Corbo: “Stavolta la tattica di Doha non ha funzionato”

COME per la Supercoppa a Doha, il Napoli ha colpevolmente atteso la fine per aggredire la Juve di nuovo in fuga. Perde un’ora. La furbizia, quel giocare sottoritmo per raggrupparsi nella metà campo, la libertà concessa a Pirlo e Caceres: scelte stonate nella notte del San Paolo dedicata a Pino Daniele.
I RISULTATI danno a Juve e Napoli un copione. e un ordine. Conta solo vincere. Perché i campioni hanno l’ennesima opportunità per una fuga, staccando la Roma di tre punti. Al Napoli mostrano un terzo posto in solitudine: se è ancora tonico e ambizioso come a Doha e Cesena, può tentare? Ne deriva una chiave tattica scontata nel primo tempo ed oltre: Allegri lancia i suoi all’assalto, Benitez si compiace di una squadra ampia e tozza, raccolta nella sua metà campo, con qualche blitz da spavento. Gli equilibri sono consolidati da una infelice scelta di ritmo: la Juve lo impone basso, vuole e ottiene il dominio del gioco, il Napoli si adegua rallentando e contraendosi.
È proprio sul ritmo l’errore del Napoli. Sdraiarsi nella sua zona è comodo, ma ha un prezzo: ecco, lo spazio di cui gode Pirlo, signore del centrocampo. Si muove troppo spesso a palla scoperta. Nei contrasti semmai è lui che va duro, evitando anche una giusta ammonizione, ma Pirlo non gode solo della benevolenza dell’arbitro Tagliavento, del disinteresse di Hamsik e Higuain che dovrebbero chiudere la fonte di gioco juventina con un pressing a uomo, anche degli opinionisti di Sky. Com’è facile blandire i più forti, com’è difficile rinunciare al potere di un microfono, e la Juve chiude il primo tempo in vantaggio grazie alla vivacità di Tevez che crea un mulinello al limite dell’area, di Maggio che trascura Pogba per avvicinarsi invano al crocchio intorno all’argentino, di Callejon che non scala e rinuncia alla marcatura, ma osserva ammirato la bella girata del torello francese per un elegante diagonale.
Ma c’è anche altro da correggere per Benitez, visto il primo tempo. Non può tollerare che Caceres vada su e giù sulla corsia sinistra, mai contrastato nella zona alta da De Guzman, in quella bassa Britos è troppo distante per intervenire con efficacia. Non può gradire l’iniziale flemma di Higuain né la discontinua presenza di Hamsik (di nuovo sostituito, giusto) con nella zona più vicina ai due mediani, Lopez e Gargano, incontristi accorati, ma chieder loro di costruire anche l’azione quasi fossero i sosia di Pirlo è troppo. Al regista juventino Allegri chiede cose semplici ma non facili: puntare due lame ai fianchi del Napoli, lanciare quindi quel Caceres sempre solo che avanza sulla sua destra e Pogba che sulla sinistra impatta spesso su Maggio. Il Napoli ha un tornaconto dallo squilibrio: Callejon trova un rettangolo libero giocando da esterno destro alto, con Evra che si smarrisce nel caos delle sue poche idee. Evra lascia gli stessi spazi e vantaggi di Vidal, quelli che portano De Guzman ad accentrarsi quasi sempre, alla ricerca della conclusione fatale, ma quasi sempre per un’ora ed oltre ne approfitta Caceres. Sempre lui. Segnerà anche il raddoppio, in un più che sospetto fuorigioco, non contestato dal Napoli.
Il Napoli della ripresa è tuttavia diverso. Vuole discutere le sue ragioni prima di arrendersi. Guadagna campo, ribatte, aggredisce. Nell’ultima mezz’ora si infila in mille rivoli scuotere al Juve, strapparle coesione e certezze. Mertenz, primo cambio, per Hamsik contribuisce subito al momentaneo pareggio di Britos, e dà la scossa giusta. Gabbiadini fa altrettanto, suona anche lui la sirena, emergenza quindi per la Juve affrontata da un cambio di modulo. Lichtsteiner su Mertens ed Evra su Gabbiadini nelle zone esterne, in una sorta di 5-3-2. Tanto per diffondere altri veleni c’è un’autorete di Caceres su palla vagante sfuggita a Buffon. In uno stadio senza tifosi juventini, prevale nettamente il gruppo di chi attribuisce un errore a Buffon e non la carica di Koulibaly al portiere della Nazionale. Un volo di Zapata in area riaccende le polemiche. Sarà pure di conforto discutere sull’ostilità dell’arbitro, nella scia di Bigon espulso, ecco uno che sa far rispettare il Napoli dagli arbitri. Più utile capire perché il Napoli ha gettato il primo tempo, perché Higuain e Hamsik si sono defilati, forse illanguiditi dalle struggenti note di Pino Daniele, tra le poche cose da ricordare volentieri a Napoli.

(Antonio Corbo, La Repubblica Napoli)

Translate »