe bandire. Quella bandiera che però, benché evocante ricordi non sempre positivi, fa parte dell’immaginario collettivo del popolo che rappresenta. Ed è anche con essa che questo popolo si fa identificare nel mondo. Certo, sarebbe forse un peccato cancellarla.

¡Hasta la próxima!

Translate »