FISCHI PER FIASCHI
Quando sei alla canna del gas e la crisi è lì ad un passo può succedere anche che sbrocchi di brutto. Può accadere che scendano in campo e si lancino in una rissa perfino dirigenti di una certa importanza, che dovrebbero avere un aplomb e un’eleganza in controtendenza rispetto ad un tipico mercatino rionale. Invece è bastato un fischio dagli spalti per trasformare Udinese-Lazio in una caciara pazzesca, che tra l’altro è costata tantissimo ai biancocelesti in termini di squalifiche. Come se poi fosse tutta colpa loro.
In effetti non fa per niente onore a Tare e ad alcuni calciatori ciò che hanno combinato in campo, e poiché sono fatti che si definiscono da soli non staremo a rimarcare cadute di stile e motivazioni recondite alla base. Forse sarebbe più il caso di stigmatizzare ciò che è meno palese, ovvero il comportamento inqualificabile di Pereyra e di tutta l’Udinese. Ok, magari il fischio “malandrino” non l’hanno sentito, ma non ci raccontino che non hanno visto i laziali fermi in campo, che stavano già togliendosi le maglie per andar via. E l’esultanza poi, quella squallida ostentazione di felicità di fronte ad avversari appena derubati. Va bene che in palio c’era tantissimo e che quella rete era assolutamente ininfluente ai fini del risultato, ma probabilmente sarebbe bastato chiedere scusa per evitare il patatrac. Anche perché l’imbecille che ha fischiato dagli spalti (bello scherzo, complimenti) non lo beccherai mai.
Un fatto è certo: la Lazio ha sbagliato a prendersela tanto perché la partita l’avrebbe persa comunque (meritatamente); l’Udinese ha sbagliato a segnare un gol inutile e a non scusarsi dopo, magari con quelle scene un po’ stucchevoli ma assai diplomatiche tipo quando regali un gol a chi l’ha appena subito e tutti a casa. Nella sceneggiata di ieri non ha vinto nessuno, indipendentemente da chi porta a casa i tre punti e chi si qualifica in Champions. Ci sono valori che contano più di un risultato, può insegnarlo un qualunque dilettante in un qualsiasi torneo di periferia. Ci si aspetta sempre che quel modello perfetto di gestione aziendale che è l’Udinese insegni anche a rispettare certe dinamiche di sportività: beh, si può dire che da Domenica sera questa squadretta simpatia ci sta anch’essa un po’ antipatica.
