Corbo:” Napoli con giocatori stanchi, ma il mercato non ha sopperito”

In tre partite due sconfitte, un pareggio, appena un gol. La sintesi è questa. Crudele, perché eccessiva nella severità. Ingrata, perché al Napoli toccava in più. Ma credibile, perché qualcosa nel Napoli sta cambiando. Higuain si consegna agli avversari, mansueto. Callejon non ha più lo scatto per scalare su Bonaventura, e vietare il pareggio. Hamsik alterna estro e sofferenza. Allan sgobba, ma prima nascondeva la fatica anche a se stesso. Anche Sarri ha perso la sua serenità. Nell’articolo appena scritto per Repubblica Napoli, e che volentieri giro agli amici del Graffio, troverete un cenno al mercato. Mi se,mbra una doverosa spiegazione di quanto accade. Bisogna capire che Sarri ed i giocatori hanno dato e daranno tanto. Persino troppo.

L’effetto Juve guida anche il Milan. Il cupo tatticismo di Allegri non si è esaurito nella sfida scudetto di Torino. Non solo fu sconfitto il Napoli che correva e creava di più, è stato diffuso un messaggio in codice, astruso come un paradosso. Questo: basta non farlo giocare per vincere o non perdere. Mihajlovic dice di non aver visto quella partita, avendo preferito un film di James Bond, un’adorabile bugia per coprire tutti i segreti che covava nel viaggio verso Fuorigrotta.
Come la Juve, Milan detta il tema tattico. Esaspera il 4-4-2 degli attuali campioni in un più tenace 4-5-1. Perché dietro Bacca, che girava da un polo all’altro come una valigia persa, è Niang a trovare una posizione strategia. Prima fa velo sul temutissimo Jorginho per impedire la costruzione al mediano rivelazione dell’anno, ma Niang raddoppia anche sulle zone esterne, dove Callejon si mostra subito appannato, sia nelle conclusioni nebulose, sia quando stanco favorisce il pari del Milan. Non scala su Bonaventura, lo guarda: Bonaventura è purtroppo solo per il Napoli, sorpreso in una sbandata difensiva che ricorda gli errori fatali della scorsa stagione. Qui Sarri capisce che il Napoli non è più quello che aveva rifondato: era irresistibile.
I tentativi di surgelare la partita hanno un limite anche nel disegno di Mihajlovic, appena il Milan sottovaluta i triangoli del Napoli nel versante sinistro. Una fabbrica di idee accelerata dal tempo che passa e dall’ansia di Ghoulam, Hamsik, Insigne: hanno poco spazio come a Torino, forse anche meno, ma la febbre del primato li trascina in un mulinello vorticoso, in una pressione insopportabile per la verticale opposta. Honda, Kucka e Abate che in un salto dissennato offre un tacco alla perfida sassata di Insigne.
C’è un cambio di scena nella ripresa. Se all’inizio il Milan è stretto e ben coeso, con Montolivo che blocca le linee di collegamento; se Alex e Zapata incatenano Higuain; se per un’ora il ritmo è stato basso, il Napoli avverte l’urgenza di una reazione. Sarri deve studiare qualcosa, ripensa alla solita mossa, escludere Callejon per inserire Mertens in parallelo con Insigne. Tutto il Napoli deve però accelerare e lo fa schiacciando il Milan, non certo esausto, ancora tosto, da non perdere l’attimo per ripartire.
Il primato dura solo cinque minuti. E Sarri non non ci sta. Non ha la flemma né il fatalismo di Allegri, si scalda, protesta, si fa espellere e lancia sul tavolo tutte le ultime. Ritira lo stremato Allan per slegare anche il malinconico Gabbiadini: quarta punta in attesa di El Kaddouri. Sembra un frammento di sogno, l’ultima speranza, un urlo che rimane in gola. Si fa presto a dire: la corsa scudetto continua, ma gli impegni si accumulano, c’è il Villareal che sollecita una impresa per rimanere per l’Europa League. Dove finisce Napoli-Milan comincia il rimorso: sono stati lasciare passare due mercati. Un esterno ed un mediano, due ricambi di qualità, non avrebbero portato il Napoli alla fase cruciale con Callejon, Allan e Hamsik affannati, fari che danno ora luci appena appena fioche. Ma non è finita, Napoli ci crede ancora.

ANTONIO CORBO

REPUBBLICA

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