Corbo: “Per la testa di Milik i destini del Napoli”

Passano per la testa di Milik i destini europei del Napoli. Un giorno o l’altro sarà finalmente dimenticato Higuain. Al suo posto c’è un giovane di 22 anni diverso dal bomber dei record, molto diverso, ma con un futuro immenso se a quell’età riesce a fermarsi in volo, colpire morbido mentre si lascia cadere, indovinare una traiettoria curva, corta, debole. Ha la grazia di un tratto di matita. Il secondo gol lancia nel girone B di Champions il Napoli, restituito al grande calcio.
Stucchevole è stata la retorica nel presentare Sarri come l’acerbo debuttante. Il sapiente artigiano porta la sua solenne umiltà, accreditato da una scalata lunga e sofferta in un quarto di secolo. Peccato che non sia creativo nei cambi. Il gioco è però patrimonio del Napoli. Consente di affrontare anche i campioni dell’Ucraina, 27 titoli in bacheca, senza complessi per tutto il primo tempo. Il gol di Garmash, favorito da un equivoco tra Albiol e Hysaj, è il colpo di frusta che scuote. Comincia così la reazione del Napoli penalizzato dall’incerto contributo di un pesante Allan, di Jorginho spesso contrastato nella costruzione dall’attaccante Moraes, di Hamsik che ritrova l’estro nella ripresa solo quando si accorge dell’imminente sostituzione. Reazione che è concreta nei brani di gioco ormai mandati: l’ormai famosa catena di sinistra. In allegria trotta quindi Mertens assistito da Ghoulam, quando il difensore può liberarsi dal difficle duello con l’esterno destro Iermalenko, solido biondone, la vera stella della Dinamo. Sull’altro versante si esibisce poi Callejon, scattante e lucido nella posizione più avanzata di quest’anno. Antunes, il difensore con quel barbone pensoso da predicatore, può solo osservarlo. E pregare.
La Dinamo spreca il vantaggio perché perde la chiave tattica che aveva trovato: domina finché mantiene alto il ritmo, ma i suoi hanno struttura pesante. Le buone idee hanno un limite nelle qualità migliori del Napoli. Si infrangono contro l’agilità degli esterni e l’affidabilità della coppia centrale: Albiol è efficace nella sobrietà , Koulibaly svetta con la fulminea rapidità dei recuperi. Poteva essere ancora più netto il divario: se solo Jorginho avesse sbagliato meno passaggi, se Hamsik fosse davvero un mediano completo, cioè pronto a inserirsi come dimostra il gol al Palermo, ma anche vigile e determinato nell’interdizione. Peccato. Malinconica la scena: esce mollando la fascia di capitano a Reina. Ha sua faccia più nera della cresta e degli sconfinati tatuaggi. L’inserimento di Zielinski più che giusto sembra tardivo.
In superiorità numerica per l’espulsione di Sydorschuz, impacciato e goffo, ammonito prima per un fallaccio poi per simulazione, era prevedibile un finale più autoritario. Le sostituzioni di Sarri sono quelle previste. Non danno accelerazioni significative. Cambia poco anche l’ingresso del biondo finto Insigne. Un’altra testa decide la prima serata di Champions: è quella del gigante Milik.

(Antonio Corbo, La Repubblica Napoli)
Translate »