Corbo: “Il Napoli sbanda a destra, serve Rog?”
Meritano rispetto la logica e la quarta sconfitta, così scabrosa da non concedere altro spazio alle polemiche. Si fermi il presidente con i suoi comunicati ecumenici tra calcio e politica, rifletta Reina che con il tweet di Verona si espose nel rispondere ad Aurelio De Laurentiis in nome e per conto della la squadra schierata in foto, basta far gli offesi se si perde male a Madrid e peggio ieri. Ritrovi la serenità anche Sarri spiegando magari a se stesso perché soccombe alle alchimie tattiche di Gasperini. Il Napoli è nel mezzo di un ciclo terribile: basta livori e messaggi criptati, nessuno può vincere con artifici, scatti d’ira, obliqui silenzi. Basta Piedigrotta.
Vince Gasperini non a caso quarto a 3 punti da Sarri. Presenta una squadra di insospettabile freschezza dopo la lunga cavalcata che ebbe inizio proprio con la vittoria sul Napoli il 2 ottobre a Bergamo. Non fa catenaccio ma semina sulla trequarti una serie di lucchetti. Blocca all’inizio i costruttori di gioco. Kurtic contro Diawara, Conti su Hamsik, Freuler su Zielinski. Il Napoli subisce due volte: non ha Koulibaly, che sa avviare l’azione scavalcando il centrocampo, ed è 20-30 metri dietro rispetto al suo consueto pressing alto. Sarebbe un vantaggio, se fosse più tonico per rubare palla e ripartire negli spazi profondi. Affanna invece, si potrebbe anche pensare all’opaco febbraio di un anno fa. L’Atalanta invece si difende bene, pronta nei contrasti, ha un esterno che manda in crisi la fascia destra del Napoli. Quella che evapora subito. Callejon interessato al record di presenze piuttosto che cercare profondità e gol è un pendolo triste fra Masiello e Spinazzola che sullo slancio travolge anche Hysaj. Svanisce pure Zielinski su quel versante. Chi pensa a Rog fa peccato? Puòt reagire il Napoli con la sua catena di sinistra, ma Hamsik vive nel dubbio, difendere o attaccare, neanche lui lo sa bene; Insigne nel primo tempo si moltiplica, impreciso ma molto generoso contro il tosto Toloi, non lancia segnali Mertens, confermato nell’attacco superleggero. Una decisione corretta ma non fortunata: perché il terreno pesante non si addice ad un virtuoso scattista. Né lo agevola la bene organizzata difesa dell’Atalanta: manda in gol proprio il suo centrale Caldara, in una azione ormai classica. Il Napoli prende gol sempre da qualche avversario libero. Ancora Caldara, scambiando sulla destra con l’inarrestabile Spinazzola raddoppia nella ripresa. Da rilevare: quando? Secondo gol ad un Napoli in superiorità numerica, espulso Kessie.
Qui manca la capacità di imporre una razionale supremazia. Come gettare via le carte e affondare nello sconforto: il Napoli che fa del gioco la sua migliore risorsa si affida ora al caso. Ritira Hamsik, più esperto e non certo peggiore di Zielinski, per infilare la quarta punta, Milik. Subito dopo Pavoletti, al posto di Insigne. Ma il Napoli che deve i bagliori della stagione ai suoi giganteschi nani d’attacco quale meccanismo conosce ed innesta per servire le due torri? Tocca a Sarri studiare i dissesti e alla Juve esaminare martedì in Coppa Italia le soluzioni che l’allenatore avrà trovato


