E SE FOSSE UN NAPOLI “CAMALEONTICO”?

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Cambiare modulo tattico in un assetto di squadra ben collaudato non è che sia il massimo della vita, ma dipende tutto dagli interpreti. Il Napoli ha i protagonisti giusti per adottare altri schemi. L’abbiamo notato con i nostri occhi: le cosiddette “piccole” del campionato vengono al San Paolo arroccandosi in difesa cercando di strappare almeno un pareggio. E se colpiscono in occasioni fortuite riescono anche a fare goal. Ed è lì che avviene il difficile per la troupe di mister Mazzarri. Oggettivamente la squadra va in difficoltà quando incontra un trequartista bravo a inserirsi tra le linee oppure l’avversario adotta un centrocampo folto in modo tale da avere superiorità in mediana. Come accaduto contro il Bologna. Avere i paraocchi non serve, se bisogna pensare partita dopo partita è giusto anche pensare avversario dopo avversario e cercare di trovare strategie tattiche coerenti con il tipo di match che si va ad affrontare. Con questo tipo di compagini potrebbe compensare un gioco votato alla tecnica, magari una giocata di fantasia utile a scardinare il muro reciso dall’avversario. Oppure, dulcis in fundo, giocare con un uomo in più lì nel mezzo in modo tale da non soffrire le ripartenze. Il Napoli soffre la costruzione del gioco e lo si vede. E la difesa a tre cosi cara al mago di San Vincenzo? Partire a quattro dietro e attuare modifiche in corso d’opera vorrebbe dire maggiore equilibrio. Non basta fare prestazioni superlative solo con le “grandi”, è con le “piccole” che si guadagnano punti importanti.

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